Lavoro

TFR in busta paga definitivo: ma attenti alla tassazione

TFR in busta paga definitivo: ma attenti alla tassazione
Per chi, dal prossimo anno, sceglierà di ricevere l’anticipazione del TFR in busta paga ci sarà una penalizzazione: la tassazione di tali maggiorazioni sarà quella ordinaria

Per chi sceglie di ricevere l’anticipazione del TFR in busta paga ci sarà una penalizzazione: la tassazione di tali maggiorazioni sarà quella ordinaria. In buona sostanza, le somme percepite mensilmente dal lavoratore a titolo di TFR (almeno per quelli che sceglieranno questa opzione) non saranno più trattate fiscalmente come avverrebbe in caso di accantonamento in azienda, ossia con l’aliquota agevolata, ma come reddito ordinario. Risultato: si applicheranno gli scaglioni dell’Irpef ordinaria. Ciò determinerà peraltro un aumento della soglia dell’Isee e, in sostanza, un impoverimento della famiglia. Non dimentichiamo infatti che se anche il Tfr verrà conservato in banca, il nuovo indicatore di ricchezza media delle famiglie (operativo dal 2015) verrà determinato anche sulla base del saldo medio in conto e, quindi, anche sulla scorta di quanto il nucleo risparmia e non spende. Le somme corrisposte non incideranno però sulla fruizione dell’eventuale bonus da 80 euro introdotto dal governo Renzi, mentre l’incremento di reddito da esse causato rileverà per tutte le altre agevolazioni e per le detrazioni.

L’ulteriore penalizzazione per chi opta per avere subito il Tfr è un depotenziamento della sua funzione di ammortizzatore sociale. Infatti, il lavoratore, all’uscita dal lavoro, non potrà più contare sulle somme che altrimenti gli sarebbero state erogate in un momento di privazione del reddito mensile. Senza contare il fatto che – come appena detto – per averli “pochi, maledetti e subito” tali importi sono stati, in precedenza, tassati in misura superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto se fossero rimasti nei fondi pensione o presso il datore di lavoro.

I lavoratori del settore privato che ne faranno richiesta (esclusi i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo), con almeno sei mesi di contratto alle spalle, potranno chiedere di incassare il trattamento di fine rapporto ogni mese, man mano che lo maturano, inclusa la parte che eventualmente viene versata a un fondo pensione. L’anticipazione del Tfr in busta paga è prevista in via sperimentale nel periodo 1° marzo 2015 – 30 giugno 2018. La scelta, peraltro, è irrevocabile, cioè una volta fatta non può essere modificata fino al 30 giugno 2018.

Dal punto di vista dei datori di lavoro, la scelta dei dipendenti ha conseguenze soprattutto per le aziende con meno di 50 dipendenti, che oggi accantonano il Tfr se il dipendente non lo devolve a un fondo complementare (quelle più grandi lo versano comunque a un fondo presso l’Inps). Nel caso in cui il lavoratore scelga di incassare subito il Tfr, l’impresa potrà scegliere se pagarlo direttamente oppure accedere a un finanziamento assistito da garanzia rilasciata da un fondo specifico istituito presso l’Inps e a quella dello Stato. Il finanziamento sarà erogato da una banca aderente all’accordo tra Ministeri e Abi a un tasso non superiore a quello di rivalutazione del Tfr. Per accedere al prestito le aziende dovranno versare al fondo un contributo mensile pari allo 0,2% della retribuzione imponibile a fini previdenziali del dipendente. Tutti i dettagli di funzionamento della sperimentazione dovranno essere indicati da un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri.

Per quel che riguarda il regime fiscale delle quote erogate si prevede la tassazione ordinaria senza quindi la più favorevole tassazione separata prevista sulle liquidazioni erogate a fine carriera. La legge di Stabilità inoltre innalza dall’11,5 al 17% l’aliquota sulla rivalutazione del trattamento di fine rapporto. A differenza delle prime ipotesi, il Governo al Senato non ha ritoccato questo punto. Inizialmente si pensava che tale aliquota sarebbe stata portata al 14 – 15%, punto invece sul quale il Palazzo Madama ha preferito non dare battaglia.

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