Lavoro

Lavoro in affitto a orario minimo: il nuovo “monte ore garantito”

L’ipotesi di rinnovo del Ccnl per i lavoratori somministrati prevede il nuovo meccanismo del “monte ore garantito”, ossia un regime orario che consente all’impresa utilizzatrice di richiedere le prestazioni lavorative del somministrato solo quando sono effettivamente necessarie, riconoscendogli un compenso minimo garantito pari al 25% della retribuzione spettante ai lavoratori a tempo pieno impiegati con medesima qualifica e livello presso l’utilizzatore

L’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo per i lavoratori somministrati siglata l’11 settembre da Assolavoro e dalle organizzazioni sindacali di settore contiene uno strumento di gestione dell’orario di lavoro molto creativo e innovativo, il “monte ore garantito”. Con questa definizione, l’accordo fa riferimento a un regime di orario che consente all’impresa utilizzatrice di richiedere le prestazioni lavorative del somministrato solo quando sono effettivamente necessarie. La somiglianza con il lavoro intermittente, da un lato, e con il part-time, dall’altro, è notevole, ma vi sono elementi di originalità rispetto a queste fattispecie.

Il lavoratore, al momento dell’assunzione, concorda con l’agenzia per il lavoro una fascia orario di disponibilità: sulla base di tale intesa, l’utilizzatore ha il diritto, giorno per giorno, di decidere se chiamare o meno il lavoratore, in funzione delle proprie esigenze organizzative e nel rispetto della fascia e dando un preavviso di almeno 24 ore. Le fasce di disponibilità sono tre: antimeridiana, postmeridiana e serale notturna. A queste se ne può aggiungere un’altra, definita d’intesa tra le parti, per un arco massimo di 6 ore. Il lavoratore è obbligato a rispondere alla chiamata, se questa ricade nella fascia concordata, e può essere sanzionato sul piano disciplinare per l’eventuale assenza ingiustificata (oltre a perdere il diritto alla retribuzione minima per le ore di assenza). Invece, se l’utilizzatore chiede la prestazione fuori dalla fascia minima garantita, il lavoratore non ha alcun obbligo di svolgere l’attività lavorativa.

Il lavoratore coinvolto nel meccanismo ha diritto ad un compenso minimo garantito, pari al 25% della retribuzione spettante ai lavoratori a tempo pieno impiegati con medesima qualifica e livello presso l’utilizzatore. Con questa quota minima, viene coperta l’attività lavorativa corrispondente a un quarto dell’orario di lavoro pieno: se il dipendente supera questo monte ore, ha diritto di vedersi retribuito il lavoro supplementare svolto, secondo la retribuzione oraria normale, senza maggiorazioni. La maggiorazione retributiva è invece dovuta nel caso in cui l’orario di lavoro effettivamente svolto determini il superamento dell’orario normale di lavoro definito dal Ccnl applicato dall’utilizzatore. Il meccanismo è attivabile solo in caso di contratto di somministrazione a termine della durata non inferiore a 3 mesi. L’accordo prevede anche una forma di consolidamento dell’orario: se per almeno 6 mesi viene superata del 20% la quota oraria minima garantita, il monte orario minimo cresce del 10 per cento.

La misura ha carattere sperimentale, tanto che le parti prevedono un monitoraggio semestrale per i primi 18 mesi di vigenza, ma sembra poggiare su basi giuridiche solide. Pur essendo molto flessibile, l’orario di lavoro è collocato dentro griglie predeterminate che consentono – come richiesto dalla giurisprudenza, anche costituzionale, in tema di part-time – al lavoratore di organizzare la propria vita personale.

Questo sistema sarà concretamente utilizzabile solo dopo che le parti stipulanti la bozza di accordo avranno ricevuto l’assenso dei propri iscritti e associati all’intesa e, sulla base di questa ratifica, avranno redatto il testo definitivo del Ccnl. Questo passaggio, se non ci saranno sorprese, dovrebbe completarsi entro la fine di settembre. C’è da sperare che, durante questo periodo, sarà ricomposta la frattura determinatasi con le altre due organizzazioni datoriali (Alleanza Lavoro e Asso Somm), che hanno lamentato il mancato coinvolgimento alla fase finale della trattativa e la poca considerazione delle proprie proposte da parte delle organizzazioni sindacali.

RIEPILOGO

Il monte ore garantito (Mog) per i lavoratori somministrati

L’utilizzatore ha il diritto, giorno per giorno, di decidere se chiamare o meno il lavoratore somministrato, in funzione delle proprie esigenze organizzative e nel rispetto delle fasce di disponibilità, dando un preavviso di almeno 24 ore.

Il lavoratore coinvolto ha diritto a un compenso minimo garantito, pari al 25% della retribuzione spettante ai lavoratori a tempo pieno impiegati con medesima qualifica e livello presso l’utilizzatore.

Il lavoratore al momento dell’assunzione concorda con l’agenzia per il lavoro una fascia orario di disponibilità: antimeridiana, postmeridiana, serale notturna, oppure definita di comune intesa tra le parti, per un arco massimo di 6 ore.

Il lavoratore è obbligato a rispondere alla chiamata, se questa ricade nella fascia concordata, e risponde sul piano disciplinare dell’eventuale assenza ingiustificata (oltre a perdere il diritto alla retribuzione minima per le ore di assenza).

Il lavoratore è libero di rifiutare la prestazione se la richiesta riguarda un orario che non rientra nella fascia predefinita.

Il lavoro svolto oltre la quota minima è pagato come orario supplementare e, al superamento dell’orario normale, straordinario.

Se per almeno 6 mesi viene superata del 20% la quota oraria minima garantita, il monte orario minimo cresce del 10 per cento.

Il meccanismo è attivabile solo in caso di contratto di somministrazione a termine della durata di almeno 3 mesi.

È previsto un monitoraggio semestrale, per i primi 18 mesi, finalizzato a verificare gli effetti della misura.

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