Diritto

Società commerciali: IRAP sempre dovuta

Società commerciali: IRAP sempre dovuta
L’attività svolta dalle società commerciali costituisce in ogni caso presupposto d’imposta ai fini IRAP, atteso che l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa d’impresa

L’attività svolta dalle società commerciali costituisce in ogni caso presupposto d’imposta ai fini IRAP, in virtù del fatto che l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa d’impresa. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10600 del 22 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR Marche, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza resa in primo grado in tema di diniego di rimborso dell’IRAP pagata da una società, ha condiviso l’assenza di svolgimento di attività autonomamente organizzata in capo alla contribuente, attinente a servizi professionali e tecnici nel settore edile.
In particolare la Corte territoriale, richiamando la portata delimitativa del perimetro soggettivo di imponibilità ai fini IRAP, conseguente alla sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001, ha ritenuto che l’assenza di organizzazione era elemento da non intendersi in senso assoluto, bensì relativo, da escludere ove fosse riscontrato — come nel caso – un corredo minimale di strumenti senza il quale l’attività professionale o autonoma non sarebbe concepibile, privo com’era di lavoratori dipendenti o collaboratori, con beni minimi.
Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo che la CTR avrebbe erroneamente trascurato la circostanza che l’attività esercitata da società ed enti costituisce in ogni caso presupposto d’imposta, essendo dunque soggetti passivi anche le società in nome collettivo.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini come sia principio focalizzato nella giurisprudenza di legittimità che l'”attività svolta dalle società commerciali costituisce in ogni caso presupposto d’imposta ai sensi del D.Lgs. n. 446/97, art. 2, della cui legittimità non sembra possibile dubitare alla luce di Corte Cost. 2001/156 che, com’è noto, ha ritenuto l’elemento organizzativo connaturato alla nozione stessa d’impresa” (Cass. 25741/2009, 25315/2014). Così come è stato deciso che l’esercizio in forma associata perfino di una professione liberale rientra nell’ipotesi regolata dalla lett. c) del comma 1 dell’art. 3 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 e costituisce quindi, in base alla seconda parte del cit. co. 1 dell’art. 2 del medesimo D.Lgs., presupposto dell’imposta, prescindendosi completamente dal requisito dell’autonoma organizzazione (Cass. 16784/2010; 25313/2014).

Il carattere normativo del requisito impositivo rende pertanto del tutto irrilevante la disamina circa l’autonomia o meno di una organizzazione separata rispetto all’apporto personale dei soci, trattandosi di profilo attinente ad un’indagine di merito incompatibile con la forma lato sensu associata, prescelta dal contribuente che eserciti attività in assetto comunque non individuale, prevedendo la disposizione che l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 10600/2015

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