Diritto

Sono nulle le cartelle di pagamento “inammissibilmente generiche”

Sono nulle le cartelle di pagamento "inammissibilmente generiche"
È “inammissibilmente generica” la cartella di pagamento contenente “imprecisioni ed errori tali da non consentire al contribuente la verifica dell’iter logico giuridico seguito dall’Agenzia delle Entrate o dal concessionario della riscossione per determinare l’ammontare dell’imposta”

È “inammissibilmente generica” la cartella di pagamento contenente “imprecisioni ed errori tali da non consentire al contribuente la verifica dell’iter logico giuridico seguito dall’Agenzia delle Entrate o dal concessionario della riscossione per determinare l’ammontare dell’imposta”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1952 del 4 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato ex art. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973, mediante la quale l’Agenzia delle Entrate aveva proceduto alla rettifica della liquidazione operata su modello 770/2001 dal sostituto di imposta per redditi soggetti a tassazione separata.

Con ricorso notificato in data 22 giugno 2005 il contribuente eccepiva la nullità della cartella per carenza di motivazione sotto più profili:

  1. poichè non risultava con certezza l’organo che aveva materialmente operato il pagamento;
  2. poichè non venivano esplicitati i criteri in base ai quali era stata applicata l’aliquota media del 34,24%, peraltro ai redditi non del biennio precedente, ma a quegli degli anni 1996-1997;
  3. poichè l’Ufficio era incorso in decadenza del termine per l’iscrizione a ruolo, dal momento che il termine per l’esecutività del ruolo era scaduto il 31 dicembre 2003, ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera a), del D.P.R. n. 602/1973, laddove la cartella riportava quale data di esecutività del ruolo il 23 marzo 2005.

La CTP di Novara accoglieva il ricorso e tale decisione veniva confermata dalla CTR Piemonte. Entrambi i giudici di merito convenivano nel ritenere sfornita di adeguata motivazione – pertanto nulla – la cartella di pagamento poiché:

  1. nel caso di specie aveva assunto anche una funzione impositiva, in quanto dal controllo ex art. 36-bis erano state iscritte a ruolo imposte in misura superiore rispetto a quella dichiarate e liquidate;
  2. non si evincevano con certezza chi fossero stati i sostituti di imposta che avevano proceduto alla presentazione del modello 770/2001, il periodo assoggettato a controllo, le annualità prese a riferimento per il calcolo dell’imposta, l’aliquota e le modalità di calcolo.

L’Ufficio proponeva ricorso per cassazione per violazione di legge (art. 7, legge n. 212/2000 e art. 3, D.P.R. n. 602/1973), in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3) del codice civile.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, i giudici di legittimità hanno ritenuto che la sentenza della CTR non fosse meritevole di essere cassata sub specie di violazione di legge, atteso che è proprio l’art. 7 della legge n. 212/2000, rubricato “Chiarezza e motivazione degli atti” a disporre che “gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione”.

Nel caso di specie, invece, la CTR aveva fondato la propria decisione sulla circostanza che la cartella di pagamento presentava “imprecisioni ed errori tali da non consentire al contribuente la verifica dell’iter logico giuridico seguito dall’Agenzia delle Entrate o dal concessionario della riscossione per determinare l’ammontare dell’imposta”.

I giudici di legittimità hanno pertanto condiviso le statuizioni dei giudici di appello, secondo cui “oltre al dato decisivo dell’errore nell’indicazione delle annualità prese in considerazione per determinare l’aliquota media del biennio precedente, al fine della sua applicabilità ai redditi sottoposti a tassazione separata” anche “l’equivocità della motivazione” della cartella aveva contribuito a renderla “inammissibilmente generica”, nella parte in cui si legge che “i dati sono stati desunti da dati esposti dal sostituto di imposta e/o nel quadro RM del modello unico 2001 o nel quadro F del modello 730/2001” tanto da lasciare al contribuente – “che per molteplici ragioni non potrebbe più avere a disposizione copia o riferimento del modello a suo tempo presentato, nè può essere costretto ad ulteriori attività di ricerca per verificare la pretesa dell’ufficio impositore” – “l’incertezza circa il suo precedente comportamento”.

Pertanto, la Corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso per cassazione formulato sub specie di violazione di legge, ritenendo “fuori misura” la pretesa violazione delle norme implicate, chiarendo che, semmai, il motivo di censura sarebbe dovuto essere formulato nei termini di vizio di motivazione, essendosi “il giudice di secondo grado limitato a descrivere le ragioni per cui ha ritenuto – con una valutazione semmai opinabile e sindacabile sotto il profilo motivazionale – che la cartella de qua non fosse adeguatamente motivata”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 1952/2015

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