Lavoro

TFR in busta paga: scelta irreversibile

TFR in busta paga: scelta irreversibile
Dal 1° marzo 2015 il lavoratore potrà chiedere l’erogazione del TFR direttamente in busta paga. Rilevanti le conseguenze della scelta, che sarà irreversibile. In primo luogo l’opzione, riguardando l’intera quota maturanda, impatta sul TFR mantenuto in azienda o versato al fondo di tesoreria INPS o devoluto al fondo di previdenza complementare. Altra conseguenza riguarda il trattamento fiscale. Il TFR che confluisce nella busta paga mensile, che costituisce una maggiorazione del 7,14% della retribuzione utile, concorre a determinare la base imponibile IRPEF ordinaria

Da marzo 2015, il trattamento di fine rapporto potrà confluire in busta paga.
Un momento importante perché, come vedremo, la scelta del lavoratore determina conseguenze sia per il lavoratore che per il datore di lavoro.
Tale nuova modalità di erogazione diventa prevalente, anche se su base opzionale, rispetto alla corresponsione del TFR secondo le altre due regole che hanno finora rappresentato la regola per quella che costituisce una forma di risparmio forzoso della retribuzione differita regolata dall’art. 2120 del codice civile.

Oggi, come è noto, il lavoratore sceglie come utilizzare il proprio TFR secondo una logica di utilità futura: o mediante la corresponsione all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, ovvero mediante la scelta di destinazione ad una forma di previdenza complementare.
Un utilizzo immediato attraverso la richiesta di anticipazioni, infatti, è limitato a specifiche ipotesi regolate dalla disciplina vigente ovvero dagli accordi tra le parti.

La legge 23 dicembre 2014, n. 190 – legge di Stabilità 2015, introduce una deroga a tali principi seppure in via sperimentale per un arco temporale limitato al periodo da marzo 2015 a giugno 2018.
I lavoratori potranno richiedere l’erogazione del trattamento di fine rapporto direttamente in busta paga a condizione che possano vantare un’anzianità contrattuale di almeno sei mesi presso i datori di lavoro ai quali la richiesta deve essere destinata.
Circa il termine per l’esercizio di tale opzione, la fissazione è demandata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

La scelta è importante per il lavoratore poiché è irreversibile e dunque il lavoratore non potrà decidere di revocarla e di conseguenza dovrà necessariamente attendere il mese di giugno 2018 prima di poter cambiare idea.
A tal fine, occorre tenere presente che l’opzione riguarda l’intera quota maturanda dal momento dell’opzione e travolge, seppure transitoriamente, tutte le scelte già effettuate.
Conseguentemente non solo il TFR mantenuto in azienda o versato al fondo di tesoreria INPS, ma anche la scelta di trasferimento ad un fondo di previdenza complementare rimane in stand by.

Altra conseguenza riguarda il trattamento fiscale.
Gli effetti della scelta, comportano ulteriori importanti conseguenze per gli stessi lavoratori ma anche per i datori di lavoro.
Proseguendo la disamina relativa alle condizioni e modalità di esercizio dell’opzione per i lavoratori e sulle conseguenze, va evidenziato che la scelta determina un diverso trattamento delle somme ai fini della tassazione a IRPEF.
Il TFR che confluisce nella busta paga mensile, in buona sostanza quella che costituisce una maggiorazione del 7,14% della retribuzione utile, concorre a determinare la base imponibile IRPEF ordinaria.
Dunque non si rende applicabile la tassazione separata ai sensi dell’articolo 19 del TUIR.
La modifica riguarda solo tale forma di erogazione, mentre il TFR che verrà erogato a fine rapporto ovvero le anticipazioni, rimangono regolate da tale particolare modalità di tassazione.
Le conseguenze della tassazione ordinaria possono comportare conseguenze che vanno valutate caso per caso in quanto da un lato potrebbe determinarsi una maggiore tassazione per effetto del sistema progressivo di imposizione che contrassegna l’IRPEF, mentre la tassazione separata prevista per il TFR erogato in forma non periodica tiene conto del reddito medio di un arco temporale di cinque anni.
Dall’altro tuttavia, attraverso il maggior reddito e quindi la maggiore imposta, potrebbero essere recuperate quelle detrazioni d’imposta di varia natura (familiari, per oneri detraibili ) che magari non trovano capienza.

Nessun problema invece per quanto concerne le conseguenze sul bonus 80 euro che la stessa legge di Stabilità 2015 ha reso stabile.
È infatti espressamente previsto dal comma 27 dell’articolo 1 della legge di Stabilità, che lo stesso non rileva ai fini della verifica dei limiti di reddito complessivo di cui all’art. 13, comma 1-bis, del TUIR.
Di conseguenza, un lavoratore che avesse un reddito annuo che con il TFR dovesse superare la soglia di 26 mila euro che come è noto costituisce il limite superato il quale il bonus non spetta più, non subirà alcuna differenza se quella scelta non avesse fatto.

Per quanto concerne i datori di lavoro obbligati, che sono quelli privati, va ricordato che una volta preso atto della scelta dei lavoratori, non potranno far altro che svolgere i conseguenti adempimenti previsti.
Le uniche esclusioni riguardano i datori di lavoro domestico, quelli del settore agricolo, nonché coloro che si trovano sottoposti a procedure concorsuali ovvero alle aziende dichiarate in crisi ai sensi dell’art. 4 della legge n. 297/1982.

Le somme erogate sono esenti ai fini contributivi. Inoltre, sulle somme corrisposte, è previsto l’esonero dal versamento del contributo di garanzia del trattamento di fine rapporto di cui all’art. 3 della legge n. 297/1982.
Si applicano altresì le altre agevolazioni contenute all’art. 10 del D.Lgs. n. 252/2005.
Ricordiamo che tali incentivi consistono nella possibilità di dedurre dal reddito d’impresa una somma pari al 4% del TFR corrisposto in busta paga ai lavoratori per coloro che occupano fino a 49 addetti, che sale al 6% per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori maggiore.
Inoltre una riduzione del costo del lavoro connesso al gettito di TFR conferito in misura pari allo 0,28%.
Tali due ultime agevolazioni, tuttavia, riguardano la generalità dei datori di lavoro che occupano almeno 50 lavoratori.
Per i datori di lavoro che occupano fino a 49 addetti, invece, tale possibilità è ammessa per i datori di lavoro che non intendono fare accesso al finanziamento agevolato che potrà essere richiesto alle banche ed altri intermediari finanziari che aderiranno all’apposito accordo quadro stipulato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze e da quello del lavoro con l’ABI.

Si tratta di un finanziamento agevolato il cui tasso non potrà essere superiore al tasso di rivalutazione del TFR calcolato ai sensi dell’articolo 2120 c.c. e sarà garantito da apposito fondo presso l’INPS ed anche dallo Stato.
Per i datori di lavoro che accederanno a tale finanziamento, inoltre, è previsto il versamento di un contributo mensile a favore del suddetto fondo pari allo 0,2% da calcolarsi sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali, nella stessa percentuale della quota di TFR maturanda liquidata quale parte integrativa della retribuzione.

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