Diritto

Soci non amministratori: movimenti finanziari imputabili alla società

Soci non amministratori: movimenti finanziari imputabili alla società
L’accesso ai conti intestati formalmente a terzi, le verifiche finalizzate a provare per presunzioni la condotta evasiva e la riferibilità alla società delle somme movimentate sui conti intestati all’amministratore, ai soci o ai loro familiari, ben possono essere giustificati da elementi sintomatici evidenziati dalla peculiare fattispecie, incombendo in ogni caso sulla società la prova che le ingenti somme rinvenute sui conti dell’amministratore, o del di lui coniuge (e socio), non siano allo stesso riferibili

In tema di accertamento IVA relativo a società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 57, secondo comma, nn. 2 e 7, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla medesima società le operazioni ivi riscontrate, tenuto conto della relazione di parentela tra quelli esistente idonea a far presumere, salvo facoltà di provare la diversa origine delle entrate, la sostanziale sovrapposizione degli interessi personali e societari, nonché ad identificare in concreto gli interessi economici perseguiti dalla società con quelli stessi dei soci. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 4152 del 2 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da un ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate avverso una S.r.l. per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Puglia, confermando la sentenza di primo grado, ha annullato un avviso di accertamento ILOR 1996 con cui il reddito della società contribuente (che nel 1996 aveva forma di società in nome collettivo) era stato rettificato sul rilievo di otto assegni bancari emessi dalla ditta del signor A.T. in favore del sig. S.F., all’epoca socio della società.

In particolare, la Commissione Tributaria Regionale ha argomentato la propria decisione sul rilievo che “la ditta T. non era conosciuta tra i clienti della società e gli eventuali rapporti economici intercorsi con il signor F.S. non possono in alcun modo coinvolgere la S.n.c., della quale il signor F.S. era semplicemente socio”; secondo il giudice dell’appello tributario, infatti, “solo i movimenti finanziari relativi al socio amministratore F.R. possono eventualmente coinvolgere la società, mentre quelli risultanti a nome di altri soci, come nel caso di specie il signor F.S., coinvolgono solo gli stessi a titolo personale”.

Contro la sentenza, ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, sostanzialmente censurandola per aver ritenuto inutilizzabili, ai fini dell’accertamento sulla società, le risultanze delle movimentazioni sui conti bancari intestati al socio illimitatamente responsabile S.F.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, l’assunto della sentenza gravata secondo cui ai fini dell’accertamento a carico di una società di persone a base familiare potrebbe darsi rilievo soltanto ai movimenti finanziari relativi al socio amministratore, e non anche a quelli relativi agli altri soci illimitatamente responsabili, è giuridicamente errato, in quanto contrasta con il principio, enunciato nella sentenza n. 6595/13 della Suprema Corte, che “In tema di accertamento IVA relativo a società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 57, secondo comma, nn. 2 e 7, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla medesima società le operazioni ivi riscontrate (nella specie, prelevamenti), tenuto conto della relazione di parentela tra quelli esistente idonea a far presumere, salvo facoltà di provare la diversa origine delle entrate, la sostanziale sovrapposizione degli interessi personali e societari, nonché ad identificare in concreto gli interessi economici perseguiti dalla società con quelli stessi dei soci”.

In linea di fatto, l’argomentazione secondo la quale i movimenti finanziari relativi ai soci diversi dall’amministratore non coinvolgerebbero la società risulta sorretta da una motivazione ritenuta insufficiente, laddove la CTR omette di valutare, secondo gli Ermellini, anche solo per escluderne la fondatezza o la rilevanza, le circostanze che il socio non amministratore si occupava della commercializzazione degli animali vivi per conto della società contribuente; che, come quest’ultima, anche la ditta T. operava nel settore del commercio del bestiame; che non risultava che il signor S.F. esercitasse alcuna attività autonoma alla quale poter ricondurre le movimentazioni finanziarie in questione; che peraltro un’attività imprenditoriale del signor S.F. nel campo del commercio del bestiame sarebbe stata in contrasto col divieto di concorrenza di cui all’art. 2301 c.c.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

In tema di accertamento IVA relativo a società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 57, secondo comma, nn. 2 e 7, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla medesima società le operazioni ivi riscontrate, tenuto conto della relazione di parentela tra quelli esistente idonea a far presumere, salvo facoltà di provare la diversa origine delle entrate, la sostanziale sovrapposizione degli interessi personali e societari, nonché ad identificare in concreto gli interessi economici perseguiti dalla società con quelli stessi dei soci.
Corte di Cassazione – Ordinanza N. 4152/2015

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