Fisco

Verifiche fiscali: procedure e modalità operative

Verifiche fiscali: procedure e modalità operative
Nell’esecuzione dell’accesso occorre seguire procedure e rispettare regole che sono indispensabili affinché tutto l’operato dei verificatori sia legittimo e non si presti a contestazioni di carattere formale

Nell’esecuzione dell’accesso occorre seguire procedure e rispettare regole che sono indispensabili affinché tutto l’operato dei verificatori sia legittimo e non si presti a contestazioni di carattere formale.

Per inquadrare le varie modalità da seguire per effettuare gli accessi, occorre partire dalla classificazione degli stessi, in quanto, al seconda del tipo di intervento cambiano anche le procedure da seguire.

A tale proposito, l’art. 52, D.P.R. n. 633/1972 distingue tre tipologie di accesso:

  • quello eseguito presso i locali ove viene esercitata l’attività imprenditoriale/professionale: in tal caso è necessario il rilascio dell’autorizzazione del capo dell’ufficio;
  • quello presso i locali ad uso promiscuo (ovvero utilizzati sia per l’esercizio dell’attività commerciale o professionale sia come abitazione): è subordinato al rilascio dell’autorizzazione del Procuratore della Repubblica;
  • quello presso l’abitazione del contribuente: necessita del rilascio dell’autorizzazione del Procuratore della Repubblica la quale, a sua volta, può essere emessa solo in presenza di gravi indizi di evasione.

ACCESSO PRESSO I LOCALI DELL’IMPRESA O LO STUDIO PROFESSIONALE

Il primo caso è quello dell’accesso presso i locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali.

È però necessario che i verificatori siano muniti di apposita autorizzazione (preventiva), indicante lo scopo dell’accesso, rilasciata dal capo dell’ufficio.

Va anche sottolineato che gli accessi non sono effettuati solo da personale dell’Agenzia delle Entrate, ma anche da militari della Guardia di Finanza.

In tal caso, si pone il problema se anche per loro, sia necessaria l’autorizzazione.

Leggendo la norma e seguendo un orientamento della giurisprudenza di legittimità (si veda, tra le ultime, Cass. 12 maggio 2011, n. 10390) sembrerebbe di no.

Però, la stessa Guardia di Finanza segue la prassi di munirsi di apposita autorizzazione del capo ufficio (in tal senso si esprime anche la circolare della Guardia di Finanza n. 1/2008).

Inoltre, la norma, al contrario di quanto previsto per gli esercenti arti e professioni, non dice nulla in merito alla necessaria presenza dell’imprenditore per gli accessi presso i locali ove vengono esercitate attività commerciali o agricole.

Anche qui viene in soccorso la prassi: infatti, sempre la circolare della Guardia di Finanza n. 1/2008 afferma che se il titolare non è presente, l’accesso può essere comunque intrapreso, con l’assistenza della persona, che sia incaricata delle operazioni tipiche dell’attività esercitata, presente sul posto, ferma restando la possibilità del titolare o del rappresentante legale di incaricare al riguardo qualsiasi altro soggetto.

Invece, come accennato, per l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti o professioni occorre la presenza del titolare dello studio o di un suo delegato (art. 52 co. 1 del D.P.R. n. 633/1972).

Nel caso in cui il titolare o un suo delegato non siano presenti i verificatori non possono intervenire d’autorità, né richiedere l’assistenza di terzi e il soggetto eventualmente presente nello studio è pienamente legittimato ad opporsi sia all’accesso stesso, sia alla richiesta di esibizione delle scritture contabili.

In tale situazione, i verificatori dovranno:

  • chiedere al soggetto presente nello studio di contattare il professionista o di farsi rilasciare la delega, anche via fax o per posta elettronica;
  • in caso di irreperibilità del titolare, adottare ogni cautela al fine di impedire che possano essere messi in atto tentativi di occultamento delle scritture contabili;
  • evitare in ogni modo di rinviare ad un successivo momento l’intervento.

ACCESSO PRESSO LOCALI AD USO PROMISCUO

L’accesso nei locali adibiti oltre che a sede dell’attività anche ad abitazione (locali ad uso promiscuo) è subordinato ad un’apposita autorizzazione da parte del Procuratore della Repubblica.

A differenza di quanto si dirà in seguito per l’accesso eseguito presso l’abitazione del contribuente, l’autorizzazione non deve contenere l’indicazione dei gravi indizi di evasione.

Vale la pena di sottolineare che, però, ci possono essere alcune eccezioni.

Ad esempio, è stato chiarito che l’autorizzazione non occorre per accedere in uno stabilimento industriale, anche se alcuni locali di esso sono adibiti ad abitazione del proprietario, del direttore o del custode; la citata autorizzazione sarà richiesta solo quando si intenda entrare specificamente in quei locali adibiti ad abitazione ancorché, come detto, siano all’interno dello stabilimento (circolare Guardia di Finanza n. 1/2008).

ACCESSO PRESSO ABITAZIONI

L’ultimo caso è quello dell’accesso nei locali diversi da quelli indicati sopra e, precisamente, in locali adibiti esclusivamente ad abitazione.

In tale ipotesi, per effettuare l’accesso non solo è necessaria l’autorizzazione rilasciata dal Procuratore della Repubblica ma devono anche sussistere gravi indizi di violazioni tributarie e dello scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture ed altre prove delle violazioni.

PROCEDURA

Durante l’accesso, i verificatori possono porre in essere una serie di attività che vanno dall’ispezione documentale alle perquisizioni, al sequestro di documenti.

Per quanto riguarda l’ispezione documentale, secondo quanto chiarito nella circolare della Guardia di Finanza n. 1/1998 essa consiste nell’analisi delle scritture, dei libri, dei registri e dei documenti (anche tenuti con modalità informatiche) la cui istituzione, tenuta e conservazione sia obbligatoria, nonché nel raffronto del loro contenuto con quello degli altri documenti reperiti nel corso delle ricerche.

Inoltre, possono essere oggetto di ispezione:

  • la corrispondenza commerciale (lettere, ordinativi, ecc.);
  • la contabilità posta in essere ai fini del controllo interno della gestione (budget, contabilità dei costi, ecc.);
  • la documentazione contabile di altri soggetti che hanno intrattenuto, con quello verificato, rapporti economici.

In merito alle perquisizioni, va detto che è lo stesso art. 52, comma 3, D.P.R. n. 633/1972 a prevederle. In particolare, tale norma stabilisce che è necessaria l’autorizzazione del PM per procedere, durante l’accesso, a:

  • perquisizioni personali;
  • perquisizioni domiciliari;
  • apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili;
  • esame di documenti e richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale.

Si segnala che per l’apertura di borse, pieghi sigillati, casseforti, mobili e ripostigli occorre la preventiva autorizzazione del Procuratore della Repubblica, anche se si trovano presso la sede dell’attività svolta dal contribuente (il cui accesso, come detto in precedenza, richiede la sola autorizzazione del capo ufficio).

I verificatori, durante l’accesso, possono anche sequestrare documenti e scritture ma solo nel caso di impossibilità di riprodurne o farne constare il contenuto a verbale ovvero in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto del verbale.

Comunque, non possono essere sequestrati i libri ed i registri anche se, per gli organi di controllo è possibile:

  • farne copie o estratti;
  • apporre nelle parti che interessano la firma o sigla, insieme con la data ed il bollo d’ufficio;
  • adottare le cautele atte ad impedire l’alterazione.

DURATA DEGLI ACCESSI

Un ultima considerazione va fatta in merito a quanto tempo i verificatori hanno a disposizione per effettuare l’accesso.

La norma di riferimento è l’art. 12, comma 5, legge n. 212/2000 secondo cui la permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i 30 giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio.

Se, però, si tratta di contribuenti in regime di contabilità semplificata o di lavoratori autonomi, il termine è di 15 giorni, prorogabili di ulteriori 15 in caso di particolare complessità dell’indagine.

Potrebbe anche interessarti:

Accessi ispezioni e verifiche fiscali: limiti e modalità operative
Verifiche fiscali: ecco i criteri per scegliere i soggetti da controllare
Verifiche fiscali: i poteri attribuiti agli uffici
Verifiche fiscali in azienda: l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *