Diritto

Spese per pubblicità deducibili anche dove l’impresa non è presente

In tema di inerenza delle spese di pubblicità, non sussiste un legame territoriale tra l’offerta pubblicitaria e l’area geografica in cui l’impresa svolge la propria attività
In tema di inerenza delle spese di pubblicità, non sussiste un legame territoriale tra l’offerta pubblicitaria e l’area geografica in cui l’impresa svolge la propria attività

La pubblicità da tempo non svolge più un ruolo puramente informativo limitato alla notizia dell’esistenza di un prodotto già introdotto sul mercato, poiché lo sviluppo della produzione industriale di massa ha fatto assumere al messaggio pubblicitario la funzione di sensibilizzare preventivamente l’interesse dei consumatori verso beni o servizi ancora non offerti concretamente: un tal tipo di spesa deve perciò essere qualificata come inerente all’esercizio d’impresa anche quando sia sostenuta prima ancora che l’offerta del bene o del servizio pubblicizzato si sia in concreto realizzata. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3770 del 25 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso proposto da una società avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in parziale accoglimento dell’appello dell’Ufficio, ha affermato la legittimità dell’avviso di accertamento elevato per IRPEG ed IRAP relative all’anno 2002 limitatamente ad alcune delle riprese a tassazione effettuate.

In particolare, per quanto qui interessa, il giudice d’appello ha ritenuto fondato il gravame in relazione alla mancanza di inerenza di una parte delle spese pubblicitarie sostenute congiuntamente ad altra società del gruppo anche in zone dove non era presente la contribuente. Ad avviso della Corte territoriale, la ripartizione di tali spese tra le due società in base al fatturato di ciascuna nell’anno 2001 (secondo gli accordi contrattuali) sarebbe legittima solo per quelle aree geografiche che hanno registrato la presenza di entrambe le società e non di una sola di esse .

Nel ricorso per cassazione, la società formula il quesito “se (…) le spese pubblicitarie per la divulgazione del marchio aziendale in aree in cui, non essendo presente alcun punto vendita, i prodotti pubblicizzati non sono ancora commercializzati, debbano essere considerate inerenti all’esercizio dell’impresa e, pertanto, deducibili”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dalla società. Sul punto, ribadiscono gli Ermellini che la pubblicità da tempo non svolge più un ruolo puramente informativo limitato alla notizia dell’esistenza di un prodotto già introdotto sul mercato, poiché lo sviluppo della produzione industriale di massa ha fatto assumere al messaggio pubblicitario la funzione di sensibilizzare preventivamente l’interesse dei consumatori verso beni o servizi ancora non offerti concretamente: un tal tipo di spesa deve perciò essere qualificata come inerente all’esercizio d’impresa anche quando sia sostenuta prima ancora che l’offerta del bene o del servizio pubblicizzato si sia in concreto realizzata (Cass. nn. 14350 del 1999, 6502 del 2000).

In conclusione, ciò porta a dover escludere che, nell’attuale mercato “globalizzato”, ai fini della sussistenza del requisito dell’inerenza delle spese di pubblicità debba sussistere un legame territoriale tra l’offerta pubblicitaria e l’area geografica in cui l’impresa svolge la propria attività.

La pubblicità da tempo non svolge più un ruolo puramente informativo limitato alla notizia dell’esistenza di un prodotto già introdotto sul mercato, poiché lo sviluppo della produzione industriale di massa ha fatto assumere al messaggio pubblicitario la funzione di sensibilizzare preventivamente l’interesse dei consumatori verso beni o servizi ancora non offerti concretamente: un tal tipo di spesa deve perciò essere qualificata come inerente all’esercizio d’impresa anche quando sia sostenuta prima ancora che l’offerta del bene o del servizio pubblicizzato si sia in concreto realizzata.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 3770/2015

Potrebbe anche interessarti: Illegittimo l’accertamento per antieconomicità fondato sulle spese di sponsorizzazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *