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Verifiche fiscali: ecco i criteri per scegliere i soggetti da controllare

Verifiche fiscali: ecco i criteri per scegliere i soggetti da controllare
Nell’azione di contrasto all’evasione l’Amministrazione finanziaria utilizza metodologie di controllo differenziate per ciascuna macro-tipologia di contribuenti (grandi e medie imprese, piccole imprese e lavoratori autonomi, enti non commerciali, persone fisiche)

Nell’azione di contrasto all’evasione l’Amministrazione finanziaria utilizza metodologie di controllo differenziate per ciascuna macro-tipologia di contribuenti (grandi e medie imprese, piccole imprese e lavoratori autonomi, enti non commerciali, persone fisiche).

La scelta dei contribuenti da sottoporre a controllo fiscale non è del tutto casuale. Infatti, essa è frutto di una complessa analisi metodologica basata su fattori non solo di tipo prettamente economico, ma anche sociologico.

In linea generale, tutto inizia con un Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale emanato dal Ministro dell’Economia e delle finanze pro tempore, con cui si individuano, tra le priorità politiche, quelle di cui l’Amministrazione finanziaria dovrà tenere conto.

L’ultimo Atto di indirizzo disponibile, relativo agli anni 2013-2015, è stato firmato in data 24 aprile 2013 e contiene tra le priorità, appunto, il rafforzamento della lotta all’evasione e all’elusione fiscale.

A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate emana annualmente una circolare (lo stesso fa la Guardia di Finanza) che contiene gli indirizzi operativi cui gli uffici devono attenersi per i controlli da effettuare nell’anno.

Per il 2013, si fa riferimento alla circolare 31 luglio 2013, n. 25/E, mentre per quest’anno la circolare non è stata ancora emanata.

Scendendo a livello più operativo, le verifiche possono essere:

  • centralizzate: si tratta di verifiche disposte dagli organi centrali effettuate con vari criteri (a sorteggio, sulla base di criteri selettivi, nei confronti di aziende di rilevanti dimensioni;
  • d’iniziativa: si tratta di verifiche effettuate nei confronti di soggetti individuati sulla base di elementi rivelatori di una potenziale pericolosità fiscale.

Soffermandoci, poi, sui soggetti suscettibili di controlli, in linea di massima, ci si basa sulla distinzione tra:

  • grandi contribuenti;
  • piccole imprese;
  • professionisti;
  • enti non commerciali;
  • persone fisiche.

Vengono adottate metodologie di intervento differenziate per ciascuna di queste macro-tipologie, coerenti con distinti sistemi di analisi e valutazione del rischio di evasione e/o di elusione.

VERIFICHE NEI CONFRONTI DEI GRANDI CONTRIBUENTI

Per la categoria dei “grandi contribuenti”, in virtù della loro rilevanza economico-fiscale, è stata prevista una vigilanza specifica e una sostanziale ridefinizione delle modalità di intervento, organizzata a livello centrale (nella struttura dell’Agenzia delle Entrate, infatti, all’interno della Direzione centrale accertamento è presente il Settore Grandi Contribuenti).

La finalità non è solo quello di recupero dell’evasione pregressa ma, in prospettiva, si punta a realizzare un incremento delle basi imponibili dichiarate, derivante dall’adempimento spontaneo.

Con il termine “grandi contribuenti” e “imprese di più rilevante dimensione” si individuano i contribuenti con volume d’affari, ricavi o compensi superiori a 100 milioni di euro.

All’interno della tipologia di contribuenti sopra descritta, vi è la sottocategoria delle “imprese di più rilevante dimensione”, ossia quelle che nell’anno d’imposta considerato presentano un volume d’affari o ricavi, attualmente, non inferiore a 150 milioni di euro. Tale soglia è funzionale all’individuazione dei contribuenti sottoposti all’ulteriore attività di tutoraggio di cui si dirà di seguito.

Dal punto di vista operativo, i grandi contribuenti sono soggetti alle seguenti attività di controllo da parte dalle Direzioni Regionali:

  1. attività di liquidazione relativa ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006 e successivi;
  2. controllo formale relativamente ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006 e successivi;

controllo sostanziale con riferimento al quale, alla data del 1° gennaio 2009, siano ancora in corso i termini previsti dagli articoli 43, D.P.R. n. 600/1973 e 57, D.P.R. n. 633/1972;

  • recupero dei crediti inesistenti utilizzati in compensazione con riferimento ai quali, alla data di entrata in vigore del D.L. n. 185/2008, siano in corso i termini per il relativo recupero;
  • gestione del contenzioso relativo a tutti gli atti di competenza delle strutture stesse;
  • rimborso in materia di imposte dirette e di IVA, relativo ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006 e successivi;

Per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, si pone particolare attenzione a:

  • soggetti che hanno redatto il bilancio secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS;
  • presenza di rapporti con soggetti non residenti, specialmente nei casi di cessioni di beni e/o servizi nell’ambito di gruppi multinazionali;
  • componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese fiscalmente domiciliate in Stati o territori non appartenenti all’Unione europea aventi regimi fiscali privilegiati;
  • dinamiche transnazionali infragruppo con società non residenti delle quali è ipotizzabile la fittizia domiciliazione all’estero, o rapporti di cointeressenza (sia di controllo che di collegamento) in imprese localizzate in Stati o territori con regime fiscale privilegiato, riconducibili alle fattispecie previste agli articoli 167 e 168 TUIR;
  • presenza di particolari rapporti con altri soggetti residenti, quali in specie operazioni infragruppo che potrebbero sottendere eventuali arbitraggi impositivi (attuati, per esempio, attraverso la presenza di regimi di tassazione agevolata fruibili in ragione della diversa localizzazione territoriale ovvero operazioni di refreshing delle perdite tra soggetti aderenti alla tassazione di gruppo);
  • esistenza di utili distribuiti da società (art. 89 TUIR);
  • realizzo di plusvalenze esenti (art. 87 TUIR);
  • presenza di operazioni straordinarie;
  • presenza di elementi reddituali di particolare interesse (ad esempio, ingenti oneri straordinari / finanziari, elevati costi per servizi) o di anomalie (variazioni o oscillazioni) ravvisabili nel fatturato di breve / medio periodo;
  • presenza di crediti IVA di notevole importo rispetto all’attività svolta.

L’Agenzia delle Entrate, per mezzo degli uffici delle Direzioni Regionali, attiva, di norma entro l’anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni, un controllo sostanziale a carico delle imprese di più rilevante dimensione, sia in materia di imposte dirette che di IVA.

In tale ambito si colloca, in posizione principale, l’attività di analisi di qualsiasi informazione che fornisca indicazioni utili al riscontro di rischi di comportamenti suscettibili di generare sottodimensionamento della base imponibile.

In pratica, si instaura una attività di tutoraggio consistente in un monitoraggio dei comportamenti di queste imprese, attraverso l’utilizzo di approcci differenziati in considerazione delle caratteristiche di tale tipologia di soggetti, che viene riassunta in un’apposita “scheda di analisi del rischio” predisposta per tutti i grandi contribuenti.

VERIFICHE NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI CONTRIBUENTI

Per tutto il resto dei contribuenti (PMI, professionisti, enti non profit, persone fisiche, etc.), i criteri di selezione, come accennato sono molteplici e possono variare di anno in anno.

Facendo riferimento agli indirizzi operativi contenuti nella circolare n. 25/E/2013, è stato specificato che l’azione di prevenzione e di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale, almeno per lo scorso anno (ma si presume che i principi possano essere validi anche per il 2014), deve svilupparsi secondo un modus operandi oramai consolidato:

  • mappatura delle diverse macro-tipologie di contribuenti (grandi contribuenti e medie imprese, piccole imprese e lavoro autonomo, persone fisiche, enti non commerciali) e analisi del rischio mirate;
  • utilizzo di metodologie di intervento differenziate per ciascuna macro-tipologia e coerenti con altrettanti distinti sistemi di analisi e valutazione del rischio di evasione, approfondendo le peculiarità che connotano ciascuna realtà territoriale ed economica;
  • contrasto dei fenomeni di evasione e/o elusione più pericolosi e diffusi;
  • selezione delle posizioni soggettive con situazioni di rischio elevate;
  • miglioramento qualitativo dei controlli finalizzato alla definizione della pretesa tributaria con la partecipazione dei contribuenti stessi al procedimento di accertamento mediante gli istituti dell’adesione ordinaria, dell’adesione ai contenuti del verbale di constatazione e ai contenuti dell’invito al contraddittorio, nonché dell’acquiescenza.

L’Agenzia raccomanda ai propri uffici, dovendo tendenzialmente realizzare, in relazione ai vari settori di attività economica (commerciale, servizi, professionale), un’azione di controllo riferita a diverse categorie interessate, di tenere in debito conto, già in fase di analisi del rischio e soprattutto nella fase di selezione, sia le peculiari caratteristiche socio-economiche dei diversi ambiti territoriali e il profilo di rilevanza nel particolare contesto economico, sia il peso dei vari settori di attività presenti in ciascun territorio.

Le analisi del rischio, pertanto, devono essere effettuate in modo strutturato per comparto economico in modo tale da intercettare situazioni “concrete” di rischio di evasione/elusione in ciascun comparto, tanto ai fini dell’attività istruttoria esterna quanto ai fini dell’attività di accertamento vera e propria.

La qualità e l’efficacia dell’attività di controllo dipendono, infatti, da una selezione accurata delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo tra quelle individuate a seguito dell’analisi del rischio, nonché da un’adeguata attività istruttoria, anche in contraddittorio con il contribuente. In tal modo, sarà possibile realizzare in tempi più rapidi non solo la definizione della pretesa tributaria, ma anche la riscossione delle somme dovute.

Infine, in tutto ciò, comunque, non va trascurata una importante variabile: nella scelta dei contribuenti da controllare occorre tenere in debito conto tutti quegli adempimenti che derivano dalle norme fiscali (specie quelle più recenti) che, in quanto tali, costituiscono un terreno (fertile) per i controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

PROFILI CRITICI

Se quello sopra delineato è, in linea di massima, il quadro normativo che sottintende alle scelte dell’Amministrazione finanziaria, non bisogna trascurare un aspetto fondamentale, purtroppo, legato a “fredde” considerazioni numeriche.

Infatti, a monte di tutta l’attività svolta dagli uffici ci sono obiettivi numerici di budget fissati annualmente “su livelli compatibili con il massimo sforzo delle risorse disponibili e con l’esigenza di ottimizzare gli esiti dei singoli controlli indirizzandoli sulle situazioni a maggior rischio fiscale e improntando l’azione amministrativa all’efficacia, efficienza ed economicità in modo da garantire il miglioramento qualitativo dei risultati conseguiti negli esercizi precedenti” (così si esprime la circolare n. 25/E/2013).

In pratica, il rischio è che, rincorrendo obiettivi di budget, gli uffici nell’effettuare i controlli, specialmente negli ultimi mesi dell’anno, possano privilegiare l’approccio quantitativo a quello qualitativo, con tutti i rischi e le conflittualità che ne possono derivare.

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