Lavoro

Somministrazione a termine: come operare sui contratti in corso?

Anche il contratto di somministrazione a tempo determinato diventa “acausale per definizione”. La legge di conversione cancella i primi due periodi dell’art. 20, comma 4, del D.L.vo n. 276/2003 che subordinavano il ricorso a tale tipologia contrattuale alla sussistenza delle ragioni giustificatrici di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, riferibili anche alla ordinaria attività dell’utilizzatore

Anche il contratto di somministrazione a tempo determinato diventa “acausale per definizione”. La legge di conversione cancella i primi due periodi dell’art. 20, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003 che subordinavano il ricorso a tale tipologia contrattuale alla sussistenza delle ragioni giustificatrici di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, riferibili anche alla ordinaria attività dell’utilizzatore.

Acausalità delle somministrazioni a termine
Preliminarmente è utile precisare che nell’ambito della somministrazione, la c.d. acausalità non riguarda il contratto di lavoro tra il somministratore e il lavoratore ma la missione del lavoratore presso l’utilizzatore, che non necessariamente corrisponde al contratto di lavoro tra somministratore e lavoratore.
Con l’entrata in vigore della legge di conversione, dunque, la somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa per una durata non superiore a 36 mesi comprensiva di eventuali proroghe e senza indicazione delle ragioni giustificatrici.
Si ritiene, comunque, che l’apposizione di una causale possa rivelarsi utile quando la stessa si riferisca proprio ai casi di esclusione dal contingentamento contrattuale collettivo, previsto dall’articolo 10, comma 7 del D.Lgs. n. 368/2001, quali ad esempio: avvio di nuove attività per i periodi definiti dai contratti collettivi anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e/o comparti merceologici, ragioni di carattere sostitutivo, o di stagionalità (comprese le attività già previste nell’elenco allegato al D.P.R. n. 1525/1963), intensificazione dell’attività lavorativa in determinati periodi dell’anno, specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi, etc.
E’, inoltre, applicabile la disposizione cui al comma 8 dell’art. 10, in base al quale sono esenti da limitazioni quantitative i contratti non rientranti nelle tipologie di cui al comma 7, di durata non superiore ai sette mesi, compresa la eventuale proroga, ovvero non superiore alla maggiore durata definita dalla contrattazione collettiva con riferimento a situazioni di difficoltà occupazionale per specifiche aree geografiche. Tale esenzione non si applica a singoli contratti stipulati per le durate suddette per lo svolgimento di prestazioni di lavoro che siano identiche a quelle che hanno formato oggetto di altro contratto a termine avente le medesime caratteristiche e scaduto da meno di sei mesi.

Regime transitorio e diritto intertemporale
Con riferimento al contratto di somministrazione acausale, non sembrano porsi questioni di diritto intertemporale atteso che la legge di conversione sostanzialmente non muta quanto già previsto nel D.L. n. 34/2014. Inoltre, la norma che regola la transizione verso la nuova disciplina, fa salvi gli effetti già prodotti dalle disposizioni del Decreto prima della sua conversione in legge.

Resta in vigore il divieto di stipula dei contratti di somministrazione:

  1. per la sostituzione di lavoratori in sciopero;
  2. salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità produttive che abbiano proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli artt. 4 e 24 della legge n. 223/1991, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione, a meno che tale contratto sia stipulato per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti ovvero sia concluso per agevolare lavoratori in mobilità attraverso un contratto di lavoro a termine ex art. 8, comma 2, L. n. 223/1991, ovvero abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi. Salva diversa disposizione degli accordi sindacali, il divieto opera anche presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione;
  3. per le imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi.

Tornando alle novità che hanno interessato il contratto di somministrazione, è necessario precisare che il limite legale del 20% di utilizzazione dell’istituto, previsto per i contratti a tempo determinato, non trova applicazione nel caso dei contratti di somministrazione che continuano ad essere soggetti all’unico limite di contingentamento eventualmente imposto dal contratto collettivo applicato dall’utilizzatore. Si ricorda, tuttavia, che nessun limite potrà essere applicato nelle somministrazioni che interessino lavoratori assunti ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero disoccupati percettori dell’indennità ordinaria di disoccupazione da almeno sei mesi, percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi, “svantaggiati” o “molto svantaggiati”.
Anche in questo caso, i contratti di somministrazione a tempo determinato stipulati anteriormente all’entrata in vigore della legge di conversione continueranno ad avere vita propria fino alla naturale scadenza.

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