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Spesometro: quali operazioni inserire nella comunicazione (e quali no)

Spesometro: quali operazioni inserire nella comunicazione (e quali no)
L’impresa deve comunicare al fisco le operazioni 2012 rilevanti a fini Iva con obbligo di fattura

Lo spesometro incombe sulle imprese italiane. Il termine ultimo per comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate scade il prossimo 30 aprile e intanto si attende che la stessa Agenzia pubblichi le modalità di invio della comunicazione, ancora sconosciute nonostante manchino poco più di due settimane alla data. Una proroga è quasi certa, tuttavia nel frattempo è meglio conoscere tutti gli aspetti di uno strumento che se da un lato ha legittime ed utili finalità anti-evasione, dall’altro va maneggiato con cura e precisione per evitare spiacevoli sorprese.

Ciò vale soprattutto dopo che il Decreto semplificazioni dello scorso marzo (Dl 2 marzo 2012, n. 16, convertito con la Legge 26 aprile 2012, n. 44) ha rimodulato lo spesometro in modo piuttosto incisivo. In soldoni per il 2012-2013 esso somiglia molto ad una versione aggiornata del vecchio elenco clienti e fornitori e pur risultando più agile per le imprese – ma solo perchè non effettuano in un anno molte operazioni – è certamente più restrittivo per tutti.

Com’è noto, dopo le modifiche apportate dal Governo Monti lo spesometro prevede che l’impresa comunichi al fisco le operazioni 2012 rilevanti a fini Iva con obbligo di fattura. Quelle senza obbligo di fattura vanno comunicate solo se superano la soglia dei 3.600 euro Iva inclusa.

Quali operazioni vanno comunicate. Oltre a quanto appena detto, ecco alcune specifiche operazioni che devono essere inserite nella comunicazione:

  • beni in Leasing (per i soggetti utilizzatori), mentre i prestatori del contratto di leasing trasmettono un loro specifico modello;
  • fatture ricevute dai contribuenti minimi;
  • cessioni gratuite oggetto di autofattura;
  • fatture cointestate (da ognuno degli intestatari);
  • vendite per corrispondenza;
  • operazioni in applicazione del regime Iva del margine (se di importo non inferiore a 3.600 euro);
  • operazioni realizzate a mezzo di spedizioni internazionali, al netto degli importi esclusi.

Quali operazioni NON vanno comunicate. Di seguito invece alcune operazioni che non necessitano di essere inserite nella comunicazione:

  • operazioni finanziarie esenti dall’Iva secondo quando stabilito dall’art.10 Dpr n. 633/72;
  • operazioni intra Ue;
  • operazioni finanziarie fra operatori finanziari che hanno come fine il regolamento contabile;
  • importazioni ed esportazioni come prescritto dall’art. 8 c. 1 lett. a) e b) del Dpr n. 633/72;
  • operazioni finanziarie effettuate fra società assicurative;
  • operazioni relative alle cessioni di beni o alle prestazioni di servizi rese e ricevute nei confronti dei Paesi Black List.

Pagamenti con carta di credito. I pagamenti di beni e servizi effettuati elettronicamente (carta di credito, debito, prepagata) da soggetti passivi Iva non vanno comunicati. Ciò vale però solo per i pagamenti nei confronti di privati (extra Ue e See) e a patto che l’operatore finanziario che ha emesso la carta di credito sia soggetto all’obbligo di comunicazione e risieda sul territorio nazionale.

Esoneri. I contribuenti che usufruiscono del regime agevolato di cui all’art.27 c. da 1 a 3 del Dl 98/2012 (c.d. contribuenti minimi) e i soggetti di cui all’art.34 c. 6 del Dpr n. 633/72 non hanno l’obbligo di comunicazione.

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