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Unico fa la spia per il redditometro

Unico fa la spia per il redditometro
L’invio di Unico 2013 metterà a disposizione dell’Anagrafe tributaria una serie di informazioni rilevanti non solo per quanto riguarda il reddito dichiarato ma anche le spese effettuate, attraverso cui il fisco può ricostruire sinteticamente la capacità contributiva

La dichiarazione dei redditi «accende» il nuovo redditometro. L’invio di Unico 2013 giunto ormai in dirittura d’arrivo metterà a disposizione dell’Anagrafe tributaria una serie di informazioni rilevanti non solo per quanto riguarda il reddito dichiarato ma anche le spese effettuate, attraverso cui il fisco può ricostruire sinteticamente la capacità contributiva. Si tratta di dati che saranno passati in rassegna al momento degli accertamenti sull’anno d’imposta 2012, mentre l’Agenzia delle Entrate sta puntando ora i fari sul 2009.

Proprio perché tra il momento della presentazione della dichiarazione e quello di un eventuale controllo potrebbero passare anche diversi anni, è importante fare attenzione a due diversi profili.
Da un lato l’analisi deve soffermarsi sulle spese sostenute che sono alla base del nuovo accertamento sintetico.
Dall’altro, l’entità del reddito denunciato, tenendo conto che in diversi casi e per ragioni diverse, l’entità del reddito tassato può essere diverso rispetto alla disponibilità finanziaria effettiva dell’anno.
Il punto di partenza dell’accertamento sintetico sulle persone fisiche è quello delle spese rilevanti e la dichiarazione dei redditi è una vera e propria miniera di queste informazioni.

Le differenze. Il quadro RP, infatti, «ospita» una serie di spese che generano oneri deducibili (dal reddito) o detraibili (dall’imposta). Adoperando la terminologia della circolare n. 24/E/2013, le spese in questione possono rientrare tra quelle certe, tra quelle per elementi certi o tra quelle Istat. L’aspetto maggiormente caratterizzante del dato sul quadro RP è che si riferisce a oneri effettivamente sostenuti nel corso dell’anno e in quanto tali, quindi, documentati. Per quanto riguarda le spese certe (per esempio, i contributi previdenziali personali o le polizze assicurative vita e infortuni) non si pongono particolari questioni: il dato indicato sul modello, infatti, si incrocerà, pur tenendo conto dei limiti di deduzione fiscale, con quello già in possesso dell’Agenzia delle Entrate.
Un discorso a parte, invece, si pone per le spese relative a beni e servizi a rilevanza alternativa puntuale o statistica. Uno degli aspetti non chiariti dalla circolare n. 24/E/2013 è quale sia la corretta interpretazione da dare all’articolo 1, comma 5, del decreto attuativo del nuovo redditometro (Dm Economia del 24 dicembre scorso), secondo il quale per le spese indicate nella tabella A) a doppia valorizzazione (puntuale o Istat) va considerato l’ammontare più elevato tra quello disponibile o risultante dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria e quello determinato considerando la spesa media rilevata dalle indagini statistiche.
Su questa disposizione, le Entrate non si sono espresse, ma il paragrafo 3.6.2 della circolare n. 24/E/2013 sul nuovo redditometro ha affermato che le spese sanitarie (medicinali e visite mediche rientrano tra gli acquisti detraibili al 19% dall’Irpef) saranno considerate in sede di accertamento tenendo conto di quanto indicato fra gli oneri detraibili nella dichiarazione dei redditi e quindi da dati certi.

Le medie Istat. Quello delle spese sanitarie non è l’unico caso di spese che confluiscono nel quadro RP della dichiarazione dei redditi ma che hanno un corrispondente valore medio statistico. Per questo, si tratta ora di capire se il principio affermato per le spese mediche della sola incidenza del dato risultante dal quadro RP sia valido anche per gli altri oneri a potenziale rilevanza Istat se transitati dalla dichiarazione dei redditi. Una lettura che, seppur ragionevole, potrebbe entrare in conflitto con l’articolo 1, comma 5, del Dm Economia. In alcuni casi, peraltro, le voci di spesa Istat previste dalla tabella A) derivano da un raggruppamento di sottovoci non pienamente coincidente con il dato che confluisce nel modello Unico.

Agenzia delle Entrate – Circolare N. 24/E/2013

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