Diritto

Verifiche fiscali in azienda: il termine di permanenza non è perentorio

Verifiche fiscali in azienda: il termine di permanenza non è perentorio
La verifica che dura più di trenta giorni non è causa di nullità dell’avviso di accertamento, poiché il termine imposto dalla norma è solo ordinatorio e non perentorio

La verifica che dura più di trenta giorni non è causa di nullità dell’avviso di accertamento, poiché il termine imposto dalla norma è solo ordinatorio e non perentorio. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 24690 del 20 novembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR di Perugia ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate – appello proposto contro la sentenza della CTP di Temi che aveva accolto il ricorso di una società – concernente l’impugnazione di avviso di accertamento per IRES-IVA-IRAP 2004, avviso adottato in considerazione di maggiori componenti positivi di reddito non dichiarati.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che – dato per pacifico che la verifica presso la sede aziendale si era protratta oltre il termine di giorni trenta, eventualmente prorogabile, previsto dall’art. 12 della legge n. 212/2000 – doveva essere dichiarata la nullità della verifica stessa e del conseguente accertamento fondato su quest’ultima. Non poteva concordarsi con la tesi dell’Agenzia secondo cui la durata della verifica doveva essere calcolata con riferimento ai soli giorni di presenza fisica effettiva dei controllori presso la sede aziendale, trattandosi di interpretazione che avrebbe consentito la protrazione a tempo indefinito delle verifiche fiscali e le inevitabili “conseguenze negative per il controllato”. D’altronde, la verifica doveva considerarsi nulla anche sotto altro profilo, siccome priva del provvedimento di proroga per ulteriori trenta giorni rispetto a quelli iniziali.

Nel ricorso per Cassazione, l’Agenzia delle Entrate si duole del fatto che la CTR abbia attribuito efficacia perentoria (con conseguente effetto di nullità del provvedimento di accertamento che dalla verifica dipende) al termine previsto dall’art. 12 dianzi menzionato per la durata massima delle verifiche fiscali, e ciò per quanto la legge non contempli alcuna sanzione per la sua eventuale violazione, e si duole ancora del fatto che la predetta CTR abbia disatteso la tesi secondo la quale il menzionato termine massimo di durata delle verifiche riguarda “la permanenza dei verificatori nei locali del contribuente e non la durata della procedura di verifica” (così finendo per eludere il dato fattuale, documentato in nove processi verbali giornalieri prodotti in atti, della effettiva permanenza nel corso di soli nove giorni lavorativi, dato alla luce del quale il giudicante avrebbe dovuto ritenere non necessaria alcuna autorizzazione di proroga della verifica).

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Ad avviso degli Ermellini, infatti, il giudice del merito avrebbe fatto erronea interpretazione della disposizione di legge e dei recenti insegnamenti della stessa Corte, che precludono il riconoscimento della natura perentoria al termine massimo di trenta giorni (art. 12, comma quinto della legge n. 212/2000) ed il conseguente effetto invalidante del provvedimento impositivo.

In tema di verifiche tributarie, il termine di permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente è meramente ordinatorio, in quanto nessuna disposizione lo dichiara perentorio, o stabilisce la nullità degli atti compiuti dopo il suo decorso, né la nullità di tali atti può ricavarsi dalla “ratio” delle disposizioni in materia, apparendo sproporzionata la sanzione del venir meno del potere accertativo fiscale a fronte del disagio arrecato al contribuente dalla più lunga permanenza degli agenti dell’Amministrazione” [(Cass. sentenze nn. 17002/2012, negli stessi termini 14020/2011, e n. 19338/2011).
L’ultima delle due evidenzia a questo proposito, molto opportunamente, la rilevanza della “compiuta disciplina dettata dalla legge n. 212/2000 con riferimento ad eventuali irregolarità commesse dai verificatori durante la ispezione. In tali ipotesi – tra cui deve ricomprendersi anche la ingiustificata protrazione delle operazioni di verifica – il contribuente, oltre a formulare a verbale osservazioni e rilievi (art. 12, comma 4), può, infatti, rivolgersi al Garante del contribuente (art. 12, comma 6) che in seguito alla segnalazione esercita i poteri istruttori richiesti dal caso (art. 13, comma 6), richiamando “gli uffici al rispetto di quanto previsto dagli articoli 5 e 12 della presente legge” (art. 13, comma 9), ed ove rilevi comportamenti che “determinano un pregiudizio per i contribuenti o conseguenze negative nei loro rapporti con l’Amministrazione”, trasmette le relative segnalazioni ai titolari degli organi dirigenziali “al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare” (art. 13, comma 11)].

Art. 12 L. 212/2000 - Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali

1. Tutti gli accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali sono effettuati sulla base di esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo. Essi si svolgono, salvo casi eccezionali e urgenti adeguatamente documentati, durante l’orario ordinario di esercizio delle attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività stesse nonchè alle relazioni commerciali o professionali del contribuente.
2. Quando viene iniziata la verifica, il contribuente ha diritto di essere informato delle ragioni che l’abbiano giustificata e dell’oggetto che la riguarda, della facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria, nonchè dei diritti e degli obblighi che vanno riconosciuti al contribuente in occasione delle verifiche.
3. Su richiesta del contribuente, l’esame dei documenti amministrativi e contabili può essere effettuato nell’ufficio dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta.
4. Delle osservazioni e dei rilievi del contribuente e del professionista, che eventualmente lo assista, deve darsi atto nel processo verbale delle operazioni di verifica.
5. La permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell’ufficio, per specifiche ragioni.
6. Il contribuente, nel caso ritenga che i verificatori procedano con modalità non conformi alla legge, può rivolgersi anche al Garante del contribuente, secondo quanto previsto dall’articolo 13.
7. Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza.

Art. 13 L. 212/2000 - Garante del contribuente

1. Presso ogni direzione regionale delle entrate e direzione delle entrate delle province autonome è istituito il Garante del contribuente.
2. Il Garante del contribuente, operante in piena autonomia, è organo collegiale costituito da tre componenti scelti e nominati dal presidente della commissione tributaria regionale o sua sezione distaccata nella cui circoscrizione è compresa la direzione regionale delle entrate e appartenenti alle seguenti categorie: a) magistrati, professori universitari di materie giuridiche ed economiche, notai, sia a riposo sia in attività di servizio;
b) dirigenti dell’amministrazione finanziaria e ufficiali generali e superiori della Guardia di finanza, a riposo da almeno due anni, scelti in una terna formata, per ciascuna direzione regionale delle entrate, rispettivamente, per i primi, dal direttore generale del Dipartimento delle entrate e, per i secondi, dal Comandante generale della Guardia di finanza;
c) avvocati, dottori commercialisti e ragionieri collegiati, pensionati, scelti in una terna formata, per ciascuna direzione regionale delle entrate, dai rispettivi ordini di appartenenza.
3. L’incarico di cui al comma 2 ha durata triennale ed è rinnovabile per una sola volta. Le funzioni di Presidente sono svolte dal componente scelto nell’ambito delle categorie di cui alla lettera a) del comma 2. Gli altri due componenti sono scelti uno nell’ambito delle categorie di cui alla lettera b) e l’altro nell’ambito delle categorie di cui alla lettera c) del comma 2.
4. Con decreto del Ministro delle finanze sono determinati il compenso ed i rimborsi spettanti ai componenti del Garante del contribuente.
5. Le funzioni di segreteria e tecniche sono assicurate al Garante del contribuente dagli uffici delle direzioni regionali delle entrate presso le quali lo stesso è istituito.
6. Il Garante del contribuente, anche sulla base di segnalazioni inoltrate per iscritto dal contribuente o da qualsiasi altro soggetto interessato che lamenti disfunzioni, irregolarità, scorrettezze, prassi amministrative anomale o irragionevoli o qualunque altro comportamento suscettibile di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria, rivolge richieste di documenti o chiarimenti agli uffici competenti, i quali rispondono entro trenta giorni, e attiva le procedure di autotutela nei confronti di atti amministrativi di accertamento o di riscossione notificati al contribuente. Il Garante del contribuente comunica l’esito dell’attività svolta alla direzione regionale o compartimentale o al comando di zona della Guardia di finanza competente nonchè agli organi di controllo, informandone l’autore della segnalazione.
7. Il Garante del contribuente rivolge raccomandazioni ai dirigenti degli uffici ai fini della tutela del contribuente e della migliore organizzazione dei servizi.
8. Il Garante del contribuente ha il potere di accedere agli uffici finanziari e di controllare la funzionalità dei servizi di assistenza e di informazione al contribuente nonchè l’agibilità degli spazi aperti al pubblico.
9. Il Garante del contribuente richiama gli uffici al rispetto di quanto previsto dagli articoli 5 e 12 della presente legge.
10. Il Garante del contribuente richiama gli uffici al rispetto dei termini previsti per il rimborso d’imposta.
11. Il Garante del contribuente individua i casi di particolare rilevanza in cui le disposizioni in vigore ovvero i comportamenti dell’amministrazione determinano un pregiudizio dei contribuenti o conseguenze negative nei loro rapporti con l’amministrazione, segnalandoli al direttore regionale o compartimentale o al comandante di zona della Guardia di finanza competente e all’ufficio centrale per l’informazione del contribuente, al fine di un eventuale avvio del procedimento disciplinare. Prospetta al Ministro delle finanze i casi in cui possono essere esercitati i poteri di rimessione in termini previsti dall’articolo 9.
12. Ogni sei mesi il Garante del contribuente presenta una relazione sull’attività svolta al Ministro delle finanze, al direttore regionale delle entrate, ai direttori compartimentali delle dogane e del territorio nonchè al comandante di zona della Guardia di finanza, individuando gli aspetti critici più rilevanti e prospettando le relative soluzioni.
13. Il Ministro delle finanze riferisce annualmente alle competenti Commissioni parlamentari in ordine al funzionamento del Garante del contribuente, all’efficacia dell’azione da esso svolta ed alla natura delle questioni segnalate nonchè ai provvedimenti adottati a seguito delle segnalazioni del Garante stesso.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 24690/2014

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