Diritto

Successione nell’appalto: no agli sgravi contributivi in assenza di incremento occupazionale

La Corte di Cassazione precisa le condizioni di fruizione degli sgravi contributivi ex lege n. 448/2001 per i nuovi assunti, con riferimento alle maestranze dell’impresa aggiudicataria di appalto, ivi passate da precedente appaltatore sulla base delle disposizioni contrattuali collettive e dei capitolati di appalto
La Corte di Cassazione precisa le condizioni di fruizione degli sgravi contributivi ex lege n. 448/2001 per i nuovi assunti, con riferimento alle maestranze dell’impresa aggiudicataria di appalto, ivi passate da precedente appaltatore sulla base delle disposizioni contrattuali collettive e dei capitolati di appalto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11379 del 22 maggio 2014, precisa le condizioni di fruizione degli sgravi contributivi ex lege n. 448/2001 per i nuovi assunti, con riferimento alle maestranze dell’impresa aggiudicataria di appalto, ivi passate da precedente appaltatore sulla base delle disposizioni contrattuali collettive e dei capitolati di appalto.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato l’impugnazione proposta da una ditta avverso la sentenza del Tribunale che le aveva respinto l’opposizione alla cartella di pagamento notificatale dalla SESIT Puglia S.p.A. per il recupero del credito contributivo vantato nei suoi confronti dall’Inps per l’importo di € 246.256,48 a titolo di sgravi non dovuti.

Ha spiegato la Corte che correttamente il Tribunale aveva accertato l’insussistenza del diritto della ricorrente ai pretesi sgravi contributivi, non avendo la medesima dimostrato l’esistenza del requisito richiesto dell’effettivo incremento occupazionale all’interno della sua impresa, in quanto nella fattispecie si era avuto solo il passaggio di mano d’opera dalla precedente azienda aggiudicataria dell’appalto degli stessi lavori pubblici per i quali l’appellante aveva ricevuto incarico dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Nel ricorso per cassazione, la ditta censura, per quanto quì di interesse, la decisione nella parte in cui i giudici d’appello hanno ritenuto non reale l’incremento occupazionale per il personale assunto, avendolo considerato come già occupato nella stessa attività di appalto pubblico espletata dalla precedente impresa. Al riguardo il ricorrente si duole di tale decisione facendo osservare che si trattava di personale che era stato alle dipendenze di un’impresa diversa e che era rimasta incontestata la circostanza per la quale la nuova società aggiudicataria non era controllata dalla precedente, nè era ad essa collegata, per cui non vi era continuità in tali rapporti di lavoro atta a far supporre l’esistenza di un intento elusivo della norma. Ne consegue, secondo la ricorrente, che non poteva negarsi che si era avuta assunzione di nuovo personale attraverso il reclutamento di quello licenziato dalla precedente impresa aggiudicataria dell’appalto, ragione per la quale era giustificata la richiesta di fruizione del relativo sgravio contributivo, in quanto connesso all’assunzione di personale rimasto privo di occupazione dopo il licenziamento.

Inoltre, secondo una corretta interpretazione della normativa, la Corte avrebbe dovuto applicare il metodo di calcolo dell’incremento occupazionale al netto delle diminuzioni operate anche per le imprese controllate o riconducibili ad altra impresa, ivi comprese quelle operanti nello svolgimento degli appalti pubblici. Pertanto, secondo tale tesi difensiva, la Corte d’Appello avrebbe violato i canoni legali di interpretazione nel momento in cui ha ritenuto, ai fini della verifica dell’incremento della base occupazionale riguardante ipotesi di appalto o concessione di opere o servizi pubblici, che il personale assunto non dovesse essere stato già occupato nella stessa attività al 31 dicembre dell’anno precedente in altra impresa, nonostante che nella fattispecie non fosse esistito alcun collegamento tra la precedente impresa aggiudicataria dell’appalto e quella nuova che aveva proceduto all’assunzione del personale licenziato dalla prima.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Suprema Corte respinge il ricorso presentato dalla ditta. Com’è noto la legge 23 dicembre 1998, n. 448, contenente misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo, prevedeva all’art. 3 incentivi per le imprese ed in particolare, al quinto comma, stabiliva che per i nuovi assunti negli anni 1999, 2000 e 2001 ad incremento delle unità effettivamente occupate al 31 dicembre 1998, a tutti i datori di lavoro privati ed agli enti pubblici economici, operanti nelle regioni Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna era riconosciuto lo sgravio contributivo in misura totale dei contributi dovuti all’Istituto nazionale della previdenza sociale, per un periodo di tre anni dalla data di assunzione del singolo lavoratore, sulle retribuzioni assoggettate a contribuzione per il Fondo pensioni lavoratori dipendenti.
La stessa norma aggiungeva che il beneficio si intendeva riconosciuto anche alle società cooperative di lavoro, relativamente ai nuovi soci lavoratori con i quali venisse instaurato un rapporto di lavoro assimilabile a quello di lavoratori dipendenti e che nelle regioni Abruzzo e Molise tali disposizioni si applicavano limitatamente ai nuovi assunti nell’anno 1999.
Il successivo sesto comma dello stesso art. 3 stabiliva una serie di condizioni, tra le quali quella di cui alla lettera d) sull’incremento occupazionale sopra esaminata, per l’accesso alle suddette agevolazioni.
In particolare, quest’ultima disposizione prevedeva nella sua parte finale che in caso di affidamento da parte di amministrazioni pubbliche di servizi o di opere in concessione o appalto, l’incremento della base occupazionale dovesse essere considerato al netto del personale comunque già occupato nelle medesime attività al 31 dicembre dell’anno precedente.
Infine, l’art. 44, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (legge finanziaria 2002) previde, ai fini del riconoscimento degli sgravi per i nuovi assunti entro l’anno 2002 nelle suddette regioni del meridione, la proroga del regime introdotto con l’art. 3, comma 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448.

Così riassunto il percorso normativo riguardante gli sgravi contributivi in questione, è agevole osservare che le finalità perseguite dal legislatore erano quelle di incrementare effettivamente l’occupazione al fine di sostenere le imprese operanti nel Mezzogiorno e di favorire lo sviluppo di quelle zone, per cui i benefici in esame venivano riconosciuti alle aziende che, operando nei territori individuati dalla norma citata, avessero portato ad un effettivo incremento dell’occupazione.
Tali essendo le finalità della summenzionata normativa è evidente che ai fini della fruizione dei predetti sgravi occorreva la prova della effettiva creazione di nuovi posti di lavoro in eccedenza rispetto a quelli esistenti ad una certa data, per cui non potevano ricorrere i presupposti per il riconoscimento del beneficio ove l’impresa, senza creare alcun posto di lavoro, si fosse limitata a succedere nei rapporti lavorativi, non a rischio, di un’altra azienda.

Né può aver rilievo, ad avviso della Corte, il richiamo operato dalla ditta alla circostanza che il personale assunto, già alle dipendenze della precedente impresa prima del licenziamento, non fosse più occupato, atteso che si assiste, in tal caso, all’attuazione di un semplice sistema rotativo dello stesso personale tra due imprese, a discapito dell’ingresso nella nuova impresa, aggiudicataria degli stessi lavori pubblici ed interessata al conseguimento degli sgravi contributivi, di nuovi lavoratori, operazione, quest’ultima, che avrebbe rappresentato il vero mezzo per la realizzazione dell’incremento della base occupazionale voluto dal legislatore attraverso il preciso riferimento, di cui alla lettera d) del citato art. 3, comma 6, della legge n. 448/1998, al concetto di incremento al netto del personale comunque già occupato nelle medesime attività al 31 dicembre dell’anno precedente.

Da tale preciso riferimento normativo discende la logica conseguenza, considerata in modo attento dalla Corte di merito, che non poteva tenersi conto, ai fini del calcolo del suddetto incremento, del personale già occupato nelle stesse attività al 31 dicembre dell’anno precedente.
Pertanto, la Suprema Corte condivide la decisione dei giudici d’appello laddove i medesimi hanno adeguatamente motivato, sulla base delle risultanze documentali e testimoniali, in merito all’accertata insussistenza del requisito dell’effettivo incremento occupazionale ai fini del preteso sgravio contributivo, essendo stato ben posto in rilievo che i nuovi lavoratori assunti erano, in realtà, quelli che avevano svolto la stessa attività fino a tre giorni prima alle dipendenze della precedente impresa aggiudicataria dell’appalto pubblico della quale non rappresentavano più la forza lavoro, a nulla potendo rilevare la diversità delle imprese.

Per questi motivi, la Corte rigetta il ricorso della ditta.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 11379/2014

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