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Taglio sui tagli? fiato sospeso per i Patronati

Taglio sui tagli? fiato sospeso per i Patronati
Il network di sportelli legato ai sindacati ha visto calare la scure della legge di Stabilità, con un taglio dei contributi agli sportelli di 150 milioni di euro, il 35% del totale (430 milioni di euro)

Il pericolo peggiore, il taglio dei fondi, sembra almeno in parte scampato, ma per la rete dei Patronati italiani si prospetta una profonda ristrutturazione. Il network di sportelli legato ai sindacati che offre ai cittadini servizi di assistenza per la previdenza, tutela in caso di infortuni o malattie e consulenze in campo sociale, ha visto calare la scure della legge di Stabilità. Questa, nella versione licenziata dal Consiglio dei Ministri, prevede infatti un taglio dei contributi agli sportelli di 150 milioni di euro, il 35% del totale (430 milioni di euro).

Un colpo che porterebbe alla cancellazione di cinquemila posti di lavoro. Ma non solo. La rete dei Patronati (i quattro principali – Inas Cisl, Inca Cgil, Adi e Ital Uil – sono riuniti nel coordinamento Centro patronati Cepa) ha calcolato che se lo Stato dovesse farsi carico dei servizi «tagliati», soprattutto tramite l’Inps e l’Inail, a fronte di risparmi dei trasferimenti di «soli» 150 milioni dovrebbe aprire e gestire circa seimila nuovi uffici, aumentare i propri organici di oltre cinquemila persone e sborsare 229 milioni. Un’incongruenza che a questo punto sembra evidente anche al Governo, mentre i Patronati si sono schierati compatti raccogliendo in pochi giorni oltre mezzo milione di firme per bloccare la proposta. Tra Camera e Senato, attraverso gli emendamenti dei parlamentari, ci si aspetta quindi che i tagli vengano ridimensionati.

Ai Patronati si chiede comunque uno sforzo di revisione delle strutture: troppo nutrita la pattuglia di una trentina di sigle e troppi sono considerati pure i 22mila uffici o recapiti sul territorio, il doppio degli sportelli postali. «Razionalizzazione» e «spending review» saranno così parole d’ordine anche per questa categoria, in quello che, allo stesso Ministero del Lavoro, ci si augura sia solo «un percorso di riorganizzazione». Sperando che a rimetterci non siano i cittadini.

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