GIURISPRUDENZA

Dichiarazione d’intento falsa: chi paga l’IVA?

La Cassazione chiarisce quando il venditore rischia il recupero dell’IVA e perché la dichiarazione d’intento non basta a dimostrare la buona fede

Una dichiarazione d’intento regolarmente presentata non mette automaticamente al riparo il fornitore dalle contestazioni fiscali. Se l’acquirente si qualifica falsamente come esportatore abituale, anche il venditore può essere chiamato a versare l’IVA non applicata, qualora fosse a conoscenza della frode o avrebbe potuto riconoscerla adottando le normali cautele professionali. È quanto emerge dall’ordinanza n. 26019 del 1° ottobre 2026, con cui la Corte di cassazione interviene sulla responsabilità del cedente nelle operazioni effettuate in regime di non imponibilità IVA ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera c), del Dpr n. 633/1972.

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