Diritto

UE: Stop ai cosmetici testati su animali. D’ora in avanti ammessi solo i ‘cruelty free’

L'UE approva una legge che vieta di importare prodotti cosmetici che siano frutto di test su animali, oltre che di testare e commercializzare ingredienti sperimentati su cavie
L’UE approva una legge che vieta di importare prodotti cosmetici che siano frutto di test su animali, oltre che di testare e commercializzare ingredienti sperimentati su cavie

Arrivare ad abolire la vivisezione non pare più un miraggio da sognatori, potrebbe invece concretizzarsi a breve. Grazie a piccoli, ed al tempo stesso enormi, passi che si stanno compiendo.

Questa volta merito della UE è l’approvazione di una legge che da oggi vieta di importare prodotti cosmetici che siano frutto di test su animali, oltre che di testare e commercializzare ingredienti sperimentati su cavie.

Tale divieto, in realtà, è il punto di arrivo (in campo cosmetico naturalmente) di un iter che aveva già imposto nel 2009 in Italia e nei paesi comunitari il divieto di usare ingredienti testati su animali in UE o al di fuori dei territori europei.

Ma restavano ancora esclusi cinque test, estremamente invasivi sulle povere cavie:

  • tossicità per uso ripetuto;
  • sensibilizzazione cutanea;
  • cancerogenicità;
  • tossicità riproduttiva;
  • tossicocinetica.

Vietando anche gli ultimi test ammessi, gli ingredienti e i prodotti cosmetici in Europa saranno realmente “cruelty-free”.

Un passo di civiltà, che è oltretutto approvato e sostenuto da molti scienziati. Testare prodotti e sostanze su animali, cavie e conigli soprattutto, non porta a garantire sicurezza nell’uso umano. Razioni allergiche o danni cutanei potrebbero facilmente sfuggire, perché le sostanze nocive per noi possono essere tollerate da altri animali.

È inoltre un esercizio di crudeltà perché i test potrebbero essere tranquillamente eseguiti utilizzando colture cellulari, ricostruzioni di epidermide umana e persino software avanzati. Anche se indubbiamente più costosi per le industrie cosmetiche e farmaceutiche.

Un altro motivo, eticamente meno nobile, che certamente ha spinto l’UE a varare una simile normativa, risiede nel suo tentativo di riacquistare una posizione dominante a livello mondiale. Dominante in qualità di controllore e leader in questioni eco-sensibili. Un ruolo determinante e proiettato verso il futuro, per poter così avere un ruolo primario nel rispettare tutte, ma proprio tutte, le forme di vita.

Superando e, perché no, contrastando l’import di potenze economiche come la Cina, produttori di tonnellate di cosmetici low-cost e non, dove al contrario vige l’obbligo di testare tutti i cosmetici su animali. La Cina dunque si dovrà adeguare, per poter continuare a produrre denaro nel continente europeo.

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