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Sport dilettantistico: i chiarimenti su pagamenti e versamenti

Sport dilettantistico: i chiarimenti su pagamenti e versamenti
Con decorrenza dal 1° gennaio 2015, la violazione degli obblighi di tracciabilità comporterà conseguenze per l’associazione sportiva, ma non anche per gli atleti e gli sponsor

Con la risoluzione n. 45/E del 6 maggio 2015, l’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso – ha fornito importanti istruzioni e chiarimenti sull’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti delle Associazioni sportive dilettantistiche.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate sottolinea come nei diversi gradi di giudizio pendano controversie concernenti la violazione da parte della Associazioni sportive dilettantistiche (ASD) dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e versamenti previsto dall’art. 25, comma 5, della legge 13 maggio 1999, n. 133
e l’applicazione del regime sanzionatorio di cui all’art. 4, comma 3, del decreto del Ministro delle finanze 26 novembre 1999, n. 473.

Le associazioni sportive dilettantistiche, fino al 31 dicembre 2014, erano soggette all’obbligo di tracciabilità dei pagamenti effettuati e versamenti ricevuti, di importo pari o superiore a 516,46 euro. A decorrere dal 1° gennaio 2015 la soglia oltre la quale vige l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti e/o versamenti è stata innalzata a 1.000,00 euro.

A seguito della violazione di detto obbligo gli uffici, oltre a disconoscere in capo all’ASD i benefici di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, procedono, ai sensi del citato art. 4, comma 3:

  • nel caso di pagamenti effettuati dall’ASD nei confronti degli atleti e dirigenti sportivi, al disconoscimento in capo ai suddetti soggetti del beneficio dell’esenzione dall’IRPEF previsto dall’art. 69, comma 23, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, per i compensi, fino all’importo di 7.500,00 euro, corrisposti agli stessi dall’associazione;
  • nel caso di somme percepite dall’ASD (a titolo di sponsorizzazione), al disconoscimento della deducibilità del relativo costo in capo al soggetto erogante.

In giudizio i contribuenti contestano la vigenza del comma 3 dell’art. 4 del D.M. n. 473 del 1999 a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 37 della legge 21 novembre 2000, n. 342 e, quindi, la legittimità della pretesa impositiva.

Nella risoluzione in esame, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’art. 69, comma 2, del TUIR prevede che “le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell’art. 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro (…)”.

Conseguentemente, per l’Agenzia, i compensi erogati dalle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI – che costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. m), del medesimo TUIR – non concorrono alla formazione del reddito del percipiente fino all’importo di 7.500 euro.

Considerata la nuova formulazione dell’art. 25, comma 5, l’Agenzia ritiene, quindi, che la disposizione dell’art. 4, comma 3, del D.M. n. 473 del 1999 non sia più applicabile e che, pertanto, in caso di inosservanza dell’obbligo della tracciabilità, non sia più possibile procedere al disconoscimento della deducibilità dei costi in capo ai soggetti eroganti, né del regime di esenzione dall’Irpef per i percipienti delle somme corrisposte dall’ASD.

Per completezza l’Agenzia delle Entrate rileva che, in caso di erogazioni liberali alle ASD, resta ferma la regola (valevole in via generale per tutte le tipologie di erogazioni liberali agevolate, come chiarito con risoluzione 3 agosto 2009, n. 199/E) della necessaria tracciabilità del versamento (a prescindere dall’importo) per poter usufruire del beneficio fiscale riconosciuto.

Agenzia delle Entrate – Risoluzione N. 45/E/2015

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