Fisco

Una via d’uscita sui rimborsi Iva per le aziende

Una via d'uscita sui rimborsi Iva per le aziende
Aperta una nuova procedura d’infrazione dalla UE per l’Italia a causa delle lungaggini con cui vengono erogati i rimborsi Iva alle imprese

L’ultima procedura di infrazione in arrivo dalla Commissione Ue – relativa alle lungaggini con cui vengono erogati i rimborsi Iva alle imprese – non riserva alcuna sorpresa. Né in ambito comunitario il tema risulta nuovo, come dimostrano diversi procedimenti, conclusi e pendenti, presso la corte di Giustizia.

I tempi di rimborso dei crediti Iva hanno un’importanza cruciale, connessa al principio di neutralità dell’imposta. Più si dilatano i tempi di rimborso, più l’Iva, anziché essere neutrale per l’impresa, grava finanziariamente e quindi economicamente sul soggetto passivo. Questo impone che il rimborso debba essere effettuato entro un termine ragionevole, mediante pagamento in denaro liquido o con modalità equivalenti, e che, in ogni caso, il sistema di rimborso adottato non debba far correre alcun rischio finanziario al soggetto passivo.

Così l’articolo 183, primo comma, della Direttiva n. 2006/112 dispone che «qualora, per un periodo d’imposta, l’importo delle detrazioni superi quello dell’Iva dovuta, gli Stati membri possono far riportare l’eccedenza al periodo successivo, o procedere al rimborso secondo modalità da essi stabilite». L’articolo 252, paragrafo 2, della direttiva n. 2006/112 stabilisce che «gli Stati membri fissano la durata del periodo d’imposta ad un mese, due mesi ovvero tre mesi. Tuttavia, gli Stati membri possono stabilire una durata diversa, comunque non superiore ad un anno». Pertanto, ad esempio, è giustificato – anche se sorprendente se confrontato con quanto accade in Italia – che la Corte Ue abbia condannato la Lettonia per una normativa interna che, in un contesto di periodi di imposta Iva mensili prevedeva il rimborso dell’Iva a credito nei trenta giorni successivi alla richiesta ma solo nei limiti del 18% del valore complessivo delle operazioni imponibili effettuate (Sentenza C-525/11 del 18 ottobre 2012), rinviando a fine anno il rimborso del residuo ammontare. Con queste premesse, gli esiti di un giudizio della Corte sul caso italiano appaiono scontati.

Sarebbe, quindi, opportuno che si sfruttasse l’occasione del disegno di legge europea 2013-bis, il cui varo è imminente, per recepire le osservazioni della Commissione ed eventualmente rivedere procedure e condizioni del rimborso, che, a causa dello stratificarsi di varie norme nel tempo, trova ormai eccessivi ostacoli: si pensi alle disposizioni vigenti in tema di società in perdita sistematica e al fermo amministrativo, alle garanzie e al visto di conformità per finire con il canale dedicato, il noto meccanismo che limita il diritto di chiedere il rimborso Iva annuale al minore importo fra le eccedenze dell’anno e dei due precedenti.

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