Diritto

Verifiche fiscali: la mancata esibizione documentale determina preclusioni a carico del contribuente

Verifiche fiscali: la mancata esibizione documentale determina preclusioni a carico del contribuente
I libri, registri, scritture e documenti di cui si è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede contenziosa o amministrativa

L’art. 52 del D.P.R. 26/10/1972 n. 633 stabilisce che i libri, registri, scritture e documenti di cui si è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede contenziosa o amministrativa. A tal riguardo è pacifico l’orientamento secondo il quale i documenti prodotti dal contribuente nel giudizio tributario in cui si controverta sull’IVA, dei quali abbia in precedenza rifiutato l’esibizione all’amministrazione finanziaria, non possono essere presi in considerazione ai fini del decidere. E’ quanto ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 6654 del 21 marzo 2014.

IL FATTO

A seguito di una verifica generale condotta dall’Agenzia delle Entrate sulla contabilità e documentazione di una società, l’Ufficio contestava la violazione del principio di competenza e riprendeva a tassazione ricavi per lire 65.000.000 in quanto contabilizzati nel 1998 ma con fatture che risultavano emesse nel 1999.
La contribuente presentava ricorso avverso l’avviso di accertamento davanti alla Commissione Tributaria provinciale di Milano la quale accoglieva in parte il ricorso con sentenza successivamente impugnata dall’Agenzia delle Entrate davanti alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, la quale rigettava l’impugnazione. Avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della Lombardia proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate. In particolare, l’ufficio lamentava violazione di legge e falsa applicazione dell’art. 52 del D.P.R. 633/72 in quanto la CTR non avrebbe dichiarato inammissibile la produzione di fatture che non erano state esibite nel corso della verifica fiscale, atte a provare lo svolgimento nel 1998 dei lavori relativi alle fatture emesse nel 1999 e quindi l’esecuzione di prestazioni in un anno d’imposta diverso da quello in cui le stesse sono state fatturate.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Gli ermellini respingono il ricorso presentato dall’Agenzia Entrate. Precisano infatti che l’art. 52 D.P.R. 26/10/1972 n. 633 stabilisce che i libri, registri, scritture e documenti di cui si è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede contenziosa o amministrativa. A tal riguardo è pacifico l’orientamento secondo il quale i documenti prodotti dal contribuente nel giudizio tributario in cui si controverta sull’IVA, dei quali abbia in precedenza rifiutato l’esibizione all’amministrazione finanziaria, non possono essere presi in considerazione ai fini del decidere. Nella fattispecie in esame, tuttavia, non risulta che la documentazione e le fatture atte a provare lo svolgimento nel 1998 dei lavori relativi alle fatture da emettere, fossero state sottratte intenzionalmente ai verificatori e che pertanto la successiva produzione in giudizio fosse inammissibile benché irrilevante.

In tema di accertamento dell’IVA, l’art. 52, comma quinto, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, il quale esclude la possibilità di prendere in, considerazione a favore del contribuente, in sede amministrativa e contenziosa, i documenti (libri, scritture, registri, etc.) che non siano stati acquisiti durante gli accessi, perché il contribuente ha rifiutato di esibirli o perché ha dichiarato di non possederli, o perché li ha comunque sottratti al controllo, costituisce norma facente eccezione a regole generali, che non può essere applicata oltre i casi ed i tempi da essa considerati e deve essere interpretata, in coerenza ed alla luce dei principi affermati dagli artt. 24 e 53 Cost., in modo da non comprimere il diritto alla difesa e di obbligare il contribuente alla effettuazione di pagamenti non dovuti e, quindi, nel senso che, per essere sanzionato con la perdita della facoltà di produrre i libri e le altre scritture, il contribuente stesso deve aver tenuto un comportamento diretto a sottrarsi alla prova e, dunque, capace di far fondatamente dubitare della genuinità di documenti che affiorino soltanto in seguito nel corso di giudizio.

Per la Suprema Corte l’Agenzia delle Entrate, nella fattispecie, non avrebbe precisato a quali specifiche fatture, che non erano state esibite nel corso della verifica fiscale, avrebbe inteso fare riferimento nel motivo da lei articolato, peraltro definite irrilevanti, e pertanto il motivo deve quindi essere disatteso, anche perché non è risultato in alcun modo nel corso del giudizio di merito che la parte privata si sia sottratta dolosamente o colposamente all’esibizione della documentazione in questione.

In definitiva, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 6654/2014

Art. 52 D.P.R. n. 633/72, comma 5

I libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione

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