Diritto

La truffa del consulente non fa scattare le sanzioni al contribuente

La truffa del consulente non fa scattare le sanzioni al contribuente
Il contribuente non paga le sanzioni per gli errori commessi dal consulente denunciato per truffa alla Procura

Il contribuente non paga le sanzioni per gli errori commessi dal consulente denunciato per truffa alla Procura. È quanto emerge dalla sentenza 120/50/2013 della Ctr Lombardia (presidente Introini, relatore Pellini).

La vicenda trae origine da due avvisi di accertamento divenuti definitivi per omessa impugnazione ai quali è poi seguita la notifica della cartella di pagamento. Solo con quest’ultimo atto la contribuente ha scoperto che i due precedenti erano stati “trascurati” dal proprio professionista e, data la circostanza, si è rivolta a un’altra società di consulenza per il controllo della pretesa. È emerso così che il precedente incaricato aveva compiuto gravi e persistenti inadempienze tali da rendere necessaria la denuncia alla Procura per il reato di truffa, oltre che una citazione per responsabilità contrattuale sotto il profilo civile.

La contribuente ha presentato ricorso in Ctp e ha contestato che non fosse stata consentita l’impugnazione degli avvisi a causa del comportamento fraudolento del precedente consulente fiscale. La diretta interessata ha evidenziato la totale infondatezza della pretesa perché le omissioni della dichiarazione e del pagamento delle imposte non possono essere addebitate alla ricorrente. Inoltre, trattandosi nello specifico di una professionista, ha rilevato l’insussistenza del presupposto impositivo per l’Irap non avendo alcuna autonoma organizzazione.
La commissione tributaria provinciale ha accolto parzialmente il ricorso annullando le sanzioni Irpef e Iva, in conseguenza proprio dell’illecito compiuto da terzi, e sgravando l’Irap per assenza dei presupposti. L’Agenzia delle Entrate ha proposto appello chiedendo, in riforma della sentenza, la piena legittimità della cartella di pagamento poiché fondata su atti divenuti definitivi.

Il collegio di secondo grado ha preliminarmente evidenziato come dai documenti in causa sia emerso in «maniera inequivocabile» che la contribuente è stata impossibilitata a impugnare gli avvisi di accertamento a causa del comportamento del precedente consulente fiscale. I giudici hanno quindi ritenuto corretto lo sgravio delle sanzioni in applicazione dell’articolo 6 del D.lgs n. 472/1997 in relazione alle cause di non punibilità. La norma dispone, infatti, che il contribuente, il sostituto e il responsabile dell’imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile solo a terzi. Anche la Cassazione (tra le ultime sentenza n. 23601/2012) è abbastanza uniforme nel confermare questo principio e, pertanto, ad annullare pretese in senso contrario.
Tuttavia i giudici regionali hanno ritenuto in ogni caso dovuta l’Irap contestata poiché contenuta in atti diventati definitivi e non tempestivamente impugnati anche se hanno confermato lo sgravio integrale delle sanzioni.

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