Diritto

Trasferimento del lavoratore: da quando decorre il termine di impugnazione?

Trasferimento del lavoratore: da quando decorre il termine di impugnazione?
Il termine per impugnare il trasferimento decorre dalla data di ricezione della lettera anche nel caso in cui, a causa della mancata ottemperanza, segua un distinto atto di licenziamento autonomamente impugnabile

Il termine per l’impugnazione del trasferimento disposto nei confronti del lavoratore ai sensi dell’art. 2103 del codice civile decorre dalla data di ricezione della lettera di trasferimento anche nel caso in cui, per effetto della mancata ottemperanza, segua un distinto atto di licenziamento autonomamente impugnabile. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16757/2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Firenze, in accoglimento del reclamo proposto da una s.r.l. avverso la decisione di primo grado che aveva rigettato l’opposizione della stessa società avverso l’ordinanza con la quale era stata dichiarata la nullità del licenziamento intimato dalla stessa ad una lavoratrice, ha respinto la domanda proposta da quest’ultima in relazione al trasferimento disposto nei suoi confronti ed al conseguente licenziamento intimato per assenza ingiustificata determinata dal rifiuto della lavoratrice ad ottemperare al disposto trasferimento.

La Corte territoriale ha motivato tale decisione sulla base della mancata impugnazione del trasferimento nel termine di decadenza di 270 giorni dalla prima impugnativa stragiudiziale previsto dall’art. 32 della legge 183 del 2010 che ha conseguentemente determinato la legittimità del successivo licenziamento per la mancata ottemperanza a tale trasferimento, né sarebbe possibile valutare la legittimità del trasferimento ai fini della valutazione del successivo licenziamento in quanto, in tal modo, verrebbe ad essere vanificato il termine di decadenza previsto per l’impugnativa del licenziamento.

Nel ricorso per cassazione, la lavoratrice deduce che la stessa sinallagmaticità del rapporto di lavoro subordinato avrebbe imposto al datore di lavoro l’obbligo di mantenere il lavoratore nel posto di lavoro nel quale era stato assunto, e di non trasferirlo se non per comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive, per cui il giudice, nel giudicare sull’inottemperanza del lavoratore all’ordine del datore di lavoro aveva l’obbligo di valutare il dato presupposto costituito dal trasferimento in questione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla lavoratrice. Sul punto, osservano gli Ermellini che il trasferimento, pur costituendo di fatto il presupposto del successivo licenziamento per assenza ingiustificata della lavoratrice, costituisce comunque un atto autonomo e distinto dal licenziamento. Pertanto, tale trasferimento era soggetto ad autonoma impugnazione nei tempi e modi previsti dall’art. 32 della legge n. 183 del 2010 che, al comma 3, lettera c), estende la disciplina dell’impugnazione dei licenziamenti di cui all’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del medesimo articolo 32, al trasferimento ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento.

Orbene, nel caso di specie la lavoratrice non ha provveduto ad impugnare giudizialmente il trasferimento in questione nei termini previsti dalla suddetta normativa e la successiva impugnazione del licenziamento, pur collegato di fatto al precedente trasferimento, non rimette in termini ai fini dell’impugnazione del licenziamento, in ossequio all’esigenza di celerità del processo e dell’accertamento dei rapporti in materia di lavoro, sottesa alla disciplina dettata dalla legge n. 183 del 2010. Correttamente la Corte territoriale ha osservato come il termine decadenziale specificamente previsto per l’impugnativa del licenziamento disposto dal datore di lavoro ex art. 2103 cod. civ. trovi la sua ragione fondante nell’esigenza di impedire il dannoso protrarsi di situazioni di incertezza relative alla sussistenza del rapporto lavorativo, con tutte le ricadute negative consequenziali a tale incertezza.

Il termine per l’impugnazione del trasferimento disposto ai sensi dell’art. 2103 cod. civ., a cui, per effetto del comma 3 lett. c) dell’art. 32 della legge n. 183 del 2010 si applica la disciplina dell’impugnazione dei licenziamenti previsto dall’art. 6 della legge 15 luglio 1966 n. 604, come modificato dal comma 1 del medesimo art. 32, decorre dalla data di ricezione della lettera di trasferimento anche nel caso in cui, per effetto della mancata ottemperanza, segua un distinto atto di licenziamento autonomamente impugnabile.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 16757/2015

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