Diritto

Utilizzabili in appello i documenti depositati tardivamente in primo grado

Utilizzabili in appello i documenti depositati tardivamente in primo grado
I documenti tardivamente depositati nel giudizio di primo grado vanno esaminati nel giudizio di appello, ove acquisiti al fascicolo processuale. Si devono infatti ritenere comunque prodotti in grado di appello ed esaminabili da tale giudice, in quanto prodotti entro il termine perentorio di venti giorni liberi prima della trattazione della causa, sancito dall’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, applicabile anche al giudizio di appello

I documenti tardivamente depositati nel giudizio di primo grado vanno esaminati nel giudizio di appello, ove acquisiti al fascicolo processuale. Si devono infatti ritenere comunque prodotti in grado di appello ed esaminabili da tale giudice, in quanto prodotti entro il termine perentorio di venti giorni liberi prima della trattazione della causa, sancito dall’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, applicabile anche al giudizio di appello. A fornire queste interessanti precisazioni è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3661 depositata il 24 febbraio 2015.

IL FATTO
Una società contribuente riceveva alcuni avvisi di accertamento relativi ad ICI, per gli anni dal 2002 al 2004. Contro gli atti veniva proposto ricorso innanzi la competente Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso veniva accolto in primo grado. Tuttavia, la sentenza veniva modificata dalla CTR, adita dal Comune. In particolare, i giudici del gravame, ritenevano che la società avesse depositato tardivamente, in primo grado, alcuni documenti, in violazione del disposto dell’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992. Gli stessi, pertanto, non potevano essere posti alla base della decisione.

Avverso la sentenza della CTR la contribuente proponeva ricorso per Cassazione, lamentando, verosimilmente (infatti dalla sentenza non si ricava espressamente il motivo del ricorso in Cassazione ma esso si può ricavare dal principio poi affermato dalla Corte) che i documenti, se pur depositati tardivamente in primo grado, potevano essere utilizzati dalla CTR, stante il disposto dell’art. 58, che permette alle parti di produrre nuovi documenti in appello.

In particolare, l’art. 32, D.Lgs. n. 546 del 1992 – che disciplina il procedimento innanzi le Commissioni Tributarie – stabilisce che le parti possono depositare documenti fino a 20 giorni liberi prima della data fissata per la trattazione della controversia innanzi la CTP. Fino a 10 giorni liberi prima, invece, possono essere depositate memorie illustrative, senza nuovi documenti (possono essere allegati mere sentenze, articoli di dottrina, etc. ma non nuovi documenti).
Inoltre, l’art. 58, comma 2, stabilisce che, in grado di appello, le parti possono produrre nuovi documenti.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, rinviando per nuovo esame alla CTR che dovrà ora decidere anche sulla base dei documenti in precedenza esclusi. Sul punto, gli Ermellini affermano che l’art. 32 del D.Lgs. n. 546/1992 prevede la possibilità di depositare innanzi la CTP nuovi documenti fino a 20 giorni liberi prima della data fissata per la trattazione. Tale termine, anche in assenza di espressa previsione normativa, è perentorio, e quindi sanzionato con la decadenza.
Esso vale anche per il giudizio di appello: l’art. 58 del D.Lgs. n. 546/1992 fa salva la facoltà delle parti nel procedimento tributario di produrre nuovi documenti in appello, anche al di fuori degli stretti limiti consentiti dal codice di procedura civile. Tale attività processuale va esercitata però entro il termine previsto dall’art. 32 – applicandosi al procedimento di appello le regole del primo grado – e, dunque, almeno venti giorni liberi prima dell’udienza di trattazione.
Pertanto, i giudici dell’appello non potranno fondare la propria decisione sul documento tardivamente prodotto anche nel caso in cui vi sia stato un mero rinvio “interlocutorio” dell’udienza o di mancata opposizione della parte alla produzione tardiva.

Le norme, in sostanza, vanno lette in combinato disposto tra di loro: in base all’art. 32, la CTP non potrà fondare la propria decisione su documenti depositati tardivamente; tuttavia, questi ultimi potranno essere valutati dalla CTR, in virtù dell’art. 58 che consente alle parti di depositare nuovi documenti in appello, purché depositati almeno venti giorni prima della trattazione innanzi al giudice di appello.

La Corte, dunque, afferma il seguente principio: i documenti tardivamente depositati nel giudizio di primo grado, vanno esaminati nel giudizio di appello, ove acquisiti al fascicolo processuale, dovendosi ritenere comunque prodotti in grado di appello ed esaminabili da tale giudice in quanto prodotti entro il termine perentorio sancito dall’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, applicabile anche al giudizio di appello.

Da qui l’accoglimento del ricorso della contribuente, con rinvio per nuovo esame a nuova sezione della CTR che dovrà ora decidere anche sulla base dei documenti in precedenza esclusi.

I documenti tardivamente depositati nel giudizio di primo grado, vanno esaminati nel giudizio di appello, ove acquisiti al fascicolo processuale, dovendosi ritenere comunque prodotti in grado di appello ed esaminabili da tale giudice in quanto prodotti entro il termine perentorio sancito dall’art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, applicabile anche al giudizio di appello.

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