Fisco

Tour de force per le correzioni Irap

Tour de force per le correzioni Irap
La circolare 8/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate riapre la corsa alle istanze di rimborso sull’Irap relativa al costo del lavoro non dedotta da Irpef e Ires negli anni passati

La circolare 8/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate «riapre» la corsa alle istanze di rimborso sull’Irap relativa al costo del lavoro non dedotta da Irpef e Ires negli anni passati. Ma è una corsa a ostacoli perché chi ha già inviato l’istanza deve fare i conti con calcoli da rifare e con termini “mobili” da rispettare.

Le scadenze differenziate impongono uno sguardo al decorso dei 48 mesi dalla data di pagamento (articolo 38 del Dpr 602/1973) ricordando che per i versamenti in acconto il termine decorre dal saldo (risoluzione 459/E/2008):

  • ai 60 giorni dalla data di avvio della procedura della richiesta telematica di rimborso (il calendario era diverso in base alle regioni e l’operazione è partita dalle Marche lo scorso 18 gennaio) nel caso in cui il termine dei 48 mesi (ancora pendente al 28 dicembre 2011) fosse già scaduto;
  • qualora i termini ordinari fossero già scaduti, in ultima istanza al prossimo 31 maggio che è la deadline più favorevole al contribuente e, di fatto, tiene in gioco le modifiche alle richieste relative all’anno d’imposta 2007.

La circolare 8/E/2013 ha precisato che vanno considerati nel calcolo della deduzione spettante le indennità di trasferta e la quota accantonata per il trattamento di fine rapporto anche per i rapporti assimilati al lavoro dipendente. Per chi avesse scelto un atteggiamento più prudente nella prima istanza, questo modifica l’incidenza dei costi del personale e fa emergere un maggior rimborso.
La correttiva consente, quindi, di rettificare errori che possono avere generato una richiesta di rimborso maggiore ma anche minore rispetto a quanto effettivamente spettante. Lo stesso ragionamento vale se, dalla presentazione dell’istanza, è derivata una maggiore o minore perdita fiscale. Sul piano operativo si traduce in un nuovo invio telematico dell’istanza con i dati rettificati e – precisa la circolare – completa in tutte le sue parti. Laddove la modifica dovesse riguardare uno solo dei periodi d’imposta contenuti nell’istanza originaria, occorre comunque procedere con l’invio anche degli intercalari riferiti ai periodi d’imposta non interessati dalle modifiche. L’individuazione dei periodi oggetto di correzione va indicata barrando la casella contenuta nei singoli intercalari.
Compilazione in tre mosse. Sono tre le mosse da non sbagliare nella compilazione:

  • barrare il box «Correttiva nei termini» nella sezione «Dati del contribuente» del frontespizio, riportando il numero di protocollo di presentazione dell’istanza che si intende rettificare;
  • monitorare i periodi d’imposta oggetto di rettifica con la compilazione della casella Correttiva nei termini (quadro RI, sezione I, colonna 5) dei singoli intercalari;
  • esporre i dati rettificati che andranno nella sezione II del quadro RI mentre nella sezione I andrà evidenziata la variazione diminutiva dell’imponibile Irpef o #Ires (a seconda della tipologia di contribuente interessato) effettivamente spettante nonché l’importo del rimborso (o della perdita riportabile) ricalcolato.

In alcune situazioni, poi, si potrebbe rendere necessario l’invio di più istanze correttive. È il caso dei soggetti trasparenti che hanno necessità di correggere la richiesta già inoltrata: la società partecipata dovrà comunicare i nuovi dati ai soci che poi sono tenuti autonomamente a rettificare l’importo delle imposte personali chieste a rimborso con le loro istanze personali.
La presentazione della correttiva non determina la decadenza dell’ordine cronologico acquisito con l’invio della prima istanza: un aspetto fondamentale sotto il profilo dell’ordine di erogazione dei rimborsi. Però massima attenzione – come anticipato all’inizio – alle scadenze “mobili” per l’invio.

Agenzia Entrate – Circolare 8/E

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