Diritto

Spetta al contribuente provare l’effettiva esistenza delle operazioni

Spetta al contribuente provare l’effettiva esistenza delle operazioni
È onere del contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni della cui fatturazione si discute la deducibilità, qualora tale esistenza venga contestata dall’Ufficio con concreti elementi indiziari

È onere del contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni della cui fatturazione si discute la deducibilità, qualora tale esistenza venga contestata dall’Ufficio con concreti elementi indiziari. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8798 del 15 aprile 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dal contenzioso instaurato da una società contribuente con l’Agenzia delle Entrate; in particolare, la società ricorre contro l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la CTR ha annullato un avviso di accertamento relativo ai redditi 1999 con cui si riprendevano a tassazione, quali costi indeducibili, gli importi relativi a fatture emesse nei confronti della contribuente per operazioni ritenute dall’Ufficio inesistenti.

La Commissione tributaria regionale ha motivato la propria decisione richiamando preliminarmente una precedente sentenza della Cassazione intervenuta tra le parti, che aveva annullato una sentenza di appello in altro giudizio avente ad oggetto la deducibilità di una fattura diversa da quelle di cui si discuteva nel giudizio in esame. La Corte d’Appello riferisce che nella menzionata sentenza la Cassazione – dopo aver enunciato il principio che è onere del contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni della cui fatturazione si discute la deducibilità, qualora tale esistenza venga contestata dall’Ufficio con concreti elementi indiziari – avrebbe affermato che in quel caso “l’ufficio avrebbe rappresentato elementi indiziari significativi a sostegno della fittizietà dell’operazione mentre il contribuente non avrebbe provato in modo sufficiente l’esistenza non solo cartacea della transazione”.

Sulla scorta di tale premessa, nella sentenza d’appello si afferma: “quanto motivato dalla Corte di Cassazione per la fattura [omissis] si estende chiaramente anche per le altre fatture per le quali sussistono significativi elementi indiziari rappresentati dall’ufficio e non idonei elementi probatori forniti dal contribuente per ritenere esistenti le operazioni di cui all’avviso di rettifica”; cosicché, secondo la Commissione Tributaria Regionale, “l’affermazione del Supremo Collegio sul piano del diritto e di fatto non consente spazi interpretativi e non resta che uniformarsi a quanto deciso dalla Corte”.
In particolare, la società contribuente censura la sentenza ritenendola erronea in diritto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Cassazione ha accolto il ricorso, osservando che, proprio in applicazione del principio di diritto (costante nella giurisprudenza della Cassazione) per il quale è onere del contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni della cui fatturazione si discute la deducibilità, qualora tale esistenza venga contestata dall’Ufficio con concreti elementi indiziari – la CTR avrebbe dovuto esplicitare quali fossero, e perché fossero significativi, gli elementi indiziari rappresentati dall’Ufficio a dimostrazione dell’insussistenza delle operazioni fatturate di cui si discute nel giudizio in questione, nonché quali fossero, e perché fossero privi di concludenza, i contrapposti elementi probatori forniti dal contribuente a sostegno dell’esistenza di tali operazioni.

La CTR, invece, non ha assolto a tale onere motivazionale.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza, in quanto, secondo il principio affermato dalla Cassazione, grava sul contribuente l’onere di provare la fittizietà di componenti positivi che, ove direttamente afferenti a spese o ad altri componenti negativi relativi a beni e servizi non effettivamente scambiati o prestati, non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica, entro i limiti dell’ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese o altri componenti negativi.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 8798/2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *