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Studi di settore 2012: redditi a 50mila euro per i professionisti

Studi di settore 2012: redditi a 50mila euro per i professionisti
Tra i contribuenti destinatari degli studi di settore, nel 2012, sono stati i professionisti a dichiarare mediamente il reddito più alto

Tra i contribuenti destinatari degli studi di settore, nel 2012, sono stati i professionisti a dichiarare mediamente il reddito più alto (circa 50mila euro). Le dichiarazioni Iva sono state, invece, circa cinque milioni e meno di 980mila quelle presentate dalle società di persone. In entrambi i casi, la crisi (oltre alle opzioni per il regime dei minimi) ha infatti ridotto la platea di riferimento.
Sono questi alcuni degli elementi più significativi relativi all’anno d’imposta 2011 resi noti ieri dal Dipartimento delle Finanze che ha pubblicato le statistiche relative appunto a dichiarazioni Iva, società di persone e partite Iva (persone fisiche), nonchè i dati comunicati ai fini degli studi di settore e agli atti del registro e delle successioni.

L’applicazione degli studi di settore nel 2011 ha riguardato 3,4 milioni di contribuenti (per il 63% persone fisiche), con un calo dello 0,8% rispetto all’anno precedente, dovuto solo in parte alla crescita del 7% delle adesioni al regime dei minimi (sostituito dal 1° gennaio 2012 dal regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità). La stagnazione economica ha inciso sul numero dei soggetti attivi nei comparti manifatturiero (-11.500 pari a -3,3%) e del commercio (-7.900 pari a -1,1%). Il reddito totale dichiarato è stato pari a 106,2 miliardi con un andamento positivo (+1,3%). Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 28.000 euro per le persone fisiche (+2,4% rispetto al 2010), 38.400 euro per le società di persone (+2,2%) e 32.000 euro per le società di capitali ed enti (+1,3%). Il reddito medio dichiarato più elevato (pari a 49.900 euro, +0,8%) si è registrato nel settore delle attività professionali, seguito dal settore delle attività manifatturiere (32.800 euro, +12%), dei servizi (27.300 euro, +1,6%), mentre il reddito medio dichiarato più basso si è registrato nel commercio (20.000 euro, -1,9%).
Il Dipartimento delle finanze ha messo in evidenza poi come tra i livelli di reddito medio dei soggetti congrui e non congrui ci siano differenze elevate: escludendo i soggetti di minori dimensioni, si passa da un reddito medio di 44.200 euro per i soggetti congrui ad una perdita media di 2.300 euro per quelli non congrui.

Sono state presentate poco più di cinque milioni di dichiarazioni Iva (-1%). Dal confronto con l’anno d’imposta 2010 emerge come sia il volume d’affari complessivo (3.241 miliardi) che gli acquisti ed importazioni (2.639 miliardi) hanno registrato un incremento rispettivamente del 4,4% e del 5,4%. La ripresa del volume d’affari (+136 miliardi di euro) è attribuibile principalmente ai settori energetico (+70 miliardi di euro) e del commercio (+30 miliardi di euro). Dal 17 settembre 2011, dopo circa 14 anni, l’aliquota ordinaria è passata dal 20% al 21% (Dl 138/2011) interessando un quinto delle operazioni imponibili. Nel 2011 le compensazioni orizzontali relative a crediti Iva risultanti dalle dichiarazioni 2010 (10,6 miliardi di euro) hanno fatto registrare una riduzione di circa 6 miliardi rispetto all’anno precedente, confermando l’efficacia antielusiva delle nuove regole per compensare i crediti Iva nel modello F24. L’Iva per cassa è stata utilizzata, infine, solo da 16mila contribuenti per un imponibile di 235 milioni.

Per quanto riguarda le società di persone nel 2012 hanno presentato 976.896 (-1,6%) dichiarazioni. Il reddito medio è stato di 41.690 euro. Tra vari i settori economici, il Dipartimento evidenzia l’incremento del reddito nel settore manifatturiero (+1,5% rispetto al 2010) e nel settore “alloggio e ristorazione” (+3,9%), mentre il commercio ha subito una contrazione (-3,8%) e il settore delle costruzioni continua a registrare cali (-7,6%). L’attività produttiva non ha recuperato i livello pre-crisi.
A partire dal 2011 è stata poi introdotta l’Ace, che permette la deduzione dal reddito d’impresa del rendimento figurativo del capitale proprio, fissato al 3% nei primi tre anni di applicazione della normativa 2011-2013. I dati al momento disponibili riguardano i soli soggetti Irpef.
Tra questi circa 230.000 persone fisiche hanno usufruito dell’agevolazione per un ammontare di circa 890 milioni di euro dedotti dal reddito, di cui 720 milioni provenienti da partecipazioni in società di persone e 170 milioni da coloro che svolgono direttamente l’attività d’impresa. Le società di persone che hanno utilizzato il bonus sono più di 80.000.

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