Lavoro

Soci di cooperative: retribuzioni in linea con i principali contratti collettivi nazionali

Soci di cooperative: retribuzioni in linea con i principali contratti collettivi nazionali
Al socio lavoratore di società cooperative spetta la corresponsione di un trattamento economico complessivo non inferiore a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentativi a livello nazionale nella categoria. Il Ministero del lavoro, nel diffondere la sentenza della Corte Costituzionale n. 51 del 2015, fa presente l’attività svolta per contrastare il dumping contrattuale nel settore cooperativo e procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l’adozione della diffida accertativa

Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 7068 del 28 aprile 2015, ha reso nota l’importante sentenza della Corte Costituzionale n. 51/2015, resa nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007 (L. 31/2008) nella parte in cui stabilisce che “fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”.

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva evidenzia l’intensa attività ispettiva promossa dal Ministero del Lavoro e, in generale, l’attività svolta per contrastare il dumping contrattuale nel settore cooperativo, in particolare attraverso le circolari del 9 novembre 2010, del 6 marzo 2012 e del 1° giugno 2012 che – in caso di applicazione da parte della cooperativa di un diverso CCNL rispetto a quello stipulato fra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale di categoria – chiedono al personale ispettivo di procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l’adozione della diffida accertativa.

In tema di società cooperative (…) al socio lavoratore subordinato spetta la corresponsione di un trattamento economico complessivo (ossia concernente la retribuzione base e le altre voci retributive) comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine, la cui applicabilità, quanto ai minimi contrattuali, non è condizionata dall’entrata in vigore del regolamento previsto dall’art. 6, della legge n. 142 del 2001, che, destinato a disciplinare, essenzialmente, le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci e ad indicare le norme, anche collettive, applicabili, non può contenere disposizioni derogatorie di minor favore rispetto alle previsioni collettive di categoria.
Corte Costituzionale – Sentenza N. 51/2015

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