Lavoro

Tassa sui licenziamenti, alla cassa per il ticket entro il 17 giugno

Tassa sui licenziamenti, alla cassa per il ticket entro il 17 giugno
C’è tempo fino al 17 giugno per versare il ticket sulle interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato avvenute nei periodi di paga da gennaio a marzo 2013

C’è tempo fino al 17 giugno per versare il ticket sulle interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato avvenute nei periodi di paga da gennaio a marzo 2013.
Secondo le indicazioni della circolare Inps n. 44/2013, infatti, il contributo – introdotto dalla legge n. 92/2012 per finanziare l’ASpI, in aggiunta a quello ordinario e a quello addizionale sui rapporti non a tempo indeterminato – è entrato a regime dal mese di aprile.

Il perimetro del bonus. L’intervento della legge di stabilità 2012 (legge n. 228/2012) ha corretto la versione originaria della disposizione (articolo 2, commi 31 e seguenti della legge n. 92/2012), facendo scattare il contributo solo per le causali di recesso che, in linea teorica, darebbero diritto all’ASpI per il lavoratore, indipendentemente dal requisito contributivo.
Questo significa che il ticket è dovuto anche quando il lavoratore, pur trovandosi tra i potenziali beneficiari della nuova indennità di disoccupazione, non può vantare l’accredito contributivo sufficiente a percepire il sussidio.
Nel testo normativo prima in vigore, il contributo era comunque dovuto: rientravano nel suo perimetro i recessi conseguenti alle risoluzioni consensuali, anche se questa fattispecie di recesso non dà diritto all’ASpI (fatte salve le risoluzioni avvenute in seno alle procedure di conciliazione preventiva presso le Dtl, in base all’articolo 7 della legge 604/1966).
Sono quindi escluse dal ticket le dimissioni, a eccezione di quelle avvenute per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità; le risoluzioni consensuali (salvo specifiche casistiche); il decesso del lavoratore; gli esodi di lavoratori “anziani” avvenuti secondo le disposizioni della riforma, anche riferiti ai dirigenti.
Per un periodo transitorio restano fuori anche i licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi appalti, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, e le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato nelle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura cantiere (fino al 31 dicembre 2015); i licenziamenti collettivi (fino al 31 dicembre 2016).
Nonostante questi aggiustamenti, il quadro che si presenta ai datori di lavoro è ancora frastagliato di criticità, soprattutto perché il versamento del ticket scatta anche per alcune causali non propriamente derivanti dalle scelte imprenditoriali: si pensi alle interruzioni dei rapporti di apprendistato – diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore – avvenute al termine dei periodo di formazione (articolo 2, comma 1, lettera m) del D.lgs n. 167/2011) perché il datore non ritiene di “qualificare” l’apprendista; al licenziamento per giusta causa, conseguente ad una “lesione” del rapporto; alle dimissioni durante il periodo tutelato di maternità.

Il calcolo del contributo. Anche il metodo illustrato dall’Inps per calcolare il contributo desta qualche perplessità: mentre l’istituto individua l’anzianità aziendale del lavoratore in proporzione al numero di mesi di durata del rapporto di lavoro, per frazioni di mese superiori a 15 giorni, la norma prevede invece il versamento del 41% del massimale mensile di ASpI «per ogni dodici mesi di anzianità». Dal tenore letterale, il contributo non sarebbe quindi dovuto, ad esempio, in presenza di un’anzianità pari a 11 mesi. La contribuzione da versare è pari a 483,80 euro, data dal 41% del massimale mensile di ASpI (per il 2013 pari a 1.180 euro) ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Per i dipendenti con 36 mesi di anzianità aziendale e oltre, l’importo massimo da versare è sempre di 1.451 euro (483,80 euro x 3). Il contributo è dovuto in ugual misura, a prescindere dal tipo di rapporto cessato (full-time o part-time). Nel caso di rapporto inferiore all’anno, il ticket va rideterminato in proporzione al numero di mesi di durata della prestazione.
Sarebbe auspicabile un ripensamento anche sui criteri di conteggio del contributo nelle ipotesi di recesso dai contratti part-time (l’Inps non ha fatto alcun distinguo rispetto ai lavoratori full-time), per i quali vige solitamente il criterio di computo in proporzione all’orario di lavoro. Così come andrebbe chiarito il calcolo per i contratti di lavoro a chiamata. Per quest’ultimo tipo di contratti, si ritiene che il ticket debba essere escluso con riferimento alle interruzioni dei rapporti a tempo indeterminato instaurati prima del 18 luglio 2012, ma incompatibili con le regole della legge n. 92/2012 e quindi destinati a cessare per legge entro il 18 luglio 2013: in queste ipotesi si tratta appunto di una condotta imposta dalla legge e non di un recesso di iniziativa diretta del datore di lavoro.

Nessuna distinzione per i rapporti part-time. La gestione del ticket sui licenziamenti deve tenere conto di alcune particolarità. Intanto, il contributo – secondo l’Inps – è slegato dalla prestazione individuale, essendo dovuto nella stessa misura, indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato: in pratica, il datore di lavoro deve pagare lo stesso contributo, sia nel caso che l’interruzione del rapporto riguardi un lavoratore part-time (che lavora, ad esempio, un’ora la settimana) sia per un dipendente che presta 40 ore settimanali.
A incidere sul calcolo del ticket è invece la durata del rapporto di lavoro: l’Inps ha specificato che – per le frazioni di lavoro sotto 12 mesi – il contributo va determinato in proporzione al numero di mesi di durata effettiva del contratto, considerando come mese intero quello in cui la prestazione lavorativa è avvenuta per almeno 15 giorni. Se, per esempio, un lavoratore è stato alle dipendenze di un’azienda con un rapporto a tempo indeterminato per nove mesi, l’importo da versare nel 2013 è di 362,85 euro (483,80 euro diviso 12 mesi e moltiplicato per nove mesi di lavoro).
Per il calcolo dell’anzianità aziendale, la norma precisa che si devono includere tutti i periodi di lavoro a tempo indeterminato, mentre quelli a tempo determinato vanno computati solo se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se ha avuto luogo la restituzione del contributo addizionale ASpI dell’1,40%: nell’ipotesi di un lavoratore assunto il 2 agosto 2012, con contratto a termine di sei mesi, trasformato a tempo indeterminato il 2 febbraio 2013, e poi licenziato il 31 marzo 2013, l’anzianità aziendale, ai fini del calcolo del contributo, è di otto mesi e l’importo che il datore di lavoro deve versare è di 322,53 euro (483,80 : 12 x 8).
Restano esclusi i periodi di congedo straordinario fruiti dal lavoratore per assistere persone con disabilità grave (comma 5, dell’articolo 42, del decreto legislativo 151/2001).
Infine, il ticket non è dovuto – fino al 31 dicembre 2016 – nei casi in cui è previsto l’attuale contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità (articolo 5, comma 4, della legge 223/91): dal 2017, per i licenziamenti collettivi, dovrà invece essere versato il nuovo contributo (massimo 1,23 volte il massimale ASpI). L’importo dovrà invece essere moltiplicato per tre volte se manca l’accordo sindacale (massimo 3,69 mensilità di massimale ASpI).
Il nuovo regime sarà comunque favorevole al datore di lavoro perché il ticket è inferiore al «contributo d’ingresso» vigente, che è invece pari a sei volte il trattamento iniziale di mobilità spettante al lavoratore se il licenziamento è avvenuto dopo un programma di Cassa integrazione straordinaria, nove volte nelle ipotesi di licenziamenti collettivi fuori dalle procedure Cigs. In entrambi i casi il contributo è ridotto a tre mensilità in presenza di accordo sindacale.

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