Italia

Tasse locali, al buio fino a dicembre

Tasse locali, al buio fino a dicembre
Fino a che i preventivi rimarranno “aperti”, le tasse locali si potranno ritoccare, e lo stato confusionale della finanza pubblica locale aumenterà decisamente i rischi; solo a dicembre si saprà con certezza in tutte le città quanto si dovrà pagare di addizionale Irpef, Imu, Tares e così via

Fine novembre è tempo di bilanci: la pausa natalizia e la fine dell’anno si avvicinano, ed è necessario mettere sotto esame la situazione perché il tempo di eventuali contromisure è agli sgoccioli. Il prossimo novembre sarà tempo di bilanci anche per i sindaci, ma paradossalmente a inchiodare alle scrivanie sindaci, assessori e ragionieri saranno i “preventivi” (virgolette d’obbligo) dello stesso 2013 che si starà per chiudere.
Già, perché il decreto «Imu-2», che ha cancellato per sempre la prima rata 2013 sulle abitazioni principali, ha anche polverizzato ogni record nella pur ricca storia delle proroghe del calendario dei preventivi di Comuni e Province. Da quando la legge fissa una regola di buon senso, in base alla quale i preventivi vanno chiusi entro la fine dell’anno prima, i termini non sono mai stati rispettati, ma a fine novembre non si era mai arrivati. Ma non è una questione da contabili, per una ragione semplice: fino a che i preventivi rimangono “aperti”, le tasse locali si possono ritoccare, e lo stato confusionale della finanza pubblica locale aumenta decisamente i rischi. Morale della favola: solo a dicembre si saprà con certezza in tutte le città quanto si dovrà pagare di addizionale Irpef, Imu, Tares e così via, con tanti saluti allo Statuto del contribuente, alle esigenze di programmazione di spese e investimenti, e così via.

Il primo motore del caos è naturalmente il faticoso compromesso raggiunto sull’Imu, che ha bisogno ancora di parecchio lavoro prima di arrivare a una definizione. Lo dimostra bene la vicenda di Milano: mentre tutta Italia discute dell’abolizione dell’imposta sull’abitazione principale, la Giunta guidata da Giuliano Pisapia ha appena presentato un preventivo che conta sull’aumento dell’aliquota da 4 al 5,5 per mille, perché tecnicamente la seconda rata è ancora pienamente in vigore. Vero, ma se il Governo continuerà per la sua strada e anche il saldo sarà abolito, verranno a mancare decine di milioni che andranno trovati altrove. In condizioni simili si trovano altre città: Bologna e Verona hanno portato la richiesta al 5 per mille, Genova è arrivata al 5,8, ma le compensazioni statali per la prima rata sono misurate sul gettito del 2012, quando le aliquote erano più basse, e tutto lascia pensare che un meccanismo analogo sarà compensato per il saldo; anche per evitare il rischio di mettere a carico dello Stato manovre “opportunistiche” messe in atto da sindaci che conoscono perfettamente la prospettiva dell’abolizione dell’imposta (basta aprire un giornale), ma che sperano di gonfiare un po’ la compensazione alzando l’aliquota in extremis.

Quando la nebbia è fitta, del resto, si prova di tutto. Il decreto «Imu-2» ha cambiato anche le regole Tares, sollevando dubbi maggiori dei problemi che ha tentato di risolvere, e in tutto questo lavorio manca ancora la soluzione alle tante incognite ereditate dalle misure del Governo Monti.
La principale riguarda la distribuzione dei tagli della spending review (una botta da 2,25 miliardi di euro) e il loro effetto sul Fondo di solidarietà comunale. Giovedì il Viminale ha distribuito la seconda tranche del Fondo (2,5 miliardi) “anticipando” gli effetti dei tagli, che però devono ancora essere definiti e ufficializzati. Nella lista degli importi assegnati a ogni Comune appaiono già molti «zeri», per esempio a Roma e Milano, ma la partita è ancora aperta e non è escluso che a conguaglio alcuni sindaci si trovino a dover restituire risorse “anticipate” ma non dovute in base ai calcoli definitivi. Soldi, anche questi, che andranno raccolti per altra via. Per i Comuni impegnati nel «pre-dissesto» c’è poi un problema in più, perché l’anticipazione statale offre quest’anno il 62% in meno del 2012, e i nuovi piani di rientro sono da rifare. Intanto novembre è più vicino di quanto si pensi.

LE INCOGNITE

Imu
Il Dl n. 102/2013 ha cancellato definitivamente la prima rata dell’Imu sull’abitazione principale ma non ha toccato il saldo di giugno. Sul tema dovrebbe intervenire un decreto collegato alla legge di stabilità, che dovrà anche definire le modalità di compensazione. Se, come per la prima rata, le compensazioni saranno misurate sul gettito 2012, i Comuni che hanno deliberato aumenti di aliquota nel 2013 dovranno reperire in altro modo le risorse affidate all’incremento dell’Imu.

Tares
Il Dl n. 102/2013 è intervenuto anche in materia di Tares, prevedendo che nella commisurazione della tariffa i Comuni possano far riferimento alle quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti da ogni categoria di utenza, correlandoli alla superficie o ad altri parametri, tenendo conto anche del metodo normalizzato. Una previsione di cui non si comprendono al momento gli effetti operativi, complicata anche dal fatto che le agevolazioni non possono essere messe a carico del bilancio ma degli altri utenti.

ADDIZIONALE Irpef
Lo slittamento al 30 novembre dei termini per la chiusura dei bilanci preventivi trascina con sé in avanti anche la scadenza per definire l’aliquota dell’addizionale Irpef da applicare ai redditi 2013, che sarà pagata nei cittadini dal 2014. Come mostra l’esperienza dell’anno scorso l’addizionale rappresenta una «clausola di sicurezza» per riparare ad eventuali sorprese nei conti, e anche quest’anno molti Comuni (a partire da Milano) la stanno utilizzando come strumento di reperimento di risorse.

SPENDING REVIEW
Approvata a luglio 2012 dal Governo Monti, la spending review prevede di tagliare i fondi dei Comuni di 2,25 miliardi nel 2013. Il criterio di distribuzione fa riferimento ai «consumi intermedi», che dovrebbero individuare le spese di funzionamento di ogni ente ma in realtà intercettano anche i costi di servizi pubblici. La legge di conversione del decreto sblocca-debiti ha ampliato al 2010-2012 (anziché al solo 2011) il parametro della base di calcolo, ma gli effetti devono ancora tradursi in un decreto.

PEREQUAZIONE
La mancata definizione dei tagli che ogni Comune deve subire nel 2013 rende incerta anche la dotazione del Fondo di solidarietà comunale per ciascun ente. Il Ministero dell’Interno ha effettuato la scorsa settimana l’erogazione di una tranche calcolata con i nuovi parametri (che hanno già azzerato la dote di Milano e Roma), ma i calcoli definitivi devono ancora essere compiuti e non è escluso che ad alcuni Comuni siano stati anticipati fondi che poi andranno restituiti.

PATTO DI STABILITÀ
I Comuni caratterizzati da indicatori di bilancio efficienti dovrebbero rientrare nella categoria dei «virtuosi», esclusi dai vincoli generali del Patto di stabilità e obbligati a garantire esclusivamente il pareggio di bilancio. Ad oggi, però, l’elenco dei Comuni «virtuosi» nel 2013 non è ancora stato pubblicato, per cui si azzerano i benefici del premio che dovrebbe garantire una maggiore capacità di programmazione agli interessati. Per il 2014 il meccanismo dei «virtuosi» sarà sospeso.

FABBISOGNI STANDARD
I fabbisogni standard, cioè il «costo giusto» delle attività dei Comuni misurato in base alla dimensione e alle caratteristiche di popolazione e territorio, dovrebbero rappresentare il criterio guida dei tagli, sostituendo il metodo lineare di fatto attuato anche con la spending review 2012. Al momento però, sono stati approvati i fabbisogni standard solo per due delle sei funzioni fondamentali degli enti locali, e si attendono i parametri relativi ad attività importanti come l’istruzione.

Sulle tariffe della Tares il caos dei nuovi criteri. Il Dl n. 102/13 consente ai Comuni di regolamentare la Tares 2013 con altre modalità, ma la norma si presenta dai contorni indefiniti e con diversi dubbi applicativi.
L’articolo 5 si apre con la facoltà di intervenire sulla componente rifiuti della Tares, che non significa poter applicare la Tarsu-Tia (tributi ormai soppressi) o eliminare la quota sui servizi indivisibili, comunque dovuta nella misura di euro 0,30 a metro quadro.
Il Dl n. 102 ricorda poi ai Comuni che nella determinazione delle tariffe va comunque rispettato il principio comunitario «chi inquina paga». Il richiamo, a prima vista superfluo, non è privo di conseguenze, in primo luogo perché esclude la possibilità di continuare ad applicare tout court le vecchie tariffe Tarsu, spesso basate sulla redditività delle utenze (emblematico il caso delle banche, con tariffe decuplicate rispetto alle abitazioni). Esclusa anche la soluzione opposta, che imporrebbe di applicare la tariffazione “puntuale” basata sulla pesatura individuale dei rifiuti. Il principio «chi inquina paga» è infatti compatibile con parametri presuntivi tipici delle entrate tributarie, come la superficie e la tipologia d’uso. Purché le tariffe non siano sproporzionate rispetto al volume o alla natura dei rifiuti prodotti (Corte di Giustizia Ue sentenza 16/7/2009). Principio rispettato anche nel caso di superfici a bassa produttività di rifiuti, come box, cantine e soffitte (Cassazione n. 2202/11 e 11351/12).

Dopo questi primi paletti inizia però la parte più critica della norma, che introduce tre criteri di commisurazione delle tariffe:

  1. sulla base delle quantità e qualità medie di rifiuti per unità di superficie;
  2. moltiplicando il costo del servizio per uno o più coefficienti di produttività quali-quantitativa di rifiuti;tenendo conto, altresì, dei criteri previsti dal Dpr n. 158/99.

Non si capisce se i criteri siano alternativi oppure cumulativi, opzione quest’ultima che sembra evincersi dal tenore della disposizione, che impone l’applicazione «altresì» del Dpr n. 158/99. Conclusione che non solo non ha senso, ma finisce addirittura per sottrarre ai Comuni quella «più ampia discrezionalità nella scelta dei criteri di determinazione delle tariffe» segnalata dal Ministero nel dossier del 7 agosto 2013 sulla revisione del prelievo sugli immobili.

Nell’attesa che la questione venga chiarita, è possibile ipotizzare alcune soluzioni alternative:

  1. applicare la struttura tariffaria del D.lgs 507/93, con tariffe unitarie (senza parte fissa e variabile) ma adeguate al principio «chi inquina paga» (cioè in base alla produzione media di rifiuti);
  2. applicare una tariffa binomia in forma “semplificata”, cioè determinando propri coefficienti e prevedendo eventuali riduzioni per quelle categorie che, per effetto della riclassificazione, dovessero subire aumenti esagerati;
  3. impiegare il Dpr n. 158 in modalità “rigida”, cioè attenendosi solo al metodo normalizzato, che presenta comunque alcuni margini di flessibilità.

In ogni caso devono essere coperti integralmente i costi del servizio. Anche qui non è del tutto chiaro a quali costi fare riferimento nel caso in cui il Comune decidesse di uscire dagli schemi rigidi del Dpr n. 158/99. Il Dl n. 102/13 impone la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio (compresa la discarica), disposizione che potrebbe essere letta in due modi:

  1. come conferma del principio di copertura integrale dei costi previsti dal Dpr n. 158/99;
  2. come possibilità di escludere tutte quelle voci non strettamente collegate al servizio, tra cui i costi per accertamento, riscossione e contenzioso.

La norma si chiude con la precisazione che il regime del Dl n. 102 si applica all’ultima rata Tares 2013, facendo così salve le delibere di acconto già adottate e prevedendo il conguaglio di fine anno con le nuove regole, escludendo comunque l’autoliquidazione da parte del contribuente.

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza *Captcha loading...

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close