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Tassa di concessione sui telefonini, per la Cassazione «è dovuta»

Tassa di concessione sui telefonini, per la Cassazione «è dovuta»
Secondo il procuratore generale il tributo è legittimo anche alla luce della legge sul rientro dei capitali. Il ricorso nato dall’iniziativa di alcuni Comuni veneti che ne mettevano in dubbio la legittimità. Nelle prossime settimane la decisione della suprema Corte

La tassa per la concessione governativa sugli abbonamenti dei telefonini, che genera ogni anno per le casse dello Stato circa 800 milioni, è dovuta. La decisione è stata annunciata dal Procuratore generale della Corte di Cassazione durante la discussione del ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di sette commissioni tributarie del Veneto, che avevano definito questa tassa illegittima.

La questione, comunque, era stata già risolta in via interpretativa nel decreto legge sul rientro dei capitali, che equiparando i servizi radiomobili terrestri alle stazioni radioelettriche, aveva definito questa tassa pienamente legittima. A spingere la Cassazione per l’accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, è stata infatti la constatazione che il quadro normativo era stato già risolto dal decreto in questione, che non lascia più spazio ad interpretazioni. La tassa in questione ammonta a 5,16 euro al mese sugli abbonamenti delle persone fisiche e 12,91 euro su quelli delle imprese, oneri non indifferenti dato che le tariffe degli abbonamenti si sono ridotte notevolmente, grazie alla concorrenza nel settore.

Proprio sul ruolo giocato dalla norma interpretativa si è soffermata la difesa dei Comuni rappresentati dall’avvocato dell’Anci, Amerigo Penta: “Se l’articolo 160 del Codice delle comunicazioni elettroniche fosse stato autosufficiente per il pagamento della tassa sulla base della disciplina generale delle tasse di concessione, non ci sarebbe stato bisogno della norma interpretativa per colmare il vuoto. In più, essendo quella in questione una tassa e non un’imposta, manca l’attività amministrativa che possa giustificarla. Il legislatore cerca di estendere la disciplina del telefonino a quella prevista per gli impianti radioelettrici, ma la norma interpretativa non basta. Per raggiungere questo scopo, il legislatore avrebbe dovuto abrogare l’attuale corpo normativo che prevede per i cellulari solo l’apposizione della certificazione di conformità CE da parte del produttore, introducendo una differente disciplina normativa che (ri)disponga un’attività amministrativa di controllo da parte dello Stato“.

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