Lavoro

Studi in società al via in cinque mosse

È l'ora del debutto per le società tra professionisti. Fra due settimane, infatti, da lunedì 22 aprile, sarà possibile dare vita alle nuove Stp
È l’ora del debutto per le società tra professionisti. Fra due settimane, infatti, da lunedì 22 aprile, sarà possibile dare vita alle nuove Stp

È l’ora del debutto per le società tra professionisti. Fra due settimane, infatti, da lunedì 22 aprile, sarà possibile dare vita alle nuove Stp. È l’effetto dell’entrata in vigore del decreto n. 34 dell’8 febbraio 2013, emanato dal ministro della Giustizia, di concerto con lo Sviluppo economico e pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 81 di sabato 6 aprile. Si completa così – almeno per quel che riguarda i tasselli civilistici – il mosaico delle Stp. Si tratta di uno strumento delineato dalla legge di stabilità del 2012 (la 183 del 2011), che solo ora, a distanza di quasi un anno e mezzo, trova le disposizioni attuative.

Le nuove Stp si affiancano agli altri modelli societari già a disposizione dei professionisti che vogliono esercitare l’attività in comune. Strutture di settore e non troppo gettonate. A partire dalle società tra avvocati: tenute a battesimo dal decreto legislativo n. 96 del 2001 e costituite come società in nome collettivo (in attesa del restyling con l’apertura alle società di capitali previsto dalla riforma forense) erano, secondo i dati raccolti dal registro delle imprese da Unioncamere-Infocamere, 114 a fine 2012.
Mentre le società di ingegneria (società di capitali o cooperative regolate dal Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo n. 163 del 2006) iscritte all’ente previdenziale Inarcassa erano 5.712 a fine 2012 (5.333 Srl, 220 Spa e 159 consorzi e coop).

Queste compagini non spariscono con il debutto delle Stp, come anche le associazioni professionali, che sono la forma tipica dell’esercizio “aggregato” dell’attività professionale.
Per i professionisti, quindi, è tempo di valutare se conviene o no aprire una Stp. Un’opzione che, per i più giovani, può essere vagliata al momento di avviare l’attività. Mentre i professionisti già “strutturati” in uno studio devono decidere se e come trasformare la loro organizzazione. Le variabili da considerare sono molte: dalle valutazioni sui soci a quelle su forma e oggetto sociale, con la possibilità di costituire società aperte a professionisti diversi, fino all’esame delle alternative alla Stp.

In particolare, devono essere pesati opportunità e limiti delle nuove società. Queste strutture, infatti, possono essere costituite come società di persone, ma anche come società di capitali o cooperative. E tra i soci, a fianco dei professionisti, possono entrare anche gli investitori. Aperture che però la legge ha vincolato: prevedendo, in primo luogo, che il capitale sociale debba restare in mano ai professionisti per i due terzi e stabilendo, inoltre, che ciascun socio possa partecipare a una sola società. Si tratta, in realtà, di limiti che già suscitano perplessità.
Per Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri e coordinatore del Pat, la sigla che riunisce le professioni tecniche, «sarebbe necessario abbattere il “paletto” della partecipazione a una sola società. È un vincolo – spiega – fissato dalla legge di stabilità un anno e mezzo fa, ma nel frattempo il mondo è cambiato. Oggi, di fronte alla crisi mondiale e al mercato sempre più aggressivo, dobbiamo rendere più competitive le professioni».

Bisogna considerare, inoltre, i nodi – rilevanti – che restano da sciogliere. Infatti, il regolamento non affronta la questione del regime fiscale e previdenziale da applicare alle Stp. Il punto è centrale: perché se, da un lato, il reddito prodotto dalla società dovrebbe essere qualificato come reddito d’impresa, dall’altro lato i professionisti spingono perché sia identificato come reddito professionale.
Come andrà il debutto delle Stp? «Non ci aspettiamo la corsa alla creazione di nuove società – osserva Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e del Cup – perché i professionisti hanno bisogno di studiare le nuove disposizioni e metabolizzarle prima di usarle. I primi risultati si vedranno tra un paio di mesi». «Ora la vera sfida – le fa eco il presidente del Consiglio nazionale degli architetti Leopoldo Freyrie – è promuovere le nuove Stp».

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