Diritto

Spese di giudizio da riferire a specifici aspetti della controversia

Spese di giudizio da riferire a specifici aspetti della controversia
In tema di spese del giudizio, la Commissione Tributaria non può procedere – in caso di soccombenza di una delle parti – alla loro compensazione facendo generico richiamo ai giusti e fondati motivi ma deve motivare su specifici aspetti della controversia

In tema di spese giudiziali, le “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, in presenza delle quali il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio non possono essere tratte dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato né dalle particolari disposizioni processuali che lo regolano, ma devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9716 del 12 maggio 2016.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTP di Chieti ha accolto il ricorso presentato da una società contro un avviso di accertamento per IRPEF anno 2005, ed all’esito dell’esame delle questioni controverse ha disposto la compensazione delle spese di lite, dopo avere così argomentato: “ravvisa che sussistono giusti e fondati motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio”.

LA CTR di L’Aquila – respingendo l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate – ha confermato la statuizione di prime cure.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, dolendosi del fatto che il giudice del merito avesse compensato le spese di giudizio sulla scorta del semplice richiamo a “giusti e fondati motivi”, perciò con motivazione di stile e sostanzialmente tautologica.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla società. Invero, la Suprema Corte ha già avuto modo di affermare e ribadire che “In tema di spese giudiziali, le “gravi ed eccezionali ragioni“, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, in presenza delle quali, ai sensi dell’art. 92, secondo comma, cod. proc. civ. (nel testo introdotto dall’art. 2 della legge 28 dicembre 2005, n. 263), il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio non possono essere tratte dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato né dalle particolari disposizioni processuali che lo regolano, ma devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa” (in applicazione del principio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata che aveva dichiarato compensate le spese in un giudizio di opposizione avverso l’irrogazione di sanzione amministrativa, sul presupposto della limitata attività difensiva della parte, correlata alla natura della controversia).

Poiché nel provvedimento impugnato non aveva trovato rilievo alcuno – ai fini della compensazione – il fatto processuale controverso ma una generica considerazione di motivi che a detto fatto non erano in alcun modo correlati, e perciò un argomento inidoneo a costituire oggetto del controllo che compete alla Corte di Cassazione, ne consegue l’accoglimento del ricorso, con rimessione della lite al giudice del merito affinchè rinnovi l’apprezzamento in ordine alla questione relativa alla regolazione delle spese di lite ed alla loro liquidazione.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9716/2016

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