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Stipendi d’oro, tagli a magistrati e diplomatici

Stipendi d’oro, tagli a magistrati e diplomatici
Un taglio progressivo degli stipendi dei dirigenti pubblici superiori a 70-90mila euro lordi annui con ulteriori restrizioni differenziate a seconda dei comparti. A cominciare dal corpo diplomatico e dalla magistratura

Stavolta non sfuggiranno nemmeno loro. O almeno questa è l’intenzione del Governo. Il taglio agli stipendi e il tetto degli emolumenti per i dirigenti riguarderà anche magistrati e diplomatici, due categorie che sono riuscite a dribblare le precedenti misure sulle retribuzioni e che sono in testa ai guadagni della Pubblica Amministrazione.

Secondo i dati pubblicati dalla ricerca del Forum Pa, lo stipendio medio nella magistratura è di 131 mila euro, il più alto tra i dipendenti pubblici. Quello delle feluche viene subito dopo: 92 mila euro lordi l’anno. Per capire quanto siano elevati gli emolumenti, basta considerare che i lavoratori della Presidenza del consiglio dei ministri, generalmente considerati ben retribuiti, sono nei loro compensi medi di circa 60 mila euro lordi molto distanti dai guadagni di magistrati e diplomatici.

Ma non sarà semplice applicare il taglio anche a queste due categorie che, almeno secondo quanto indicato nella spending review di Carlo Cottarelli, dovrebbe essere tra l’8 e il 12% insieme ad un tetto massimo di 250 mila euro (come quello del presidente della Repubblica) in modo da ottenere complessivamente risparmi per le case pubbliche di 500 milioni di euro. Soprattutto ridurre gli stipendi ai magistrati potrebbe essere un’operazione complessa. Il rischio che il Governo corre è di infrangersi contro lo scoglio della Corte Costituzionale.

La Consulta ha già in passato bocciato misure più blande che riguardavano gli stipendi delle toghe, come il blocco degli scatti, considerato dai supremi giudici incostituzionale perché in grado di mettere a rischio la loro autonomia. E proprio i giudici della Consulta e quelli della Cassazione potrebbero finire invece nelle maglie del tetto dei 250 mila euro. Il primo presidente della Corte di Cassazione, per esempio, guadagna circa 311 mila euro.

Per quanto riguarda le feluche, invece, il piano del Governo sarebbe quello di legare i loro emolumenti non più alla persona, ma alla sede diplomatica nella quale prestano servizio. Insomma, l’ambasciatore di Pechino dovrebbe guadagnare di più di quello di Tunisi.

Intanto non si placano le polemiche innestate dalle parole dell’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, che ha detto senza mezzi termini di essere pronto a lasciare la guida della società pubblica nel caso in cui il suo stipendio da 850 mila euro lordi l’anno venisse tagliato. A rispondere a Moretti è stato il Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi.

«Credo che se un manager ha voglia di andare via è libero di trovare sul mercato chi lo assume a uno stipendio maggiore», ha detto Lupi. «Moretti», ha aggiunto ancora il Ministro, «è un manager efficiente del nostro Stato, ha dimostrato di avere lavorato bene ma se il padrone, lo Stato, decide che rispetto a quello stipendio bisogna dare un segnale anche nella direzione dei cittadini, perché circa 50 mila euro al mese non mi sembrano oggettivamente pochi, giustamente siamo in un mercato libero e credo che se Moretti ha altre offerte, se vuole andare alle ferrovie tedesche, lo può fare tranquillamente».

Anche Susanna Camusso, numero uno della Cgil si è schierata a favore di un tetto agli stipendi dei manager. Anche dal Pd non sono mancate critiche al manager delle Ferrovie: «Pensi ai pendolari», ha detto l’europarlamentare Guido Milana. Guadagna meno di Michele Santoro (come lo stesso Moretti ha sottolineato in una intervista)? Paragone «improponibile», ha commentato il parlamentare della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.

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