Diritto

Valore di prova presuntiva per le dichiarazioni del terzo ai verificatori

Valore di prova presuntiva per le dichiarazioni del terzo ai verificatori
Quando le dichiarazioni dei terzi abbiano valore confessorio, integrano non già un mero indizio, ma una prova presuntiva idonea di per sé a essere posta a fondamento e motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica

Nel concorso di particolari circostanze e in particolare quando abbiano valore confessorio, le dichiarazioni del terzo possono integrare non un mero indizio, ma una prova presuntiva, idonea da sola ad essere posta a fondamento e motivazione dell’avviso di accertamento in rettifica, da parte dell’Amministrazione finanziaria. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 27314 del 23 dicembre 2014, la quale esprime un principio di diritto che – in linea con quanto stabilito, secondo consolidato orientamento – ha ritenuto che “nel processo tributario, le dichiarazioni del terzo – acquisite dalla polizia tributaria o da funzionari accertatori dell’Ufficio nel corso di un’ispezione e trasfuse nel processo verbale di constatazione, a sua volta recepito dall’avviso di accertamento – hanno, invero, almeno in via di principio, un valore meramente indiziario, concorrendo a formare il convincimento del giudice, qualora confortate da altri elementi di prova” (Cass. n. 9402/2007; n. 9876/2011).

IL FATTO
La CTR della Lombardia ha annullato un avviso di rettifica notificato a una S.n.c. attraverso cui l’Ufficio finanziario recuperava a tassazione, per il 1999, le somme già rimborsate a titolo di credito IVA e denegava il rimborso infrannuale non ancora eseguito.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione dolendosi, tra l’altro, della falsa applicazione dell’art. 7, D.Lgs. n. 546/1992, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c., posto che il giudice dell’appello aveva escluso, dal materiale probatorio valutato ai fini della decisione della controversia, le dichiarazioni rese in sede di verifica fiscale dal legale rappresentante di altra società, il quale aveva spiegato che la merce inviata dalla contribuente al cliente tedesco, e fatta apparire come oggetto di cessione in sospensione d’imposta o come cessione all’esportazione non imponibile, in realtà, non aveva mai raggiunto il destinatario estero. E ciò perché la società di autotrasporto effettuava esclusivamente trasporti nazionali, non essendo abilitata al trasporto di merci all’estero.

Giova ricordare che, le dichiarazioni rese dai terzi ai verificatori, e inserite nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali meri indizi, o anche quali elementi di prova piena, nel concorso della circostanze suindicate (cfr.. Cass. n. 20032/2011; n. 21812/2012).

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, accogliendo le contestazioni mosse dall’Ufficio ha ravvisato che le dichiarazioni rese dal trasportatore in sede di verifica fiscale fossero utilizzabili per la decisione. Di conseguenza, il ricorso del Fisco veniva accolto, con rinvio ad altra Sezione della CTR Lombardia per nuovo giudizio.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 27314/2014

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