Diritto

Terreni agricoli esentati dalla imposta di successione o donazione

Terreni agricoli esentati dalla imposta di successione o donazione
I trasferimenti dei fondi agricoli (successione o donazione) in favore degli eredi entro il terzo grado in possesso dei requisiti di legge sono esclusi dall’imposta di successione senza influenzare l’imponibile ereditario. In sostanza non sono considerati nell’asse ereditario

I trasferimenti dei fondi agricoli (successione o donazione) in favore degli eredi entro il terzo grado in possesso dei requisiti di legge sono esclusi dall’imposta di successione senza influenzare l’imponibile ereditario. In sostanza non sono considerati nell’asse ereditario. Lo ha stabilito, in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, la sezione sesta della Commissione Tributaria Regionale di Milano nella sentenza n. 6982 depositata il 18 dicembre 2014.

IL FATTO
In data 27 dicembre 1998 si apriva la successione con la quale il de cuius lasciava ad alcuni contribuenti, tra gli altri beni, un fondo rustico. A questo punto veniva chiesto il riconoscimento della esenzione prevista dall’art. 14, comma 1, della legge n. 441/1998 secondo la quale, al fine di favorire la continuità dell’impresa agricola, gli atti relativi a fondi rustici caduti in successione tra discendenti sono esenti da imposta sulle successioni e donazioni, dalle imposte catastali, di bollo e dall’invim e soggetti alle sole imposte ipotecarie in misura fissa.
Condizioni: che i soggetti siano coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale e che non abbiano ancora compiuto quaranta anni oppure che, sempre sotto i quaranta anni, acquistino la qualifica di cui sopra entro ventiquattro mesi dal trasferimento.

In sede di liquidazione dell’imposta di successione l’ufficio riconosceva la spettanza della esenzione – con esclusione del fondo esente dall’attivo ereditario – salvo poi ritenere di avere commesso un errore e, più precisamente, di dovere tenere conto della esenzione in modo diverso, nel senso cioè di dovere ricomprendere il fondo nell’asse ereditario, applicare l’imposta progressiva di successione sull’imponibile così determinato e facendo operare l’esenzione soltanto alla fine del procedimento di liquidazione, cioè direttamente sull’imposta dovuta, scorporando da questa un importo proporzionalmente corrispondente ai valore imponibile del fondo in esame.
In pratica l’ufficio sosteneva che l’esenzione dovesse operare non sull’imponibile ma sulla imposta.

Emetteva quindi l’avviso di liquidazione sul quale si è incardinato il contenzioso di cui in narrativa.

Sia in primo che in secondo grado di giudizio, il ricorso presentato dagli eredi veniva respinto. Tuttavia, in cassazione la Suprema Corte cassava la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

LA DECISIONE DELLA CTR DELLA LOMBARDIA
La Ctr ha accolto il ricorso presentato dai contribuenti. Sul punto, la Corte territoriale richiama un precedente giurisprudenziale della Suprema Corte (Cass. n. 6939 del 20 marzo 2013), la quale recita che “Vanno esclusi dalla base imponibile i soli diritti successori che competono all’erede che si trovi nelle condizioni di cui all’art. 14 cit., rispetto al quale il beneficiario è soggettivamente (ma con ricadute di carattere reale) improntato, e non anche gli eventuali diritti successori che sul medesimo bene pertengano a soggetti privi dei requisiti richiesti dalla legge”.

Partendo, infatti, dal presupposto che l’esenzione è in ogni caso dovuta e non è mai stata messa in discussione e che il contenzioso si è incardinato sulle modalità di applicazione della esenzione medesima, la Ctr rileva che anche la metodologia di calcolo utilizzata dall’ufficio impositore è illegittima in quanto contrasta con la normativa di cui agli artt. 9, comma 1 e 12, comma 1 lettera i) del D.Lgs. n. 346/1990 e dall’art. 14, comma 14, della legge n. 441/1998.
Questo ultimo articolo, infatti, dispone che l’attivo ereditario è costituito da tutti i beni e diritti che formano oggetto della successione a esclusione di quelli non soggetti alla imposta ai sensi degli artt. 2, 3, 12 e 13.
Inoltre dispone che gli atti relativi ai fondi rustici oggetto di successione o di donazioni tra discendenti sono esenti dalla imposta sulle successioni e donazioni.

La norma è chiara e non sembra dare adito a diverse interpretazioni.

Il fondo agricolo assegnato per testamento alla erede – essendo quest’ultima in possesso dei requisiti di legge, requisiti che peraltro non sono mai stati contestati – deve quindi essere escluso dall’asse ereditario e, conseguentemente, dalla base imponibile della imposta di successione, trattandosi di un bene esente.

Vanno esclusi dalla base imponibile i soli diritti successori che competono all’erede che si trovi nelle condizioni di cui all’art. 14, comma 1, della legge n. 441/1998, rispetto al quale il beneficiario è soggettivamente (ma con ricadute di carattere reale) improntato, e non anche gli eventuali diritti successori che sul medesimo bene pertengano a soggetti privi dei requisiti richiesti dalla legge.
CTR Lombardia – Sentenza N. 6982/2014

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