Diritto

Trasferimento d’azienda, sì alla tutela dei lavoratori anche in assenza di autonomia funzionale

Trasferimento d'azienda, sì alla tutela dei lavoratori anche in assenza di autonomia funzionale
Nei trasferimenti di impresa, il mantenimento dei diritti dei lavoratori può essere assicurato anche nelle ipotesi di cessione di una parte della azienda non identificabile come entità economica autonoma preesistente

Nei trasferimenti di impresa, il mantenimento dei diritti dei lavoratori può essere assicurato anche nelle ipotesi di cessione di una parte della azienda non identificabile come entità economica autonoma preesistente. La direttiva 2001/23 – sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri –, infatti, non vieta al legislatore nazionale di prevedere il mantenimento dei diritti anche nei casi in cui, prima del trasferimento, non sussisteva l’autonomia funzionale.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza nella Causa C-458/12, chiarendo anche che le tutele non si perdono neppure nel caso in cui il cedente eserciti un intenso potere di supremazia nei confronti del cessionario.

IL FATTO

Nel febbraio 2010 Telecom Italia ha proceduto a una riorganizzazione interna suddividendo il ramo «Information Technology» in una decina di sottostrutture, tra cui quella denominata «IT Operations». Il 28 aprile 2010, ha trasferito tale ramo alla propria controllata TIIT. A questo punto il ricorrente e altri 74 dipendenti hanno proseguito, senza prestare il proprio consenso, il rapporto di lavoro con il cessionario, a norma dell’articolo 2112, comma 1, del codice civile.

Ritenendo però che tale conferimento non potesse essere qualificato come trasferimento di parte di azienda, hanno adito il Tribunale di Trento, al fine di far constatare l’inefficacia del trasferimento e la prosecuzione del rapporto di lavoro con Telecom Italia. Alla base della richiesta la considerazione per cui il ramo IT Operations non costituiva una suddivisione funzionalmente autonoma nella struttura di Telecom Italia.

Il Tribunale di Trento ha chiesto alla Corte se la direttiva 2001/23 ammetta una normativa nazionale, la quale consenta la successione del cessionario al cedente nei rapporti di lavoro nell’ipotesi in cui la parte di impresa in questione non costituisca un’entità economica funzionalmente autonoma preesistente al suo trasferimento.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

Nella sentenza in oggetto la Corte afferma che qualora risultasse che l’entità trasferita non disponeva di un’autonomia funzionale sufficiente – circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare -, il trasferimento non ricadrebbe sotto la direttiva 2001/23 e dunque non vi sarebbe alcun obbligo di mantenimento dei diritti dei lavoratori trasferiti.
Tuttavia, la semplice mancanza di autonomia funzionale dell’entità trasferita non può, di per sé, costituire un ostacolo a che uno Stato membro garantisca nel proprio ordinamento interno il mantenimento dei diritti dei lavoratori dopo il cambiamento dell’imprenditore. La direttiva infatti non pregiudica la facoltà di applicare o di introdurre disposizioni più favorevoli ai lavoratori.

Per questi motivi, la Corte ha dichiarato che «l’articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, la quale, in presenza di un trasferimento di una parte di impresa, consenta la successione del cessionario al cedente nei rapporti di lavoro nell’ipotesi in cui la parte di impresa in questione non costituisca un’entità economica funzionalmente autonoma preesistente al suo trasferimento».

E non osta neppure «a una normativa nazionale la quale consenta la successione del cessionario al cedente nei rapporti di lavoro nell’ipotesi in cui, dopo il trasferimento della parte di impresa considerata, tale cedente eserciti un intenso potere di supremazia nei confronti del cessionario».

Corte di Giustizia – Causa C-458/2012

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