Diritto

Spetta al Fisco l’onere di provare il disegno “abusivo” configurato dal contribuente

Spetta al Fisco l'onere di provare il disegno "abusivo" configurato dal contribuente
E’ onere dell’amministrazione finanziaria spiegare le ragioni per cui l’operazione censurata al contribuente sia stata effettuata solo per vantaggi fiscali

L’onere di provare il disegno “abusivo” configurato dal contribuente è a carico dell’amministrazione. In altre parole, l’ufficio deve spiegare le ragioni per cui l’operazione censurata sia stata effettuata solo per vantaggi fiscali.
Di contro, rimane a carico del contribuente l’onere di motivare la scelta operata: dovrà quindi dimostrare perché altri negozi giuridici non avrebbero condotto al medesimo risultato. In sede difensiva, quindi, sarà necessario riuscire ad argomentare i diversi effetti giuridici dei possibili negozi alternativi a quello scelto.

La Cassazione, con sentenza n. 21390/2012 ha ritenuto che la cessione delle quote di una società, che possiede un terreno edificabile, in luogo di una fusione per incorporazione, più onerosa sotto il profilo fiscale, non è abuso del diritto.
Entrambe le operazioni avrebbero apparentemente condotto al «trasferimento del terreno da un proprietario ad un altro», ma i giudici sono giunti alla conclusione che i due atti non possono essere considerati fungibili tra loro, date le diverse responsabilità cui sarebbe stata sottoposta la società nel caso di fusione.
In linea di massima, potrebbe essere questa una strategia difensiva da adottare: dimostrare che le alternative in realtà concretizzano situazioni differenti sotto altri profili. Pertanto, nonostante il fine raggiunto possa apparire sostanzialmente il medesimo, responsabilità, tempi di procedura, costi (non solo fiscali) possono determinare il vantaggio economico che ha condotto a una scelta piuttosto che a un’altra.

Occorre poi tener presente che secondo la Cassazione, anche in assenza di specifica contestazione da parte dell’amministrazione finanziaria, l’abuso del diritto è rilevabile anche autonomamente dal giudice. Tale convinzione è radicata nel potere di qualificare la fattispecie demandata alla sua cognizione, a prescindere dalle allegazioni delle parti in causa. Da ciò consegue che non è impedito al giudicante di operare una diversa qualificazione giuridica degli atti che hanno dato luogo alla pretesa fiscale, compresa la possibilità di operare d’ufficio, ove ritenuto opportuno. Qualora sia il giudice a rilevare d’ufficio la sussistenza di un’operazione potenzialmente “abusiva” egli ha l’obbligo di indicarla al contribuente, per consentirgli un’adeguata difesa (Cassazione, sentenza n. 17949/2012).
In caso contrario, al contribuente potrebbe risultare preclusa la possibilità di fornire le giustificazioni in base alle quali ha adottato i negozi giuridici ritenuti elusivi. Sarà quindi compito del giudice assegnare alle parti un termine congruo al fine di fornire le osservazioni sulla questione prospettata d’ufficio.

L’articolo 101 del codice di procedura civile prevede, infatti, che se il giudice intende porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d’ufficio, riserva la decisione assegnando alle parti a pena di nullità un termine non inferiore a 20 e non superiore a 40 giorni per il deposito in cancelleria di memorie concernenti osservazioni sulla questione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 21390/2012

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