Lavoro

Trauma da licenziamento: ecco gli effetti negativi sulla salute psico-fisica

Trauma da licenziamento: ecco gli effetti negativi sulla salute psico-fisica
Secondo Ines Giorgi, responsabile del Servizio di Psicologia della Fondazione Salvatore Maugeri: “La perdita del posto di lavoro è un evento traumatico che ha implicazioni a livello psichico, sociale, relazionale, e in alcuni casi è paragonabile a un lutto

C’è chi si rinchiude nel suo guscio, fino a non uscire quasi più di casa. E chi si sente come non si era mai sentito prima: inadeguato, insicuro, più fragile. C’è chi si colpevolizza, a torto, per quanto gli è accaduto, e chi tende ad ammalarsi più spesso. I modi di reagire possono essere diversi. Per tutti, però, la cosa più difficile è ritrovare la fiducia in se stessi. «La perdita del posto di lavoro è un evento traumatico che ha implicazioni a livello psichico, sociale, relazionale, e in alcuni casi è paragonabile a un lutto – spiega Ines Giorgi, responsabile del Servizio di Psicologia della Fondazione Salvatore Maugeri, di Pavia -: il licenziamento mina la propria identità professionale, le proprie certezze, le relazioni con i famigliari e più in generale con le altre persone. Lo stress, inoltre, è più grave se a restare a casa è un ultracinquantenne».

Quali possono essere le conseguenze, a livello psicofisico? In alcuni casi, secondo gli esperti, si può parlare di una vera e propria “sindrome post traumatica“, accompagnata dai relativi sintomi. «Da una flessione del tono dell’umore, all’insonnia, a un senso di perdita, fino alla depressione, al calo di energie e al ritiro sociale: spesso c’è la tendenza a colpevolizzarsi, quasi vergognandosi di ciò che è accaduto», spiega Ines Giorgi.

Col tempo, poi, si assiste a una esasperazione della sintomatologia: «Si va dall’inappetenza ai disturbi gastrointestinali, dalla perdita di memoria a tutte le sindromi da somatizzazione, al calo immunitario e quindi alla maggiore facilità ad ammalarsi. Va da sè, infine, che la perdita del lavoro è tanto più tragica quanto minore è la mobilità lavorativa».

Così il trauma colpisce il ruolo sociale e l’autostima. Secondo l’approccio della psicologia sociale, l’individuo tende a costruire una rappresentazione di sé che è basata su ruoli che percepisce come propri: ciò gli permette di sviluppare sicurezza, dandogli la possibilità di una corretta integrazione sociale. Ed ecco che la perdita del lavoro andrà a incidere su entrambi gli aspetti: il ruolo sociale e l’autostima.

Gli effetti negativi sulla salute psicofisica. C’è poi una ricerca svedese che evidenzia il legame tra un evento traumatico e l’insorgere di gravi problemi a livello psichico. «Uno studio, condotto da Lena Johansson e colleghi dell’Università di Goteborg (Svezia), ha indagato la relazione tra fattori di stress psico-sociali come il divorzio, i problemi di lavoro, la disoccupazione e l’incidenza di sviluppare una forma di demenza», spiega ancora la specialista della fondazione Maugeri.

Ed ecco in sintesi l’indagine, effettuata su donne. Gli autori hanno monitorato per 40 anni le 800 donne partecipanti allo studio di età compresa tra i 38 e i 54 anni registrando, al termine dello studio, 153 casi di demenza fra cui 104 di tipologia Alzheimer: i dati raccolti e analizzati hanno portato a supporre l’esistenza di un legame tra eventi stressanti e sviluppo di forme di demenza.

Indagine scientifica su conseguenze negative per clima lavorativo e aziende. Anche le aziende e il clima lavorativo interno non sono immuni dalle conseguenze relative agli episodi di licenziamento; da una ricerca condotta da David Edwards, manager della Drake International (azienda di consulenza nel campo delle risorse umane), emerge che, in seguito al ridimensionamento del personale, si assiste a un calo motivazionale e un calo della produttività. Anche chi rimane impiegato in un’azienda in cui sono avvenuti tagli al personale, tende a scoraggiarsi temendo che possa accadere anche a lui e anziché sentirsi stimolato a produrre, si demotiva. Ciò porta ad un clima lavorativo di tensione, di sfiducia e a un calo di attaccamento all’azienda da parte del lavoratore.

C’è più bisogno di cure, ma manca lo stipendio: così aumentano i costi sociali. Secondo Nicola Preiti, neurologo e coordinatore nazionale della Fp-Cgil, medici di medicina convenzionata, oltre ai risvolti psicologici, c’è da considerare anche un altro aspetto importante: «Se una persona resta senza lavoro, c’è una ridotta capacità di curarsi proprio perché mancano i soldi. È paradossale – rileva il neurologo -: quando viene meno lo stipendio, aumenta il bisogno di assistenza e cure, e contemporaneamente l’ex lavoratore deve far fronte alle spese ordinarie di mantenimento. Una situazione esplosiva, che rischia di avere ripercussioni socio economiche, visto che le prime spese a essere tagliate, spesso sono quelle per la salute e la prevenzione». A tal proposito consigliamo la lettura di questo articolo: “Sanità, oltre 5 milioni di famiglie rinunciano a curarsi“.

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