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TRISE: pressione fiscale spostata dalle prime alle seconde case e agli immobili strumentali

TRISE: pressione fiscale spostata dalle prime alle seconde case e agli immobili strumentali
La tassazione locale sugli immobili dopo la Trise: da Tari e Tasi solo uno spostamento della pressione fiscale dalle abitazioni principali alle seconde case e agli immobili strumentali delle imprese

La tassazione locale sugli immobili dopo la Trise: da Tari e Tasi solo uno spostamento della pressione fiscale dalle abitazioni principali alle seconde case e agli immobili strumentali delle imprese. La vera novità di tutta la riforma è l’esclusione dell’imposizione degli immobili adibiti ad abitazione principale (c.d. prime case). La Tasi è diventata, nella sostanza, un complemento all’Imu applicata dai Comuni, quale ulteriore spinta al raggiungimento della tassazione massima prevista. Considerata la perdita di gettito dei comuni sull’abitazione principale il raggiungimento dell’imposizione massima prevista è quasi una certezza.

Dalle bozze della Legge di Stabilità che girano in queste ore, la nuova struttura della tassazione locale sugli immobili appare chiara. Tralasciando i dettagli previsti per l’applicazione del nuovo tributo comunale sui servizi, per i quali è meglio attendere il testo definitivo del disegno di legge di Stabilità, nelle righe che seguono si illustrerà la nuova impalcatura al fine di capirne anche le differenze rispetto a quella attuale.
È bene subito anticipare che qualora fosse confermata l’impalcatura che si apprende dalle indiscrezioni, la riforma determinerebbe solamente uno spostamento della pressione fiscale dalle prime case alle seconde case e agli immobili strumentali delle imprese.

A legislazione vigente, la tassazione locale sugli immobili si articola in due grandi tributi: la Tares e l’Imu.
La Tares è calcolata in base ad una tariffa applicata sui metri quadri dell’immobile ed è pagata dal conduttore dell’immobile, ossia da chi produce i rifiuti. Alla Tares si aggiunge un secondo tributo pari a 0,30 euro per metro quadrato, finalizzato alla copertura dei costi indivisibili pagato sempre dal conduttore dell’immobile.
Dal canto suo l’Imu è dovuta dal proprietario dell’immobile o da colui che vanta su di esso un diritto reale ed è commisurata al valore catastale dello stesso. Generalmente il tributo di applica in modo diverso secondo la natura e l’uso dell’Immobile. Sulle abitazioni principali (c.d. prime case) il tributo si applica nella misura ordinaria del 4 per mille, con la facoltà dei comuni di ridurre od aumentare l’aliquota sino al 2 per mille. Sulle abitazioni diverse da quelle principali (c.d. seconde case), l’imposta si applica nella misura ordinaria del 7,6 per mille con facoltà dei comuni di incremento o riduzione fino al 3 per mille.

Schema riassuntivo della vigente tassazione locale sugli immobili

TRISE: pressione fiscale spostata dalle prime alle seconde case e agli immobili strumentali

Nell’ambito della riforma proposta nel Ddl di Stabilità viene eliminata l’Imu sulle abitazioni principali (c.d. prime case), esclusi gli immobili di pregio accatastati nella categorie A1, A8 e A9, ed, inoltre, la Tares viene sostituita dalla Trise (tributo sui rifiuti e sui servizi comunali).
La nuova imposta sui servizi è divisa in due componenti: la Tari e la Tasi. La Tari, nella sostanza, costituisce la nuova imposizione sui rifiuti. Il tributo sarà applicato sulla base di una tariffa a metro quadro dell’immobile ed è sempre dovuta dai conduttori l’immobile, ossia da coloro che potenzialmente producono i rifiuti solidi urbani. Per i criteri di determinazione della tariffa, le modalità di versamento nonché gli obblighi dichiarativi, la Tari è costruita ad immagine e somiglianza dell’attuale Tares ad oggi vigente.
Dal Canto suo la Tasi diretta al finanziamento dei costi indivisibili dei Comuni sarà dovuta in una percentuale compresa tra il 10% ed il 30% (lo deciderà il regolamento comunale), dal conduttore, se diverso da titolare del diritto reale sull’immobile (proprietario); la restante parte sarà dovuta dal proprietario. Sembra, tuttavia, che su questo punto il Governo non abbia ancora preso una decisione definitiva.
La Tasi è pari all’1 per mille da applicarsi sul valore catastale dell’immobile valido ai fini Imu. I comuni possono aumentare o anche annullare il tributo. È previsto, tuttavia, che la somma delle aliquote Tasi ed Imu, non possa superale l’aliquota Imu massima prevista. Nella sostanza, l’imposizione complessiva potrebbe essere del:

  • 6 per mille, sulle abitazioni principali escluse dall’esenzione, ossia gli immobili di lusso accatastati nella categorie A1, A8 e A9;
  • 10,6 per mille, per le abitazioni diverse da quelle principali (c.d. seconde case);
  • 10,6 per mille gli immobili strumentali delle imprese.

I comuni, nel proprio regolamento, dovranno comunque indicare i servizi indivisibili ed i relativi costi che il tributo (Tasi) è destinato a coprire. Questo è quello che risulta dall’ultima bozza di disegno di Legge di Stabilità.

Nello schema seguente la nuova struttura dell’imposizione locale sugli immobili

La tassazione locale sugli immobili dopo la TRISE: da TARI e TASI solo uno spostamento della pressione fiscale dalle abitazioni principali alle seconde case

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