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TFR in busta paga: opzione dal 1° marzo

TFR in busta paga: opzione dal 1° marzo
Dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018 i lavoratori del settore privato potranno chiedere l’erogazione del Tfr in busta paga. La legge di Stabilità 2015 prevede, infatti, in via sperimentale che i lavoratori dipendenti privati in possesso di un’anzianità di servizio pari ad almeno sei mesi possano scegliere di ricevere la quota di Tfr maturata mensilmente unitamente alla retribuzione in busta paga

Con la definitiva approvazione della legge di Stabilità 2015, prende corpo la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato di ottenere l’erogazione del Tfr ad integrazione della busta paga. Il comma 26 dell’art. 1 della legge n. 190/2014 rende, infatti, operativa tale possibilità, invero già introdotta dalla legge n. 296/2006, in via sperimentale per il periodo che va dal 1° marzo 2015 al 30 Giugno 2018.
Entro il 31 gennaio 2015 è prevista l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la definizione delle modalità operative.
Il legislatore ha inteso così modificare radicalmente e profondamente la natura e le conseguenti modalità di gestione del trattamento di fine rapporto che matura mensilmente ai sensi dell’art. 2120 del codice civile.

La normativa attuale
Fino ad oggi la possibilità di ottenere ordinariamente il Tfr in busta paga non è ammessa in nessun caso. La disciplina vigente, salvo condizioni di miglior favore previste dai contratti collettivi o da patti individuali, prevede esclusivamente la possibilità che il datore di lavoro anticipi l’importo accantonato ricorrendo le seguenti condizioni:

  • lavoratore in possesso di almeno 8 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro;
  • limite massimo di anticipazione pari al 70% del trattamento maturato;
  • concessione ad un massimo del 10 % dei lavoratori aventi diritto e, comunque, del 4% del numero totale dei dipendenti;
  • una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.

La richiesta deve inoltre essere giustificata dalla necessità di sostenere spese straordinarie per:

  • terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli;
  • fruizione dei congedi parentali e per formazione del lavoratore.

Dal 2007, in accordo alla riforma della previdenza complementare, il lavoratore ha il diritto di destinare il Tfr a un fondo pensione integrativo, di natura complementare rispetto alla posizione pensionistica obbligatoria istituita per legge presso l’INPS.

La disciplina in vigore da marzo 2015
L’opzione resa operativa dalla legge di Stabilità prevede che tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, in possesso di un’anzianità di servizio pari ad almeno sei mesi, possono scegliere di ricevere la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente unitamente alla retribuzione in busta paga. Restano comunque esclusi da questa possibilità:

  • i lavoratori agricoli e i lavoratori domestici;
  • i lavoratori delle aziende sottoposte a procedure concorsuali;
  • i lavoratori delle aziende in crisi ex art. 4 L. 297/1982.

Una volta manifestata la volontà di ricevere il Tfr in busta paga, l’opzione non può essere modificata fino al 30 giugno 2018.

Tavola sinottica anticipazione TFR:

MISURA EROGAZIONE MENSILE TFR
Riferimento normativo Art. 1, comma 26, legge n. 190/2014
Beneficiari Lavoratori dipendenti del settore privato
Importo Rateo di maturazione mensile
Ambito temporale di applicazione Dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018
Decorrenza Dal 1° marzo 2015
Effetti su Lul Erogazione rateo a tassazione ordinaria

La quota mensile di trattamento di fine rapporto che il lavoratore deciderà di ricevere in busta paga, avrà, sotto il profilo fiscale, gli effetti riepilogati nelle tabelle che seguono:

Esempio:
Rilevanza fiscale del TFR mensilizzato

SI NO
✓ Cumulo con il reddito del periodo ✓ Base di calcolo bonus 80 euro
✓ Tassazione ordinaria ✓ Contributi previdenziali
✓ Base di riproporzionamento detrazioni
✓ Base di calcolo Anf
✓ Nuovo ISEE

Valutazioni pro e contro l’erogazione mensile del TFR:

CONTRO PRO
✓ Cumulo con il reddito del periodo: maggiore aliquota marginale di tassazione Irpef e addizionali ✓ Maggiore liquidità mensile (incremento retributivo pari al 7,40% circa)
✓ Tassazione ordinaria ✓ Retribuzione non imponibile a fini previdenziali
✓ Riduzione delle detrazioni spettanti per lavoro dipendente e familiari a carico
✓ Maggiore reddito per il calcolo Anf
✓ Maggiore reddito a fini ISEE

L’opzione sarà esercitabile anche dai lavoratori che stanno già versando il Tfr in un fondo di previdenza complementare: in questo caso, nel periodo compreso tra il 1° marzo 2015 e il 30 Giugno 2018, l’accantonamento al Fondo sarà costituito solo dal contributo del dipendente e del datore di lavoro.
La manifestazione della volontà in favore della liquidazione monetaria, una volta effettuata, non può essere revocata fino al 30 giugno 2018.
Esempio:

Reddito annuo del lavoratore 20.000 29.000
TFR mensile in busta paga 123 179
Reddito annuo complessivo 21.481 31.148
Irpef lorda su TFR mensilizzato 399,87
(Aliquota marginale 27%)
816
(Aliquota marginale 38%)
Minori detrazioni per lavoro dipendente 66 78
Irpef su Tfr Tassazione separata (aliquota media 24%) 355
(aliquota media 24%)
537
(aliquota media 25%)
Maggiore tassazione annua complessiva con erogazione Tfr mensile 111 357

Dai calcoli sopra esposti appare evidente che la scelta di mensilizzare l’erogazione del trattamento di fine rapporto, trasformandolo di fatto in un incremento della retribuzione ordinaria, a fronte di un immediato incremento della liquidità a disposizione del lavoratore, penalizza lo status del percipiente sotto un duplice aspetto:

  1. le quote di Tfr mensilizzato vengono evidentemente sottratte all’accantonamento: viene dunque sospesa la funzione stessa che l’istituto è da sempre chiamato a svolgere al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
  2. la tassazione ordinaria, alla quale il Tfr erogato mensilmente sarà sottoposto, determina l’applicazione di una aliquota marginale Irpef più elevata di quella che deriva dal calcolo della media delle aliquote applicate in sede di tassazione separata. Tale incremento è tanto maggiore quanto più alto è il reddito del percipiente.

Un’altra criticità del provvedimento: la liquidità per le imprese eroganti
L’erogazione del Tfr in busta paga potrebbe esporre i datori di lavoro a difficoltà per la reperibilità della liquidità necessaria. Al riguardo, i datori di lavoro con meno di 50 addetti possono finanziare l’erogazione delle quote attraverso specifici prestiti bancari stipulati con istituti bancari convenzionati, ai quali si applicheranno tassi di interesse onnicomprensivi non superiori a quelli stabiliti per la rivalutazione del Tfr, vale a dire l’1,5% maggiorato annualmente del 75% dell’incremento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. Tali finanziamenti saranno assistiti dalla garanzia di un Fondo speciale costituito presso l’INPS con una dotazione iniziale di 100 milioni ed alimentato da un contributo del 0,2% sulle retribuzioni a carico dei datori di lavoro che accedono a tale sistema di credito. Le imprese che invece corrisponderanno gli anticipi Tfr con risorse proprie beneficeranno della deducibilità dal reddito d’impresa del 4 o del 6%, a seconda che abbaino in forza 49 addetti o più lavoratori dipendenti, delle quote di Tfr erogate in busta paga.
E’ inoltre previsto l’esonero dal versamento del contributo al Fondo di garanzia per il Tfr.

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