Lavoro

TFR in busta paga: quanto conviene?

TFR in busta paga: quanto conviene?
Una delle misure più attese, ma anche più controverse, della legge di Stabilità è quella che prevede la possibilità di incassare il TFR direttamente in busta paga. Poiché in tal caso la tassazione avverrebbe in via ordinaria, rispetto alla tassazione separata che, normalmente, grava sul TFR, è opportuno effettuare alcuni calcoli di convenienza prima di optare per l’anticipo

La legge di Stabilità, attualmente all’esame del Parlamento prevede la possibilità di farsi accreditare in busta paga il TFR (Trattamento di fine rapporto). Si tratta di una norma che ha il fine di rimpinguare la busta paga dei dipendenti con la speranza di immettere in circolazione, sotto forma di maggiori consumi, un po’ di liquidità e quindi riavviare l’economia.
Ma la misura, per come sembra delinearsi, non è detto che sia sempre vantaggiosa.
Infatti, per valutare la convenienza o meno di chiedere al datore di lavoro l’anticipo di parte del TFR in busta paga, occorre tener conto di vari fattori, primo fra tutti l’eventuale aggravio di tassazione che ne potrebbe derivare, considerato che, almeno in base al testo originario del DDL, l’anticipo andrebbe tassato con le aliquote Irpef piene e non separatamente.
Prima di fare qualche proiezione per capire meglio i pro e i contro, è utile riepilogare brevemente come, “normalmente”, si calcola e come si tassa il TFR.

Come si calcola il TFR
L’articolo 2120 del codice civile prevede che in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5.
La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.
Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo di rimborso spese.
Il TFR, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini del calcolo occorre distinguere tra:

  • quota annua;
  • rivalutazione.

Come accennato, la quota annua del TFR si ottiene dividendo la retribuzione dovuta dal 1° gennaio al 31 dicembre per il coefficiente fisso pari a 13,5.
Nel caso di prestazione svoltasi per un periodo inferiore all’anno solare si divide per 13,5 la retribuzione dovuta nel minor periodo considerando mesi utili le frazioni pari o superiori a 15 giorni ed escludendo le frazioni inferiori a 15 giorni.
Per i lavoratori iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti Inps, fatta eccezione per coloro i quali il contributo a carico del datore di lavoro è pari alla marca apprendisti, dall’importo così determinato deve essere detratto lo 0,50% calcolato sull’imponibile previdenziale.
Inoltre, al 31 dicembre di ogni anno (o nel diverso mese in cui cessa il rapporto) il TFR complessivo, esclusa la quota relativa all’anno in corso, va rivalutato con l’applicazione di un tasso composto dal 75% dell’indice Istat.
La rivalutazione così determinata va diminuita dell’imposta sostitutiva (attualmente pari all’11%).
Al trattamento così rivalutato va sommata la quota dell’anno in corso. Il tutto, quindi, sarà rivalutato al 31 dicembre dell’anno successivo.

Come si tassa il TFR
L’imponibile su cui calcolare l’imposta è ottenuto sommando gli importi dovuti, sulla base di due distinti conteggi:

  • sulle somme maturate sino al 31 dicembre 2000;
  • sulle somme maturate dopo il 1° gennaio 2001.

Infatti, a partire dal 1° gennaio 2001 sono previste regole diverse, per cui il TFR maturato al 31 dicembre 2000 deve essere tassato con il sistema in vigore fino a tale data.
In pratica, per le quote maturate a partire dal 1° gennaio 2001, occorre procedere alla suddivisione dello stesse in due parti:

  • quota capitale (comprensiva della rivalutazione effettuata sino al 31 dicembre 2000), soggetta a tassazione Irpef a titolo provvisorio;
  • rivalutazione, da tassare, a partire dal 1° gennaio 2001, applicando l’imposta sostitutiva dell’11% sulla rivalutazione maturata dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Tassazione della quota capitale
Per la quota capitale del TFR (comprensiva della rivalutazione effettuata fino al 31 dicembre 2000) è prevista la tassazione a titolo provvisorio da parte del datore di lavoro; la liquidazione definitiva avviene direttamente a cura dell’Amministrazione finanziaria sulla base dell’aliquota media degli ultimi 5 anni.
Il datore di lavoro, al fine di tassare in acconto la quota capitale, deve seguire le seguenti modalità operative:

  1. determinare la base imponibile;
  2. determinare il reddito di riferimento;
  3. individuare l’aliquota media di tassazione;
  4. calcolare l’imposta.

Base imponibile
La base imponibile è costituita:

  • dall’imponibile netto del trattamento di fine rapporto maturato alla data del 31 dicembre 2000, comprensivo delle quote di rivalutazione annuali del TFR accantonato alla data del 31 dicembre 2000 maggiorato delle eventuali quote di TFR versate a fondi pensionistici e delle eventuali quote di anticipazione del TFR corrisposte entro la data del 31 dicembre 2000;
  • dall’imponibile netto del solo trattamento di fine rapporto maturato a decorrere dal 1° gennaio 2001 maggiorato delle eventuali quote di TFR versate a fondi pensionistici e delle eventuali quote di anticipazione del TFR corrisposte a decorrere dal 1° gennaio 2001, diminuito delle quote di rivalutazione maturate dal 1° gennaio 2001.

Reddito di riferimento
Ai fini della determinazione dell’aliquota media di tassazione, deve essere determinato il reddito di riferimento.
Il reddito di riferimento si determina moltiplicando la base imponibile per dodici e dividendo il risultato della moltiplicazione per il numero degli anni o frazione di anno preso a base di commisurazione del TFR.
Si supponga:

  • I = indennità di fine rapporto;
  • Na = numero anni e frazione;
  • RR = reddito di riferimento.

Si avrà la seguente formula matematica: RR = (I x 12) / Na

Aliquota media di tassazione
Per ricavare l’aliquota media di tassazione, si calcola, sul reddito di riferimento, l’imposta applicando la tabella delle aliquote progressive dell’Irpef in vigore nell’anno in cui è sorto il diritto alla percezione dell’indennità di trattamento di fine rapporto e cioè, in pratica, la tabella vigente nell’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro, indipendentemente dal momento dell’effettiva liquidazione e percezione dell’indennità.
Con riferimento ai rapporti di lavoro che terminano il 31 dicembre dell’anno, il diritto alla percezione del TFR sorge, a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Pertanto, in ordine agli scaglioni e alle aliquote d’imposta da prendere in considerazione per il calcolo, si deve aver riguardo a tale ultimo anno.

In altre parole, supponendo il caso di un lavoratore che termina il rapporto di lavoro il 31 dicembre dell’anno x, si devono applicare gli scaglioni e le aliquote d’imposta in vigore dal 1° gennaio dell’anno x+1.
Dopo aver determinato l’imposta dovuta sul “reddito di riferimento”, si procede alla determinazione dell’aliquota media.
Quest’ultima si ottiene dividendo l’ammontare dell’imposta per l’ammontare del reddito di riferimento e moltiplicando il risultato x 100.
Si supponga:

  • Im = Imposta sul Reddito di riferimento (RR);
  • Al = aliquota media.

Si avrà: Al = (Im x 100) / RR

Determinazione dell’imposta
Sull’ammontare della base imponibile al netto della detrazione d’imposta, se spettante, si applica l’aliquota media di tassazione e si ottiene l’imposta lorda.
Dall’imposta lorda devono essere detratti i seguenti importi:

  • per tutti i rapporti di lavoro a tempo determinato (di qualsiasi durata) e a tempo indeterminato, che si risolvono nel periodo tra il 1° gennaio 2001, fino alla data di entrata in vigore della riforma del TFR e comunque non oltre il 31 dicembre 2005: 61,97 euro per ciascun anno di maturazione del TFR, a partire dal 1° gennaio 2001;
  • per i rapporti di lavoro a tempo determinato, di durata effettiva non superiore a due anni: ulteriori 61,97 euro per ciascun anno di maturazione del TFR a partire dal 1° gennaio 2001.

Per i periodi inferiori ad un anno, l’importo della detrazione è rapportato al mese.
Inoltre, è prevista una riduzione del prelievo fiscale sui trattamenti di fine rapporto il cui diritto alla percezione sorge a partire dall’1 aprile 2008 e, quindi, per i rapporti di lavoro cessati dal 31 marzo 2008 art. 2, comma 514, Legge n. 244/2007).
Il decreto attuativo di tale norma (D.M. 20 marzo 2008) ha stabilito che la detrazione è pari a:

  • 70,00 euro, se il “reddito di riferimento” non supera 7.500,00 euro;
  • 50,00 euro, aumentato del prodotto fra 20,00 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000,00 euro, diminuito del “reddito di riferimento”, e 20.500,00 euro, se l’ammontare del “reddito di riferimento” è superiore a 7.500,00 euro ma non a 28.000,00 euro; in pratica, bisogna applicare la seguente formula:
    50 + [20 * (28.000 – reddito di riferimento) / 20.500];
  • 50,00 euro, se il “reddito di riferimento” è superiore a 28.000,00 euro ma non a 30.000,00 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 30.000,00 euro, diminuito del “reddito di riferimento”, e l’importo di 2.000,00 euro; in pratica, bisogna applicare la seguente formula:
    50 + [20 * (30.000 – reddito di riferimento) / 2.000].

Se il risultato dei suddetti rapporti è maggiore di zero, lo stesso si assume nelle prime quattro cifre decimali.

ESEMPIO
Si immagini un lavoratore assunto a tempo indeterminato che, nell’anno, percepisce una retribuzione di 25.000 euro (per semplicità si suppone che tale importo rappresenta anche l’imponibile previdenziale).
In tal caso il TFR spettante viene calcolato nel seguente modo:

(25.000 / 13,5) – (25.000 x 0,5%) = 1.851,85 – 125 = 1.726,85 euro

Ipotesi 1: il dipendente chiede l’anticipo del TFR in busta paga
In tal caso, il TFR va tassato con aliquota Irpef ordinaria.
L’aliquota marginale del contribuente, con un reddito di 25.000 euro, è pari al 27%.
Pertanto si ha:

  • Imposta lorda: 1.726,85 x 27% = 466,25 euro;
  • TFR netto: 1.726,85 – 466,25 = 1.260,60 euro.

corrispondente ad un importo mensile (per 12 mensilità), in busta paga, pari a 105,05 euro.

Ipotesi 2: il dipendente non chiede alcun anticipo del TFR
In tal caso valgono le regole generali di tassazione separata, con l’avvertenza che, nei calcoli che seguono non si tiene conto del fatto che, nella realtà, ai fini della determinazione dell’imposta da tassare separatamente, occorre considerare tutti gli anni di anzianità lavorativa del dipendente.
I calcoli sono i seguenti:

  • Reddito di riferimento: 1.726,85 x 12 / 1 (anno) = 20.722,20 euro;
  • Imposta lorda su 20.722,20: 4.995 euro;
  • Aliquota media di tassazione: 4.995 x 100 / 20.722,20 = 24,10%;
  • Imposta sul TFR: 1.726,85 x 24,10% = 416,17 euro;
  • TFR netto: 1.726,85 – 416,17 = 1.310,68 euro.

che, in teoria, corrisponderebbe ad un importo mensile (per 12 mensilità), in busta paga, pari a 109,22 euro.
Come appare evidente dall’esempio, nel caso in cui il dipendente scelga di anticipare il TFR in busta paga, in teoria, avrà un aggravio di tassazione rispetto alla scelta di lasciarlo in azienda e incassarlo alla fine della sua attività lavorativa.

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