Diritto

Somministrazione di lavoro a termine: condizioni di liceità

Somministrazione di lavoro a termine: condizioni di liceità
Le ragioni che rendono lecito il ricorso al contratto di somministrazione a tempo determinato devono essere indicate per iscritto nel medesimo e devono essere indicate, in quella sede, con un grado di specificazione tale da consentire di verificare se rientrino nella tipologia di ragioni cui è legata la legittimità del contratto e da rendere possibile la verifica della loro effettività

Le ragioni che rendono lecito il ricorso alla somministrazione a termine devono essere indicate per iscritto nel contratto, con un grado di specificazione tale da consentire di verificare se rientrino nella tipologia di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, cui è legata la legittimità del contratto e da rendere possibile la verifica della loro effettività. A stabilire questo principio è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23060 del 30 ottobre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Roma ha rigettato il gravame proposto da un lavoratore avverso la decisione del Tribunale che aveva respinto il ricorso proposto dal predetto inteso ad ottenere, in relazione al contratto di somministrazione a tempo determinato, la declaratoria della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il ripristino del rapporto e la condanna di Poste italiane al risarcimento del danno.

Il contratto di somministrazione, stipulato a tempo determinato per ragioni di carattere produttivo ed organizzativo derivanti dall’aumento delle attività nell’ambito degli uffici postali interessati al Progetto Gestione del Cliente, conteneva le specificazioni richieste e, peraltro, secondo la Corte, doveva considerarsi che nella specie dalla prova testimoniale espletata era emerso che il lavoratore era stato assunto proprio per l’esigenza organizzativa descritta nel contratto di somministrazione, sicché era presente la condizione di coerenza-corrispondenza fra i contratti collegati di somministrazione e di lavoro subordinato. Il committente aveva, invero, giustificato non soltanto il carattere temporaneo dell’utilizzazione del lavoratore, ma anche la scelta di ricorrere alla somministrazione.

Nel ricorso per cassazione, il lavoratore evidenzia come il generico riferimento al “progetto gestione clienti” non potesse assolvere l’obbligo dell’utilizzatore di specificare le ragioni del ricorso al lavoro somministrato, perché il problema è quello di stabilire se le ragioni indicate nel contratto presentino i requisiti richiesti dalla legge.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal lavoratore. La disciplina della somministrazione di lavoro è dettata dal D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 28. Il primo di tali articoli, l’art. 20, intitolato “condizioni di liceità”, definisce il contratto di somministrazione e distingue tra somministrazione a tempo determinato e a tempo indeterminato. Con riferimento alla somministrazione a tempo determinato, le condizioni di liceità sono indicate al comma 4, con questa disposizione: “la somministrazione a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività dell’utilizzatore”. L’articolo successivo, il 21, statuisce che il contratto di somministrazione di manodopera deve essere stipulato in forma scritta e deve contenere una serie di elementi. Tra gli elementi necessari, il punto c) indica “i casi e le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui ai commi 3 e 4 dell’art.20”. Il termine “casi” è riferito al terzo comma concernente la somministrazione a tempo indeterminato, consentita nella casistica delineata ai punti da a) e i) di quel comma. Il termine “ragioni” è riferito al quarto comma, concernente il contratto di somministrazione a tempo determinato, ammesso solo in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.

L’art. 20, comma 4, D.Lgs. n. 276 del 2003 prevede che la somministrazione a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’impresa, introducendo una causale ampia, non legata a specifiche situazioni tipizzate dal legislatore o dal contratto collettivo, per cui si impone più che mai la necessità di una verifica diretta ad accertare, non la temporaneità o la eccezionalità delle esigenze organizzative richieste per la somministrazione a termine (come, invece, previsto espressamente dalla norma transitoria di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 86, comma 3, diretto a mantenere in vita fino alla scadenza le clausole dei contratti collettivi stipulati ai sensi della L. n. 196 del 1997, art. 1), quanto, piuttosto, la effettiva esistenza delle esigenze alle quali si ricollega l’assunzione del singolo dipendente, allo scopo di escludere il rischio di ricorso abusivo a forme sistematiche di sostituzione del personale atte a mascherare situazioni niente affatto rispondenti a quelle contemplate dalla norma di cui al D.Lgs. n. 276 de! 2003, art. 20, comma 4, o se non addirittura il rischio del superamento del limite rappresentato dalla necessità che non siano perseguite finalità elusive delle norme inderogabili di legge o di contratto collettivo atte ad integrare l’ipotesi, sanzionata, della somministrazione fraudolenta.

Come si è visto, la normativa prevede come “condizione di liceità” che il contratto sia stipulato solo in presenza di ragioni rientranti in quelle categorie ed impone di indicarle per iscritto nel contratto a pena di nullità (art. 21, u.c.); inoltre, l’art. 27, comma 3 sancisce che il controllo giudiziale è limitato “all’accertamento della esistenza delle ragioni” (e quindi consiste proprio in tale verifica). La conseguenza di tutto ciò è che tali ragioni devono essere indicate per iscritto nel contratto e devono essere indicate, in quella sede, con un grado di specificazione tale da consentire di verificare se rientrino nella tipologia di ragioni cui è legata la legittimità del contratto e da rendere possibile la verifica della loro effettività. L’indicazione, pertanto, non può essere tautologica, ne’ può essere generica. Non può risolversi in una parafrasi della norma, ma deve esplicitare il collegamento tra la previsione astratta e la situazione concreta.

Nel caso in commento le ragioni del ricorso al lavoro in somministrazione sono state individuate nelle esigenze di carattere produttivo ed organizzativo derivanti dall’aumento delle attività nell’ambito degli uffici postali interessati al Progetto Gestione del Cliente.
In particolare, è stato precisato che la fornitura di cui al contratto “è finalizzata a garantire la fase di lancio ed estensione del progetto attraverso il potenziamento delle strutture organizzative interessate”. Questa indicazione delle ragioni in sede contrattuale è stata valutata dalla giurisprudenza di legittimità sufficientemente specifica. Ne deriva che le esigenze dedotte, non fronteggiabili con il ricorso al normale organico, risultano sicuramente ascrivibili nell’ambito di quelle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore, che consentono, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato e che il riferimento alle stesse ben può costituire valido requisito formale del relativo contratto, ai sensi dell’art 21, comma 1, lett. c, della legge stessa” (Cass. 21 febbraio 2012, n. 2521).

Quanto finora esposto concerne il problema della specificità delle ragioni indicate nel contratto commerciale di somministrazione a spiegazione del ricorso alla somministrazione.
Come si è detto, le ragioni devono essere specificamente indicate e quelle indicate nel contratto in esame possono essere considerate specifiche.
Problema distinto è quello della verifica della sussistenza in concreto di tali ragioni. Potrebbe accadere che le ragioni siano indicate nel contratto in modo specifico e perfettamente confacente a quanto richiesto dalla legge, ma che poi la concreta utilizzazione del lavoratore non abbia alcun collegamento con tali ragioni. Anche sul punto la giurisprudenza di legittimità si è espressa (Cass. 8 maggio 2012, n. 6933).
La verifica della corrispondenza dell’impiego concreto del lavoratore a quanto affermato nel contratto è l’oggetto centrale del controllo giudiziario.

Non vi sarebbe stato bisogno di una norma specifica a tal fine, perché valgono le regole generali dell’ordinamento. Tuttavia, una norma specifica si rinviene nel D.Lgs. n. 276 del 2003 ed è costituita dal terzo comma dall’art. 27. Tale norma precisa che il giudice non può sindacare nel merito le scelte tecniche, organizzative o produttive in ragione delle quali un’impresa ricorre alla somministrazione, ma deve limitare il suo controllo, “all’accertamento delle ragioni che (la) giustificano”, cioè che giustificano il ricorso alla somministrazione. II controllo giudiziario è concentrato quindi nella verifica della effettività di quanto previsto in sede contrattuale.

Nel caso in commento la Corte di Appello di Roma ha effettuato la verifica con riferimento alle ragioni indicate dalla società a spiegazione della necessità di un incremento produttivo temporaneo. La motivazione della sentenza è, tuttavia, ad avviso degli Ermellini, carente, con riferimento ai parametri normativi richiamati, laddove non specifica in qual modo tali ragioni erano da considerare idonee, in mancanza di ogni specificazione con riguardo alla durata dei rapporti contrattuali cui la società ha fatto riferimento, all’impegno richiesto dal progetto in questione, all’organico ordinario ed ai flussi di lavoro riscontati prima, durante e dopo l’assunzione del dipendente.

E le critiche formulate nel ricorso attengono proprio all’esigenza sopra evidenziata di accertamento delle ragioni che giustificano il ricorso alla somministrazione, trovando riscontro nell’omissione di controllo e verifica della effettività di quanto previsto in sede contrattuale, in conformità a quanto previsto dall’art. 27 D.Lgs. n. 276/2003 ed all’orientamento giurisprudenziale di legittimità richiamato.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 23060/2014

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