Lavoro

Speciale linee guida sui tirocini

La Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province Autonome ha reso pubblico l'Accordo con il quale il 24 gennaio 2013 ha adottato le
La Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province Autonome ha reso pubblico l’Accordo con il quale il 24 gennaio 2013 ha adottato le “Linee-guida in materia di tirocini”

La Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province Autonome ha reso pubblico l’Accordo con il quale il 24 gennaio 2013 ha adottato le Linee-guida in materia di tirocini, dando attuazione a quanto stabilito dalla Riforma del mercato del lavoro.

La Legge 92/2012, entrata in vigore il 18 luglio 2012, infatti, aveva previsto l’introduzione di linee guida, finalizzate a stabilire degli standard minimi uniformi in tutta Italia e a evitare un uso distorto e illegittimo dell’istituto.

Una volta portato a termine l’iter legislativo che darà efficacia di legge al documento, le Regioni e le Province autonome sono tenute ad adeguare la propria normativa agli standard minimi entro sei mesi dalla data dell’Accordo.

L’Accordo assume particolare rilevanza dopo che la Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo (in quanto la regolamentazione statale invade la competenza regionale in materia di tirocini) il D.L. 138/2011, convertito con modifiche nella Legge 148/2011, che aveva previsto che i tirocini formativi e di orientamento c.d. “non curriculari” non possano avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese e che gli stessi possano essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati o neolaureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio.

Il tirocinio è definito una misura di politica attiva consistente in un orientamento al lavoro e formazione, pur non configurandosi come un rapporto di lavoro, finalizzato all’arricchimento delle conoscenze, all’acquisizione di competenze professionali ed all’inserimento e reinserimento lavorativo.

Le tipologie di tirocini previste nelle linee-guida sono:

  1. tirocini formativi e di orientamento, svolti da soggetti che abbiano conseguito un titolo entro e non oltre i 12 mesi, finalizzati ad agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nella transizione scuola lavoro. Non potranno durare più di sei mesi;
  2. tirocini di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, finalizzati a percorsi di recupero occupazionale a favore di inoccupati e disoccupati, anche in mobilità, nonché a beneficiari di ammortizzatori sociali sulla base di specifici accordi in attuazione di politiche attive del lavoro. Non potranno durare più di 12 mesi;
  3. tirocini di orientamento e formazione oppure di inserimento/reinserimento in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo politico o titolari di protezione internazionale. I tirocini in favore di persone svantaggiate non potranno durare più di 12 mesi, mentre I tirocini in favore di soggetti disabili possono avere una durata complessiva di 24 mesi, tenendo presente che le Regioni e le province autonome potranno disciplinare misure di agevolazione e deroghe alla durata e ripetibilità.

Nei limiti di durata indicati, i periodi di tirocinio possono essere prorogati e, in caso di maternità o malattia pari o superiore ad 1/3 del tirocinio possono essere sospesi e la sospensione non concorre al computo della durata massima.

Gli standard minimi previsti dalle linee-guida si applicano anche a tutti quegli interventi ed iniziative che, a diverso titolo denominati, abbiano le medesime finalità e caratteristiche.

Le Linee guida non si applicano ai:

  • tirocini curriculari promossi dalle università o dalle scuole, o comunque non soggetti alle comunicazioni obbligatorie in quanto svolti all’interno di un percorso formale di istruzione o formazione;
  • tirocini finalizzati allo svolgimento della pratica professionale ed all’accesso alle professioni ordinistiche;
  • tirocini transnazionali realizzati nell’ambito di specifici programmi europei (LLP);
  • tirocini per soggetti extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso;
  • tirocini estivi.

Le Linee-guida si muovono nel contesto del documento di lavoro “Un quadro per la qualità dei tirocini”, adottato dalla Commissione Europea il 18 aprile del 2012, che ha individuato nel tirocinio lo strumento fondamentale per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, nonché nel contesto dell’Accordo Stato Regioni che ha dato luogo alle “Linee guida per la formazione nel 2010” e dettano principi e criteri minimi, anche nel caso in cui il soggetto ospitante sia una Pubblica Amministrazione.

Nell’attesa della pubblicazione ufficiale delle linee-guida e soprattutto dei successivi adeguamenti da parte delle Regioni e Province autonome, la materia dei tirocini rimane regolata dalle rispettive normative regionali e in via residuale dall’art. 18 della L. 196/97.

I tirocini si attivano mediante una Convenzione stipulata tra i soggetti promotori, pubblici e privati, ed i soggetti ospitanti, che può riguardare anche diverse tipologie di tirocini ed alla quale va allegato il piano formativo individuale di ciascun tirocinante.

Il piano dovrà contenere:

  • l’anagrafica dei tre soggetti che sottoscrivono il documento (promotore, ospitante e tirocinante), con indicazione dei referenti per il progetto formativo;
  • gli elementi descrittivi del tirocinio quali la tipologia del tirocinio, il settore dell’azienda ospitante, l’area professionale di riferimento secondo la classificazione Istat, la sede, gli estremi delle assicurazioni obbligatorie, durata e periodo di svolgimento del tirocinio ed importo dell’indennità corrisposta al tirocinante;
  • le specifiche del progetto formativo quali la figura professionale di riferimento secondo il repertorio delle professioni così come definito ai sensi della Riforma del mercato del lavoro (L. 92/2012), le attività affidate al tirocinante, le modalità e gli obiettivi del tirocinio, nonché le competenze che si intendono acquisire al termine del medesimo;
  • diritti e doveri di ciascuno dei soggetti coinvolti.

Spetta alla normativa regionale fissare il numero di tirocini attivabile contemporaneamente da parte dell’azienda ospitante.

Per limitare gli abusi e riqualificare l’istituto, sono stati posti alcuni divieti nell’attivazione del tirocinio.

E’ vietato:

  • attivare tirocini per lo svolgimento di attività lavorative ritenute a bassa specializzazione che non necessitano di una azione formativa;
  • assumere tirocinanti per sostituire lavoratori assenti a causa di malattia, congedi parentali, ferie ed altro, così pure per sopperire a temporanee esigenze di organico in determinati periodi di particolare intensità di lavoro;
  • realizzare per il soggetto ospitante più di un tirocinio con il medesimo tirocinante, il quale non può essere utilizzato per attività che non siano coerenti con gli obiettivi formativi del tirocinio stesso;
  • ospitare tirocinanti per aziende che abbiano effettuato licenziamenti nei 12 mesi precedenti l’attivazione del tirocinio (o che abbiano in corso procedure di cassa integrazione per attività equivalenti a quelle del tirocinio).

Le linee-guida per l’attivazione di tirocini prevedono la descrizione della modalità di attuazione del tirocinio con specifico riferimento ai compiti e ruoli di ciascuno dei soggetti stipulanti la Convenzione (promotore, ospitante e tirocinante).

Il soggetto promotore nomina un referente o tutor per la stesura del progetto formativo e il monitoraggio delle attività; anche il soggetto ospitante nomina un tutor per favorire l’inserimento del tirocinante e predisporre la documentazione relativa all’apprendimento.

I due tutor collaborano per definire le condizioni organizzative e didattiche, monitorare lo stato di avanzamento del percorso formativo, garantire l’attestazione dell’attività svolta.

Le competenze e i risultati raggiunti dal tirocinante sono registrati sul libretto formativo che dovrà attestare le competenze professionali conseguite secondo gli standard del repertorio delle professioni, tenendo presente che il tirocinante dovrà aver partecipato ad almeno il 70% della durata del progetto formativo.

Al tirocinante è garantita la copertura assicurativa contro gli infortuni (Inail) e per responsabilità per danni verso terzi. Gli oneri delle garanzie assicurative possono essere anche a carico delle Regioni e province autonome.

Pur non costituendo un rapporto lavorativo, i tirocini disciplinati nelle linee-guida sono soggetti all’obbligo di comunicazione obbligatoria da parte del soggetto ospitante.

Al fine di evitare un uso distorto del tirocinio è previsto il riconoscimento di una indennità minima per le attività svolte dal tirocinante, non inferiore a 300 euro lordi mensili che le Regioni possono elevare nella messa a punto delle norme regionali.

Nel caso non venga corrisposta l’indennità scatteranno le sanzioni di legge indicate dalla Legge 92/2012 (multa da un minimo di mille a un massimo di sei mila euro).

Le Regioni e Province autonome individuano i soggetti pubblici e privati, autorizzati o accreditati, che possono promuovere i tirocini e tra questi rientrano (ferma restando la facoltà della legislazione regionale di modificare o integrare):

  • le università e le scuole superiori (pubbliche e private) abilitate al rilascio di titoli di studio con valore legale;
  • i servizi per l’impiego e le agenzie regionali per il lavoro;
  • i centri pubblici di formazione professionale e/o orientamento;
  • le comunità terapeutiche e cooperative sociali, servizi di inserimento lavorativo per disabili, istituzioni formative private non a scopo di lucro, sulla base di specifica autorizzazione regionale;
  • i soggetti autorizzati alla intermediazione dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi del D. Lgs. 276/2003.

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può promuovere, nel rispetto della normativa nazionale e regionale, speciali programmi e sperimentazione, anche per il tramite dei propri enti.

Le linee-guida individuano la generalità dei soggetti pubblici e privati che possono ospitare i tirocinanti. Rientrano tra questi soggetti coloro che hanno regolarmente e preventivamente attuato le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D. Lgs. 81/2008) ed in materia di collocamento obbligatorio (L. 68/99), nonchè coloro che non abbiano proceduto ad effettuare licenziamenti, ad esclusione dei soli licenziamenti per giusta causa e che non abbiano in essere sospensioni o riduzioni di orario lavorativo a causa di procedure di cassa integrazione con riguardo a lavoratori dipendenti impegnati, nella medesima unità operativa, in attività ritenute equivalenti a quelle previste per lo svolgimento del tirocinio.

In assenza della normativa regionale che fissa il numero di tirocini attivabile contemporaneamente dall’azienda ospitante, si prevede che il numero sia stabilito in proporzione alle dimensioni dell’azienda:

  • le imprese fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato possono avere un solo tirocinante;
  • quelle tra 6 e 20 dipendenti due tirocinanti contemporaneamente;
  • per le imprese più grandi si specifica che si possono attivare tirocini in misura non superiore al 10% dei dipendenti a tempo indeterminato.

Sono esclusi da tali limiti i tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo politico o titolari di protezione internazionale.

In caso di soggetto ospitante multi localizzato il tirocinio è regolato dalla normativa della Regione o della Provincia Autonoma nel cui territorio il tirocinio è realizzato (e non, come prima previsto, la normativa della Regione ove il soggetto ospitante ha sede legale).

L’applicazione della disciplina risultante dalle linee-guida è sottoposto al monitoraggio da parte delle amministrazioni titolarianche attraverso le comunicazioni obbligatorie, mentre, ferme restando le competenze statali in materia di vigilanza, controllo ispettivo e disciplina sanzionatoria le regioni e le Province autonome possono prevedere ulteriori misure di controllo per prevenire forme di abuso e per favorire il conseguimento delle finalità del tirocinio.

 

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