Diritto

Tutele anti-rapina al dipendente Poste

Dove si sviluppa attività creditizia, l'impegno alla tutela dell'integrita fisica del lavoratore si estende anche ai rischi da rapina
Dove si sviluppa attività creditizia, l’impegno alla tutela dell’integrita fisica del lavoratore si estende anche ai rischi da rapina

La tutela dell’integrità fisica dei lavoratori richiede al datore di predisporre misure di sicurezza idonee a metterli nelle condizioni di operare con assoluta sicurezza nel loro ambiente di lavoro. E dove si sviluppa attività creditizia, l’impegno si estende ai rischi da rapina. È questo il principio stabilito dalla Cassazione, con la sentenza n. 8486 del 2013.

I giudici si pronunciano sul caso di un dipendente che, ferito nel corso di una rapina nell’ufficio postale in cui lavora, ricorre contro il datore per ottenere il risarcimento del danno biologico da invalidità permanente subito. Il tribunale esclude la responsabilità datoriale, considerando l’atto delittuoso caratterizzato da assoluta eccezionalità. Il lavoratore si rivolge allora alla Corte d’appello che, invece, condanna la società. I giudici di secondo grado, infatti, ritengono che l’articolo 2087 del Codice civile imponga al datore di adottare misure idonee a proteggere la salute anche da eventi non direttamente collegati allo stretto ambito lavorativo, come atti criminosi di terzi, e che implichi, in caso di offerta al pubblico di servizi creditizi, una particolare prevenzione. I giudici, in concreto, valutano che l’ufficio postale fosse privo di una serie di misure necessarie, come vetrate antisfondamento e antiproiettile, doppie porte con apertura alternata e comando di blocco automatico, impianti di videoregistrazione, vigilanza a mezzo guardie giurate e adeguata protezione del cortile condominiale di accesso dei dipendenti e del pubblico.

La società ricorre in Cassazione, ritenendo che l’articolo 2087 non contenga un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile, anche innominata. E i giudici di legittimità, perfezionando la precedente giurisprudenza, chiariscono alcuni interessanti profili. In primo luogo, la Corte precisa che l’articolo 2087 collega la responsabilità datoriale alla violazione di obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti da conoscenze sperimentali tecniche del momento. Si sottolinea, inoltre, che le cautele datoriali devono contrastare sia i rischi insiti nell’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni e inerenti a esso. Ciò richiede al datore di valutare se l’attività della sua azienda presenti rischi extra-lavorativi da prevenire. In terzo luogo, si sostiene che l’obbligo di prevenzione ha «un contenuto non ipotizzabile a priori», ma da individuare, nella realtà, alla luce delle tecniche di sicurezza comunemente adottate: in questo senso, l’attività creditizia impone di tutelare i dipendenti con la predisposizione di particolari misure derivanti dalle nuove acquisizioni tecnologiche.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 8486/2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *