Diritto

Vincite da poker in casinò esteri: prelievo in Italia illegittimo

Il prelievo sulle vincite da poker avvenuto in casinò esteri da giocatori italiani è contrario alle norme europee
Il prelievo sulle vincite da poker avvenuto in casinò esteri da giocatori italiani è contrario alle norme europee

“Il prelievo sulle vincite da poker avvenuto in casinò esteri da giocatori italiani è contrario alle norme europee”. È quanto ha affermato la Sezione I della CTP di Teramo, con la sentenza n. 131/01/14 dell’11 aprile 2014, secondo cui – se tali proventi fossero tassati – verrebbe a crearsi una discriminazione tra le vincite ottenute presso una casa da gioco estera, in cui le vincite dovrebbero considerarsi “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67 TUIR e le vincite in una casa da gioco italiana, in cui l’unico prelievo consiste nel versamento dell’imposta su spettacoli ed intrattenimenti.

IL FATTO
Il caso trae origine dalla notifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di alcuni avvisi di accertamento con i quali si contestava ad un contribuente la violazione dell’art. 67, comma l, lettera d) del TUIR. Tale norma prevede che “le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzate per il pubblico e i premi derivanti da prove di abilità o della sorte (…)” costituiscono redditi diversi da sottoporre a tassazione ex art. 69.

Il contribuente impugnava tali avvisi di accertamento dinanzi alla CTP di Teramo, facendo rilevare che se un cittadino straniero o italiano vinceva presso i casinò italiani, subiva una ritenuta alla fonte da tale ente e non doveva dichiarare nulla nè nel paese di origine nè in Italia, mentre il cittadino italiano che vinceva in uno stato estero, pur essendo soggetto nel paese ove aveva vinto a ritenute alla fonte, doveva assoggettare nuovamente a tassazione la vincita. Ne chiedeva, di conseguenza, l’annullamento sulla base di una giurisprudenza di Commissione Tributaria ormai univoca.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva invece la legittimità del proprio operato. L’ufficio, infatti, riteneva che lo Stato italiano, innanzi ad un settore non armonizzato come quello dei giochi d’azzardo, disponeva della potestà, di regolare con un regime di tassazione le vincite conseguite da propri cittadini in case da gioco autorizzate site in altri Paesi membri, tale da essere corrispondente al regime di tassazione cui vanno soggetti i cittadini del Paese e di altri Paesi membri e non, per le vincite conseguite nelle case da gioco autorizzate site in Italia.
In merito alla disparità di trattamento, in relazione alla tassazione delle vincite effettuate presso i casinò italiani rispetto a quelle estere, l’ufficio sottolineava come la nonna dell’art. 30 D.P.R. n. 600 del 1973, prevedeva che tali vincite corrisposte dallo Stato e dai sostituti d’imposta individuati dall’art. 23 del medesimo D.P.R. n. 600/73, dovevano essere assoggettate a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, e tale adempimento esauriva gli obblighi dichiarativi in capo al contribuente. Solo per le vincite corrisposte dalle case da gioco autorizzate la ritenuta è compresa nell’imposta sugli spettacoli di cui all’art. 3 del D.P.R. n. 640/1972. Pertanto, siccome nel caso di specie, le vincite non erano state corrisposte da un sostituto d’imposta italiano, il percettore era tenuto ad assolvere agli obblighi dichiarativi indicando i redditi nel modello UNICO e per l’effetto procedere ad autoliquidare l’imposta.

LA DECISIONE DELLA CTP DI TERAMO
La CTP di Teramo accoglie il ricorso del contribuente. Per la Corte territoriale, infatti, l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate concretizzerebbe una violazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione dei cittadini comunitari. Nel caso Lindman di cui alla sentenza C-42/02 del 13 novembre 2003, ripreso dalla CTP per fondare il proprio convincimento, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato il principio in base al quale, l’art. 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea si oppone alla normativa di uno Stato membro secondo la quale le vincite provenienti da giochi d’azzardo organizzati in altri Stati membri sono considerate come un reddito del vincitore assoggettabile ad imposta sul reddito, mentre le vincite provenienti da giochi d’azzardo organizzati nello Stato membro di cui trattasi non sono imponibili, come accade in Italia per il disposto dell’art. 3 D.P.R. n. 600/72.

Nella sentenza Lindman, in particolare, la Corte di Giustizia ha sostenuto, conformemente al principio di neutralità fiscale, che uno Stato membro non può applicare al vincitore di un gioco d’azzardo lecitamente organizzato in un altro Stato membro un trattamento meno favorevole rispetto a quello di cui beneficia un vincitore che ha partecipato a un gioco organizzato nel primo Stato (sentenza 13.09.03, causa C-42/02, Lindman, punto 19).

l principi enucleati nella sentenza Lindman devono essere raccordati con quanto ha sempre sostenuto la Corte di Giustizia Europea, in relazione alla competenza degli Stati membri nell’esercizio del potere di imposizione diretta, per cui se è vero che la materia delle imposte dirette rientra nelle competenze di questi, tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario, con astensione da qualsiasi discriminazione, palese o dissimulata, basata sulla cittadinanza (sentenza 16.07.1998, causa C-264/96, ICI; sentenza 29.04.1999, causa 311/97, Royal Bank of Scotland). Inoltre La Corte di Giustizia Europea proprio nella sentenza Commissione/Italia, 13.02.03, C-131/01 ha ribadito come l’art. 49 del Trattato vieta non solo qualsiasi discriminazione, basata sulla cittadinanza, di un prestatore di servizi Stabilito in altro Stato membro, ma anche qualsiasi restrizione e qualsiasi ostacolo alla prestazione di servizi, anche qualora esse si applichino indistintamente ai prestatori nazionali e a quelli stabiliti in altri Stati membri. Ribadendo in più occasioni che l’organizzazione del gioco d’azzardo, legittimante organizzato, rientra nell’ambito delle prestazioni di servizi ai sensi dell’art. 50 CE (sentenza 21.10.1999, causa C-124/97, Zcnatti; sentenza 13.09.03, causa C-42/02, Lindman).

La Corte, comunque, avendo riscontrato che la disciplina dei giochi d’azzardo rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri divergenze considerevoli legati a fattori di ordine morale, religioso e culturale ed in assenza di armonizzazione comunitaria della materia, ha ritenuto che spetta ad ogni singolo Stato membro valutare, in tali settori, alla luce della propria scala di valori, le esigenze che la tutela di tali interessi implica, per cui agli Stati membri viene riconosciuta la facoltà di fissare gli obiettivi della loro politica in materia di giochi d’azzardo ed, eventualmente, di definire con precisione il livello di protezione perseguito.
Tuttavia le restrizioni che essi impongono devono soddisfare le condizioni che risultano dalla giurisprudenza della Corte per quanto riguarda la loro proporzionalità.

Pertanto il regime fiscale, cosi come applicato nel caso di specie, con tassazione, nei confronti dei cittadini residenti proporzionale e progressiva delle vincite conseguite in case da gioco autorizzate site in altri Stati membri, costituisce per i cittadini italiani restrizione implicante ostacolo, non giustificato da ragioni di interesse pubblico se non quelle d’incrementare la pretesa fiscale.

Quanto precede – continua la sentenza – non esclude che lo Stato italiano, innanzi ad un settore non armonizzato, possa disporre della potestà di fissare gli obiettivi di politica in materia dì giochi d’azzardo e, eventualmente, di definire con precisione il livello di protezione perseguito, tuttavia le restrizioni imposte debbono soddisfare le condizioni per quanto riguarda la loro proporzionalità (sentenza 6.03.2007, cause riunite C-338/04, C-359/04 e C-360/04, Placanica, punto 48).

In definitiva, la CTP accoglie il ricorso del contribuente.

CTP Teramo – Sentenza N. 131/01/2014

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