Fisco

Tornano a rilevare ai fini IRPEF le seconde case sfitte

Tornano a rilevare ai fini IRPEF, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2013, gli immobili ad uso abitativo non locati ed assoggettati ad IMU. La novità non riguarda però tutte le seconde case, possedute in aggiunta all’abitazione utilizzata come dimora, ma solo gli immobili ubicati nello stesso Comune in cui si trova l’abitazione principale
Tornano a rilevare ai fini Irpef, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2013, gli immobili ad uso abitativo non locati ed assoggettati ad Imu. La novità non riguarda però tutte le seconde case, possedute in aggiunta all’abitazione utilizzata come dimora, ma solo gli immobili ubicati nello stesso Comune in cui si trova l’abitazione principale

Torna la deducibilità dell’Imu dal reddito di impresa e di lavoro autonomo, ma in forma ridotta nella misura del 20%. La deducibilità riguarda, però, solo le imposte sui redditi – Ires ed Irap; è invece espressamente esclusa ai fini dell’Irap.

La norma era inserita, originariamente, nel D.L. n. 102/2013, ma nella versione definitiva era stata eliminata. La critica principale consisteva nell’aver “finanziato” la deducibilità dell’imposta municipale unica (prevista dal decreto nella misura del 50%) con la reintroduzione (parziale) della tassazione ai fini Irpef delle “seconde case”. In pratica risultava eliminato parzialmente l’effetto sostitutivo Imu / Irpef. Ora, la Legge di Stabilità ripropone le medesime disposizioni, ma con alcune differenze.

La prima diversità riguarda, come già evidenziato, la misura della deduzione ammessa, ora stabilita in ragione del 20% del tributo in luogo del 50%.

L’ambito oggettivo è lo stesso. Infatti, la deduzione riguarda esclusivamente i beni immobili strumentali impiegati nell’esercizio di impresa ovvero nell’esercizio di arti e professioni.

Nell’ambito del reddito d’impresa trova applicazione anche la strumentalità c.d. “per natura”. Infatti gli immobili aventi classificazione catastale A/10, B, C, D ed E si considerano strumentali anche se concessi in uso a terzi (ad esempio se concessi in locazione). Anche in tale ipotesi non v’è dubbio che l’impresa potrà beneficiare della deducibilità dell’Imu nella misura del 20%.

Invece, nell’ambito dei redditi di lavoro autonomo la nozione di bene immobile strumentale è strettamente connessa ad un utilizzo diretto del cespite. In tale ipotesi trova applicazione l’art. 43, comma 2 il quale prevede espressamente che “ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o della professione (…) da parte del possessore”. In base ad un’interpretazione letterale della norma, qualora l’esercente arte o professione non utilizzi direttamente l’immobile quale sede dello studio professionale, il tributo sarà indeducibile. In tal caso mancherebbe il carattere strumentale dell’immobile quale condizione essenziale a cui è connessa la deducibilità (parziale) dell’Imu.

La norma in rassegna, come previsto espressamente, “ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013”, ma l’esercizio durante il quale la deduzione può essere effettuata è quello in cui avviene materialmente il pagamento. La soluzione riguarda non solo i lavoratori autonomi, che determinano il reddito secondo quanto disposto dall’art. 54 TUIR, ma anche le imprese tenute all’applicazione dell’art. 99. Tale norma dispone che “le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui avviene il pagamento”.

Sarà dunque decisivo, stante l’applicazione del principio di cassa anche per le imprese (limitatamente all’ipotesi in rassegna), il tempestivo pagamento del tributo. Infatti, se l’Imu viene pagata nel 2013 l’impresa beneficerà della deduzione già in sede di versamento del saldo entro il 16 giugno 2014. Viceversa laddove il versamento fosse effettuato tardivamente, anche avvalendosi del ravvedimento operoso, il beneficio slitterà di un anno e si manifesterà entro il 16 giugno del 2015 (saldo delle imposte relative al 2014).

Parallelamente la Legge di Stabilità reintroduce, con effetto retroattivo (dal 1° gennaio 2013), la rilevanza ai fini della determinazione base imponibile Irpef, degli immobili ad uso abitativo non locati ed assoggettati ad Imu. In pratica, la rendita catastale delle c.d. seconde case, per le quali l’Imu continua ad essere dovuta nel 2013 (ma anche negli anni successivi), concorrerà alla formazione della base imponibile Irpef. Ne deriverà un aggravio della tassazione in quanto nell’anno 2012 i predetti immobili erano completamente esclusi dalla tassazione ai fini Irpef.

L’applicazione di questa norma non riguarda però tutte le seconde case, quindi gli immobili posseduti in aggiunta all’abitazione utilizzata come dimora, ma solo gli immobili ubicati nello stesso Comune dove si trova l’immobile adibito ad abitazione principale. Ne consegue che la norma, così come è formulata, assicura la neutralità fiscale ai fini Irpef alle seconde case possedute nei luoghi di villeggiatura, invece penalizza gli immobili posseduti nello stesso comune in cui il contribuente abita, ma che non riesce a locare.

Pertanto, se la seconda casa ha una rendita di 800 euro e si trova in un altro Comune (rispetto alla dimora abituale) l’Irpef non sarà dovuta. Invece, se l’immobile si trova nel Comune in cui si risiede (si abita), la rendita catastale dovrà essere sommata agli altri redditi nella misura pari al 50% e quindi (nell’esempio) in ragione di 400 euro. L’aggravio della tassazione sarà facilmente determinabile applicando a tale importo l’aliquota marginale del contribuente corrispondente all’ultimo scaglione dell’Irpef applicato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *