Lavoro

Un «voucher» per la ricollocazione

Un «voucher» per la ricollocazione
Delineata nello schema di decreto legislativo del Job Act sul contratto a tutele crescenti anche la regolamentazione del contratto di ricollocazione. Beneficiari dei servizi di ricollocamento saranno i soli lavoratori licenziati illegittimamente o per giustificato motivo oggettivo o per licenziamento collettivo che potranno accedere ai servizi offerti da soggetti accreditati una volta concluso il processo di profiling

Di contratto di ricollocazione se ne parla, in Italia, da mesi e il dibattito su come disciplinare al meglio questo istituto tiene banco fra gli addetti ai lavori da tempo. Infatti, già nella Legge di Stabilità dell’anno 2013 (L. 147/2013), all’art. 1, comma 215, era stata prevista l’istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Fondo per le politiche attive del lavoro (con dotazione pari a 15 milioni di euro per il 2014, e 20 milioni di euro annui per il biennio 2015-2016), per la realizzazione di iniziative, anche sperimentali, volte a potenziare le politiche attive del lavoro, tra le quali la sperimentazione regionale del contratto di ricollocazione.

Alla legge di Stabilità doveva seguire un decreto di natura non regolamentare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per stabilire le iniziative, anche sperimentali, finanziabili e volte a potenziare le politiche attive del lavoro, tra le quali, ai fini del finanziamento statale, può essere compresa anche la sperimentazione regionale del contratto di ricollocazione, sostenute da programmi formativi specifici.

Il Decreto non è stato emanato, ma dopo la presentazione di alcune interrogazioni parlamentari volte a sollevare le criticità legate ad un così importante ritardo nella pubblicazione del decreto, il 30 ottobre 2014 la Conferenza Stato-Regioni, dopo avere ricevuto lo schema del decreto, ha espresso favorevole allo schema di decreto ministeriale. E si arriva così a giorni più recenti.
Torna, infatti, di attualità il tema, ma in altra sede, e precisamente nello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Job Act).

All’art. 11 dello schema di decreto legislativo si disciplina (anche) il c.d. contratto di ricollocazione, istituto riferibile alle deleghe di cui articolo 1, comma 4, lett. p) e lett. q), della legge 10 dicembre 2014, n. 183. In tal sede si prevede l’introduzione:

  • di principi di politica attiva del lavoro che prevedano un collegamento tra misure di sostegno al reddito e misure di inserimento occupazionale “anche attraverso la conclusione di accordi per la ricollocazione che vedano come parte le agenzie per il lavoro o altri operatori accreditati, con obbligo di presa in carico, e la previsione di adeguati strumenti e forme di remunerazione, proporzionate alla difficoltà di collocamento, a fronte dell’effettivo inserimento almeno per un congruo periodo, a carico dei fondi regionali a ciò destinati (art. 1, comma 4, lett. p);
  • di modelli sperimentali, che prevedano l’utilizzo di strumenti per incentivare il collocamento dei soggetti in cerca di lavoro e che tengano anche conto delle buone pratiche realizzate a livello regionale (art. 1, comma 4, lett. q).

Ciò premesso, in sintesi, lo schema di decreto prevede l’erogazione di un voucher ai lavoratori licenziati (nelle ipotesi individuate dal decreto) che consente loro di sottoscrivere, con un soggetto autorizzato, il contratto di ricollocamento. Da notare che solo i lavoratori “licenziati” potranno accedere al contratto e non “qualsiasi” disoccupato.

I soggetti attuatori saranno il Centro per l’Impiego e le Agenzie per il lavoro, mentre l’Inps si occuperà della gestione finanziaria del contratto attraverso l’erogazione, come detto, di un voucher.

Beneficiari del voucher
Il lavoratore licenziato illegittimamente o per giustificato motivo oggettivo o per licenziamento collettivo ha il diritto di ricevere dal Centro per l’impiego territorialmente competente un voucher rappresentativo della dote individuale di ricollocazione, a condizione che effettui la procedura di definizione del profilo personale di occupabilità, ai sensi del D.Lgs. attuativo della legge delega 10 dicembre 2014, n. 183, in materia di politiche attive per l’impiego.
Il “diritto” al voucher è dunque condizionato all’esperimento del profiling.

Come detto sopra, va annotato come comunque sia un diritto spettante non già a qualsiasi disoccupato (o inoccupato), bensì solo a coloro che versano in stato di disoccupazione involontaria.

Procedura per accedere al contratto di ricollocazione
Presentando il voucher a una agenzia per il lavoro pubblica o privata accreditata (secondo quanto previsto dalla legge), il lavoratore ha diritto a sottoscrivere con essa il contratto di ricollocazione che prevede:

  • il diritto del lavoratore a una assistenza appropriata nella ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata e gestita secondo le migliori tecniche del settore, da parte dell’agenzia per il lavoro;
  • il diritto del lavoratore alla realizzazione da parte dell’agenzia stessa di iniziative di ricerca, addestramento, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle capacità del lavoratore e alle condizioni del mercato del lavoro nella zona ove il lavoratore è stato preso in carico;
  • il dovere del lavoratore di porsi a disposizione e di cooperare con l’agenzia nelle iniziative da essa predisposte.

Solo, dunque, alcuni soggetti “accreditati” saranno in grado di gestire il contratto in esame.

Importo del voucher
L’ammontare del voucher è proporzionato in relazione al profilo personale di occupabilità (e dunque inversamente proporzionale alla difficoltà di ricollocazione?) e l’agenzia ha diritto a incassarlo soltanto a risultato ottenuto.

Sul punto (“compenso a risultato”) qualcuno teme che le agenzie saranno maggiormente incentivate a “concentrarsi” sui profili con maggiori possibilità di “rioccupazione”, a tutto scapito di quei soggetti che, invece, presentano rilevanti difficoltà di inserimento.

E inoltre, chi stabilisce il compenso (cioè il valore del voucher) che, come detto, è “proporzionato in relazione al profilo personale di occupabilità”? Se ne occuperanno i Centri per l’impiego?

Istituzione del Fondo per le politiche attive per la ricollocazione dei lavoratori in stato di disoccupazione involontaria
Viene istituito presso l’Inps un apposito Fondo – per la gestione del finanziamento del contratto di ricollocazione – al quale affluisce la dotazione finanziaria del Fondo istituito dall’art. 1, comma 215, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

  • in ragione di 18 milioni di euro per l’anno 2015;
  • di 20 milioni di euro per il 2016;
  • nonché, per l’anno 2015, l’ulteriore somma di 32 milioni di euro del gettito relativo al contributo di cui all’art. 2, comma 31, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (ovvero il contributo dovuto dal datore di lavoro in caso di interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato).

In tutto, dunque, per il 2015, si prevede uno stanziamento di 40 milioni di euro. Pochi, secondo i primi commentatori (si pensi ad un voucher del valore, ipotetico, di 1.500 euro che “copre”, dunque, circa 27mila persone).

Rispetto alla disciplina evidenziata, si segnala, infine, che mancano ancora alcuni passaggi di non poco rilievo quali, ad esempio, gli importi minimi e massimi, i dettagli operativi, le modalità per procedere alla profilazione del lavoratore, la definizione dei casi in cui l’agenzia potrà effettivamente incassare il voucher.

Un Commento

  1. Fermo restando che il voucher spetti a soggetti che versano in stato di disoccupazione involontaria, non è chiaro se si rifericano a quelli futuri o anche passati e quindi anche a coloro in disoccupazione involontaria di lunga durata.

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