Diritto

Skype, è reato entrare nel profilo della moglie senza autorizzazione

Accesso abusivo al sistema informatico e violazione della corrispondenza per il marito che si era introdotto nel profilo della moglie e aveva stampato le chat
Accesso abusivo al sistema informatico e violazione della corrispondenza per il marito che si era introdotto nel profilo della moglie e aveva stampato le chat

Attenzione a entrare nei profili del proprio partner. Se non siete stati autorizzate rischiate di commettere un illecito perseguibile penalmente. Anzi un doppio illecito: il delitto di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico (articolo 615-ter del Codice penale) e il delitto di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (articolo 616 del Codice penale). È quanto emerge da un’ordinanza del Gip Enrico Manzi presso il Tribunale di Milano.

La vicenda ha riguardato un marito che si era introdotto nel profilo Skype della moglie e aveva stampato le conversazioni e le foto a contenuto hot con un altro uomo per poi inserirle tra i documenti della separazione in corso. Al di là del contenuto delle chat e delle foto, il Gip si sofferma sulle modalità di accesso al programma di messaggistica. Per stampare le chat, «egli ha necessariamente utilizzato la password della moglie». Ma come ha potuto procurarsele? L’aver intercettato le chiavi di accesso da un altro computer, l’installazione di uno spyware o l’utilizzo di altre tecnologie intrusive «oltre ad essere veramente inquietanti, sono tutte estremamente più gravi per l’indagato – si legge nell’ordinanza – e comunque non sono, allo stato, provate». Né si può escludere che la moglie abbia registrato la password e che l’indagato abbia approfittato di tale scelta. «Resta però indubbio – precisa la pronuncia – che l’indagato è entrato nel sistema contro la volontà anche solo tacita della titolare dell’account». Il Gip ritiene che non sia credibile visti i rapporti con i coniugi che avesse libero accesso consentito alle reciproche corrispondenze via Internet. «In ogni caso, fin dall’atto della querela, la parte offesa ha dichiarato esplicitamente di non avere mai autorizzato il marito a entrare nel suo profilo Skype».

C’è poi anche la violazione della corrispondenza. «La chat è una moderna forma di corrispondenza – ricorda il Gip – in cui i due interlocutori dialogano attraverso messaggi che possono essere ricevuti immediatamente o conosciuti al momento di accedere all’account». Inoltre la comunicazione resta registrata nell’account e chi vi accede abusivamente può prendere atto delle comunicazioni destinate a rimanere private.

Ordinanza del Tribunale di Milano

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