Diritto

Utilizzo di lavoratori irregolari: per le sanzioni degli uffici tributari è competente il giudice ordinario

Utilizzo di lavoratori irregolari: per le sanzioni degli uffici tributari è competente il giudice ordinario
Non possono essere attribuite alla giurisdizione tributaria le controversie relative a sanzioni unicamente sulla base del mero criterio soggettivo costituito dalla natura finanziaria dell’organo competente ad irrogarle (e, dunque, a prescindere dalla natura tributaria del rapporto cui tali sanzioni ineriscono), spettando invece la giurisdizione al tribunale ordinario

Non rientrano nella giurisdizione dei giudici tributari le controversie relative alle sanzioni irrogate da uffici finanziari, laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria. Competente a trattare tali controversie è il giudice ordinario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 6466 del 31 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dall’impugnazione proposta da una società innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Pescara avverso l’avviso di irrogazione di sanzioni emesso, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 73/02, dall’Agenzia delle Entrate, sulla base dell’avvenuta occupazione di cinque lavoratori non risultanti dalle scritture contabili obbligatorie; la Società eccepì, fra l’altro il difetto di giurisdizione della Commissione adita.

In entrambi i gradi di giudizio le Commissioni Tributarie respinsero il ricorso proposto dalla società.

Proposto ricorso in cassazione, con ordinanza interlocutoria la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, investendo il ricorso questione di giurisdizione. In particolare, la società ha dedotto il difetto di giurisdizione del giudice tributario, in favore di quello ordinario, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 130/2008.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione accolgono il ricorso presentato dalla società. Pronunciando sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, del decreto legislativo n. 546/92 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nella parte in cui non esclude dalla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti le sanzioni di cui all’art. 3, comma 3, del D.l. n. 12/02, convertito con modificazione in legge n. 73/02, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 130/2008, ha dichiarato costituzionalmente illegittima la norma di cui al ridetto art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria, rilevando che la lettura che della disposizione censurata dà il diritto vivente attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative a sanzioni unicamente sulla base del mero criterio soggettivo costituito dalla natura finanziaria dell’organo competente ad irrogarle e, dunque, a prescindere dalla natura tributaria del rapporto cui tali sanzioni ineriscono; pertanto tale disposizione si pone in contrasto con l’art. 102, secondo comma, e con la VI disposizione transitoria della Costituzione, risolvendosi nella creazione di un nuovo giudice speciale.

Alla luce di tale pronuncia della Corte Costituzionale, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione ritengono fondata la questione. Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata.

Corte di Cassazione Sezioni Unite – Sentenza N. 6466/2015

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