Lavoro

Un tetto alle pensioni più alte dal 2015

Un tetto alle pensioni più alte dal 2015
Nel testo della Legge di Stabilità 2015 approvato alla Camera è stato introdotto, a partire dal 2015, un tetto massimo alle pensioni, che non possono eccedere l’importo che sarebbe stato liquidato secondo le regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore della riforma pensionistica

Un recente emendamento alla legge di Stabilità prevede un limite ai trattamenti pensionistici liquidati secondo le nuove regole (quelle della Riforma “Monti-Fornero”). In particolare nel caso in cui la pensione liquidata secondo il nuovo sistema sia più alta dell’importo che si sarebbe determinato con le regole precedenti, la pensione verrà “limitata” nell’importo al valore più basso.

Il nuovo emendamento
Ai fini della determinazione del trattamento, si computa l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla pensione, integrata dai periodi contributivi maturati tra la data del conseguimento del diritto alla pensione e la data di decorrenza del primo periodo utile ai fini dell’erogazione della pensione medesima.
L’intento del legislatore è quello di porre un limite al tetto delle pensioni di importo più elevato.
Le relazioni tecniche allegate all’emendamento evidenziano che la platea dei soggetti interessati dall’applicazione della norma non appare definita in termini certi, in quanto prima dell’entrata in vigore della riforma pensionistica coesistevano tre diverse “regole di calcolo” dei trattamenti (sistema retributivo per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 avevano un’anzianità contributiva di almeno 18 anni, c.d. diciottisti; sistema misto per coloro che alla medesima data avevano un’anzianità contributiva inferiore; sistema contributivo per gli assunti dal 1° gennaio 1996).

La formulazione del nuovo articolo
L’art. 24, comma 2 del D.L. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 riformulato diventa: “A decorrere dal 1° gennaio 2012, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, la quota di pensione corrispondente a tali anzianità è calcolata secondo il sistema contributivo. «In ogni caso, l’importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore del presente decreto computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa».

Effetti sulle pensioni già liquidate
Sembra di comprendere che il limite si applichi anche ai trattamenti pensionistici già liquidati alla data di entrata in vigore della legge, quindi ai soggetti già pensionati.
A questo proposito, trattandosi di un “trattamento peggiorativo” con effetto retroattivo, la Corte Costituzionale ha escluso, in linea di principio, che sia configurabile un diritto costituzionalmente garantito alla cristallizzazione normativa, riconoscendo quindi al legislatore la possibilità di intervenire con scelte discrezionali, purché ciò non avvenga in modo irrazionale e, in particolare, “frustrando” in modo eccessivo l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulla normativa precedente. La Corte, con riferimento alla natura dei contributi previdenziali, pur osservando che “i contributi non vanno a vantaggio del singolo che li versa, ma di tutti i lavoratori” allo stesso tempo, evidenzia che “essi danno sempre vita al diritto del lavoratore di conseguire corrispondenti prestazioni previdenziali”, e da ciò discende che il legislatore non può prescindere dal principio di proporzionalità tra contributi versati e prestazioni previdenziali.

Utilizzo dei risparmi derivanti dal nuovo calcolo
Il testo emendato prevede che i risparmi derivanti dal nuovo meccanismo affluiscano in un Fondo (istituito presso l’INPS) finalizzato a garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie, da individuare con apposito DPCM.

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